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LE MASCHERINE MADE IN ITALY SONO L’ENNESIMA BALLA CHE CI RACCONTANO: la burocrazia impedisce alle aziende di produrle a norma!

Francesco Galietti per ”Italia Oggi

Una delle misure più sbandierate del decreto Cura Italia si rivela un amaro bluff. Si tratta dell’articolo 15, rubricato «Disposizioni straordinarie per la produzione di mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale». Per agevolare la produzione domestica di mascherine, il Governo ha sì scelto di derogare l’accreditamento CE.

LA BUROCRAZIA CI UCCIDE (NEL VERO SENSO DELLA PAROLA) – PENSATE CHE ORA SIA FACILE PRODURRE MASCHERINE IN ITALIA? NO! LO STATO HA DEROGATO ALL’OBBLIGO DI ACCREDITAMENTO ”CE” MA NON ALLE NORMATIVE ISO: I MATERIALI TASSATIVAMENTE PRESCRITTI IN ITALIA SI TROVANO POCO, E VENGONO INVECE PRODOTTI MASSICCIAMENTE IN CINA. QUINDI SIAMO COMUNQUE ALLA MERCÉ DI PECHINO

Non ha tuttavia concesso ai produttori interessati la possibilità di far testare materiali diversi da quelli prescritti dalle normative UNI ISO 10993 e UNI ISO 14683. Lo si desume anche dal sito dell’Istituto Superiore di Sanità, che si chiama fuori dallo svolgimento di alcun tipo di prova di laboratorio e ribadisce che i prodotti devono rispondere alle norme sopra citate ad esclusiva responsabilità del produttore.

È un pericoloso controsenso, dato che i materiali tassativamente prescritti in Italia si trovano poco, e vengono invece prodotti massicciamente in Cina. Pertanto, anche se si riuscisse a realizzare le mascherine in Italia, saremmo alla mercé di Pechino per l’approvvigionamento del tessuto. Un vero disastro, insomma, che frena moltissimo la flessibilità e l’ingegno imprenditoriale di molte aziende italiane. Al danno si somma la beffa.

Alle aziende più determinate, infatti, le autorità hanno risposto che le stesse aziende possono svolgere le prove di laboratorio sul proprio materiale. A ben vedere, si tratta di una risposta degna di Ponzio Pilato. Con tutte le attività chiuse, infatti, gli esiti delle prove tarderebbero parecchio tempo ad arrivare. Ecco perché molti imprenditori hanno dovuto tornare sui propri passi oppure si stanno affidando a enti regionali che a loro volta stanno testando tutti i materiali disponibili presso molti produttori.

Pur accordando priorità ai materiali previsti dalle specifiche ministeriali, non mancano scelte in aperto contrasto con le disposizioni del Governo. La speranza, infatti, rimane quella di reperire le quantità di materiale che al momento mancano sul mercato. Il differenziale di prezzo tra le mascherine importate dalla Cina e quelle prodotte autarchicamente è enorme (le prime costano il doppio delle seconde) e dover dipendere dalle importazioni costerebbe al contribuente italiano molto di più.

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