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“Non spegnete la speranza”. Rita Dalla Chiesa, il commovente gesto in memoria di Fabrizio Frizzi

Tra non molti giorni, ovvero il 26 marzo, si celebrerà il secondo anniversario dalla scomparsa di Fabrizio Frizzi. Venuto a mancare nel 2018, all’età di 60 anni per un’emorragia cerebrale, già nell’ottobre 2017, il celebre conduttore era stato colpito da un’ischemia cerebrale. Il volto di Fabrizio Frizzi resta e resterà indimenticabile e proprio in suo onore, la Rai ha rinominato gli Studi Dear di Roma. Oggi grazie a Rita Dalla Chiesa si ricorda la favola delle quattro candele, proprio per illuminare di speranza un’Italia  affranta dall’incubo del coronavirus.

Anche due anni fa Rita Dalla Chiesa ha condiviso il video in memoria di Fabrizio Frizzi. E accade anche oggi, in memoria del conduttore e anche per infondere coraggio e speranza nel cuore di tutti gli italiani, che stanno affrontando l’emergenza per coronavirus. Sacrifici grandi che ciascuno sta compiendo per arrestare l’avanzata di un virus di cui si conosce ancora ben poco. Il racconto delle “Quattro candele” recitato proprio da Fabrizio Frizzi, oggi vuole diventare un inno alla speranza. Lo ha rimesso in rete Rita Dalla Chiesa attraverso il suo profilo Twitter.

Il video che vede Fabrizio Frizzi recitare il racconto delle “Quattro candele” venne riproposto dalla trasmissione Blob, proprio dopo la scomparsa del conduttore, con in sottofondo le note della Cavatina di Stanley Myers. Questo il testo recitato da Frizzi: “In una stanza quattro candele, bruciando, si consumavano lentamente. Il luogo era talmente silenzioso che si poteva ascoltare la loro conversazione. La prima diceva ‘Io sono la pace ma gli uomini non riescono a mantenermi. Penso proprio che non mi resti altro da fare che spegnermi’. E a poco a poco la candela si lasciò spegnere. (Continua dopo le foto).

“La seconda candela disse ‘Io sono la fede ma purtroppo non servo a nulla. Gli uomini non ne vogliono sapere di me e per questo motivo non ha senso che resti accesa’. Appena ebbe terminato di parlare, una leggera brezza soffiò su di lei e la spense. Triste triste, la terza candela a sua volta disse ‘Io sono l’amore e non ho la forza per continuare a rimanere accesa. Gli uomini non mi considerano e non comprendono la mia importanza’. E senza attendere oltre la candela si lasciò spegnere. In quel momento un bambino entrò nella stanza, vide le tre candele spente e, impaurito per la semioscurità, disse ‘Ma cosa fate? Voi dovete rimanere accese. Io ho paura del buio’. E così dicendo scoppiò in lacrime”. (Continua dopo le foto e il post).

“Allora la quarta candela, impietosita, disse ‘Non piangere. Finché io sarò accesa, potremo sempre riaccendere le altre tre candele. Io sono la speranza’. Con gli occhi lucidi di lacrime, il bimbo prese la candela della speranza e accese tutte la altre. Cosa vuol dire questa storia? Che non si deve spegnere mai la speranza dentro il nostro cuore e che ciascuno di noi può essere lo strumento, come quel bimbo, capace in ogni momento di accendere con la sua speranza la fede, la pace e l’amore”. Rita Dalla Chiesa trascorre in compagnia di questi ricordi il suo isolamento e pensa a Fabrizio, alla sua forza e alle speranze che l’Italia non dovrà mai perdere, per riuscire a sconfiggere, unita e compatta, l’ombra nera che sta portando via ancora tante vite.

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