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BASTA BALLE SUI PARTIGIANI! Mieli: “E’ ora di raccontare anche il lato oscuro della resistenza”

La Resistenza “senza tabù”. Paolo Mieli sul Corriere della Sera invita a guardare in faccia ai protagonisti della Liberazione, riconoscendone i meriti storici senza rimuovere e nasconderne le colpe né le imprese più sanguinose. Giampaolo Pansa, qualche anno fa, si prese gli insulti dal “popolo della sinistra” proprio per la sua operazione-verità sul 1944-46. Oggi, forse, toccherà lo stesso ad altri due storici, Marcello Flores e Mimmo Franzinelli, autori della Storia della Resistenza. “Un grande moto di popolo suggerisce l’ex direttore del Corsera – contro l’oppressione che presenta però aspetti oscuri su cui non si può tacere”.


Mieli sottolinea come prima dell’aprile 1945, la Resistenza era stata caratterizzata da “conflitti interni generati da tentativi scissionisti per ribaltare gli assetti direttivi di un gruppo partigiano. Ma anche da passaggi contrastati dall’una all’altra formazione, oltreché rivalità tra bande operanti nella stessa zona”. Aspetti, questi, “ignorati o sottovalutati” dalla storiografia ufficiale, spesso trasformatasi in agiografia. Storie di regolamenti di conti e “realpolitik” rimaste nell’ombra, scrive Mieli citando i due autori, “per il timore di prestare il fianco ai denigratori della Resistenza”. “Ma è stato un grande errore – sottolinea l’ex direttore -. Gli italiani sarebbero stati in grado di capire”. 

Da qui la necessità si svelare i passaggi cruciali del “biennio della guerra civile“, un periodo reso “monco e poco credibile agli occhi dei posteri” dagli storiografi che ne hanno cantato solo le gesta eroiche. E così spazio a tradimenti, processi sommari, accuse di spionaggio, fango puro nei confronti di questo o quel partigiano “scomodo”, come nel caso di Dante Facio Castellucci. Pagine truci, come scontri a fuoco scatenati dai comunisti “che intendevano mantenere una supremazia numerica e politica su ogni altra forza”, come spiega un militare di rango britannico. Vicende molto comuni in Emilia e in Romagna, cuore dei partigiani rossi, che non esitarono a venire a patti strategici con i nazisti per eliminare i partigiani “rivali”. 

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3 commenti

  1. Io personalmente non ho mai pensato (e sono convinto che nessuno possa pensarla diversamente), che tutti i partigiani fossero angeli del Signore scesi in terra. Ciò non toglie il ruolo positivo dei partigiani in generale nell’opporsi alle atrocità nazifasciste con quei mezzi che in tempo di guerra erano unici e indispensabili a difesa e recupero dell’onore e libertà del popolo oppresso dal fascismo e martoriato dai nazisti.

  2. Gianni Bianchini

    Vanno osservate alcune cose:
    – Non tutti i partigiani erano uguali. Io li ho sempre catalogati in due grossi gruppi: i partigiani “rossi”, e i partigiani “bianchi”. I primi che aspiravano alla liberazione dal nazifascismo per arrivare ad una democrazia; tra questi molti cattolici, e anche molti preti. Gli altri aspiravano ad un regime totalitarista di stampo sovietico, ed aspiravano ad unirsi a quello che poi è diventato il “Patto di Varsavia”. Ho saputo poi che c’erano anche altri tupi di partigiani, tra cui quelli monarchici, di cui però non so molto.
    – Le violenze praticate dai partigiani, spesso innegabili, sono dovute da anni di soprusi subiti senza poter dire niente, di lutti spesso ingiustificati da parte del regime, e tante altre cose che alla fine non potevano accendere una miccia nel cuore di tanta gente. È un po’ la motivazione delle foibe e dell’odio anti-italiano che c’è stato in Istria dopo la fine del conflitto.
    – Non si possono paragonare le violenze fatte dai partigiani da quelle fatte dai fascisti, perché le prime erano dovute a “cani sciolti”, a persone spesso guidate dai loro istinti e le loro rabbie verso tutti, che spesso non si potevano più controllare, mentre le violenze fasciste (olio di ricino, manganelli, torture nelle varie “case del Fascio”, fino ad omicidi verso il dissenso) erano ordinate il più delle volte da gerarchi, o da personaggi di potere, quindi erano violenze “istituzionali”, che sarebbero continuate anche se non ci fosse stata la guerra.

    • Porzus, è un piccolo esempio del comportamento dei partigiani rossi nei confronti degli altri combattenti, che avrabbero reso difficile la spartizione dei territori italiani, a favore dei comunisti jugoslavi. I partigiani italiani hanno combattuto in particolare per rendere l’Italia un satellite dell’ urss.

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