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DA IERI E’ LA LAZIO LA FAVORITA PER LO SCUDETTO! Critici e tecnici concordi, vuoi vedere che tra i due litiganti (Juve e Inter) saranno loro a godere?

Maurizio Crosetti per “la Repubblica”

N on c’ è nessun motivo per non pensare che la Lazio possa davvero vincere lo scudetto. Ha battuto la Juve e l’ Inter con un’ indiscutibile larghezza di mezzi e modi, è completa, molto forte in difesa, robustissima nel mezzo e formidabile in attacco, ma soprattutto non ha fessure, non ha visibili cedimenti. L’ ultima partita l’ ha persa ai tempi di papa Giovanni. La Lazio è bella tutta. Contro l’ Inter ha preso la rincorsa sullo svantaggio, è rimasta calma e nel secondo tempo s’ è estesa. Ha un gioco che respira e canta.

Non sappiamo se davvero Maurizio Sarri abbia preferito guardare l’ imperdibile Empoli-Pisa, ma se invece ha smanettato col telecomando si sarà accorto che Lazio-Inter è stato uno spettacolo di livello europeo. E che le due rivali per lo scudetto sono sempre più vere, sempre più vive. Lo è anche l’ Inter che però s’ è afflosciata ed è andata a perdere per la seconda volta in cinque giorni. Sembra meno elettrica, e adesso la Juve potrebbe avvicinarsi allo scontro diretto del primo marzo con il vantaggio di una partita vinta, 3 punti di garanzia. Forse però il vero nemico è accampato sul Tevere, non sui Navigli.

La Lazio ha più slancio, e probabilmente più risorse. Se Conte ha quei due davanti, male però all’ Olimpico, Inzaghi ha i “fab four”, ha un centravanti da 26 gol in 24 partite e il secondo miglior attacco della Serie A e soprattutto, attenzione, ha la miglior difesa. Curioso che in nessuna di queste classifiche scorporate, la Juventus sia in testa; ma lo è nell’ unica che conta, dove lassù in alto c’ è il numero 57.

Per brutta che sia la sua creatura, e la Juve lo diventa ogni giorno di più, l’ allenatore che avrà ammirato Empoli-Pisa ha vinto 16 partite in casa su 17 in ogni competizione, come lui soltanto Carlo Parola nel 1960, Carletto l’ europeo, il memorabile difensore delle figurine. Eppure ieri Sarri si è preso cascate di fischi per colpa di una Juve abbastanza ingrippata contro un Brescia pieno di assenze, con il terzo portiere al debutto e pure in dieci dopo poco più di mezz’ ora.

Ma come contro il Milan in Coppa Italia, quelli con l’ uomo in meno sembravano i bianconeri (e in effetti mancava Ronaldo). La Juve continua a essere la squadra dei giocatori più che del gioco, a volte può bastare ma quasi sempre no. La Lazio ha entrambe le cose, giocatori e gioco. Ma la Juve adesso ha di nuovo Giorgione Chiellini, e questo può contare tanto. Nell’ attesa di capire, un abbraccio a un formidabile amico ritrovato.

2 – UN ALTRO RIGORE DE VRIJ SCOPRE IL CONTRAPPASSO

Giulio Cardone e Franco Vanni per “la Repubblica”

Fino a ieri sera era sempre riuscito a evitare il giorno del giudizio. Quello dei suoi ex tifosi, che non gli perdonano quell’ entrata senza senso su Icardi il 20 maggio 2018, costata il rigore che portò l’ Inter sul 2-2. Fu poi Vecino a regalare ai nerazzurri il terzo gol, il quarto posto in campionato e la qualificazione Champions.

Questa volta il difensore olandese, che al tempo dell’ entrataccia su Maurito aveva già un accordo con l’ Inter, non ha potuto evitare di guardare in faccia l’ Olimpico. E come successe nel maggio di due anni fa, anche questa volta i nervi gli hanno ceduto, portandolo a fare quello che un difensore del suo livello a mente lucida non fa mai. Ha steso in area Ciro Immobile e gli ha consentito di calciare e segnare l’ undicesimo rigore in stagione per la Lazio. Nessuna squadra nei cinque maggiori campionati europei ha fatto tanti gol dal dischetto.

Ora come allora, pur con indosso una maglia diversa, De Vrij è uscito dal campo a testa bassa. In quella giornata di maggio, terribile per i tifosi laziali, nascose il volto nella felpa. Questa volta scuoteva il capo, come chi vuole perdonarsi ma non può. Se il fallo su Icardi costò alla Lazio i gironi di Champions (che poi l’ olandese giocò comunque, con i nerazzurri di Spalletti), quello su Immobile rischia di costare all’ Inter lo scudetto. Lo sanno i tifosi interisti, che solo due domeniche fa inneggiavano a De Vrij come eroe del derby.

Lo sa Antonio Conte, che comunque di lui non può fare a meno lì in mezzo alla difesa. Finora, complici infortuni arrivati al momento giusto, la sfida di Roma contro la Lazio se l’ era evitata. Questa volta non poteva, forse nemmeno voleva: il passato non si cancella, ma lui oggi è un pilastro dell’ Inter.

Nella notte dell’ Olimpico dei 60mila sugli spalti, con le due tifoserie gemellate, ogni suo tocco di palla è stato accolto da una sinfonia di fischi e ululati da stadio argentino nei giorni di derby. Stefan all’ inizio sembrava reggere, pareva quello di sempre, puntuale nelle chiusure su Immobile e Caicedo e prezioso nel fare ripartire il gioco.

Ma ogni uomo ha un suo punto di rottura e probabilmente, nella bolgia di uno stadio che lo amava e oggi lo odia, il 28enne di Ouderkerk aan den IJssel ha raggiunto il suo, fino a fare un fallo stupido, da stopper di categoria inferiore. «Fosse per me non l’ avrei fatto giocare, abbiamo perso per colpa sua», ha ripetuto qualche tempo fa il presidente laziale Lotito, che più ancora del cambio di casacca non gli perdona di essere passato all’ Inter a parametro zero, senza portare un euro alle casse di Formello. Forse, col senno di poi, non avrebbe dovuto farlo giocare nemmeno Conte.

Ma il senno di poi, quello sì, è traditore. De Vrij era e resta uno dei difensori più forti di questo campionato, forse rimasto impigliato in una storia di cuore e di senso di colpa che non ha saputo gestire.

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