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TRE ANNI DI GALERA ED UNA MEGA MULTA! La fine goduriosa dell’amichetto di Renzi parcheggiato da Macron

Albert Doinel per ”Libero Quotidiano

A Parigi, il silenzio di Sandro Gozi sulle sue attività di consulente per il governo maltese suscita diversi interrogativi sulla stampa. Mercoledì sera, Le Monde, che assieme al Times of Malta ha rivelato l’ esistenza del contratto con La Valletta, motivo scatenante delle sue dimissioni da consigliere per l’ Europa del premier francese Édouard Philippe, ha scritto che la sua partenza lasciava comunque «una domanda in sospeso: il Signor Gozi è venuto meno ai suoi obblighi legali non dichiarando il suo incarico maltese presso l’ Alta autorità per la trasparenza della vita pubblica (Hatvp), incaricata di esaminare i possibili conflitti d’ interesse dei collaboratori ministeriali?».

 Nella nota diffusa su Facebook la sera delle sue dimissioni, l’ ex segretario per gli Affari europei dei governi Renzi e Gentiloni, ha assicurato di «aver rispettato tutte le dichiarazioni della Hatvp, che non ha ancora reso pubbliche le conclusioni dell’ esame in corso» sulla sua situazione. Ma la sera stessa, in un’ intervista al Parisien, ha cambiato subito versione, affermando di aver rettificato la sua dichiarazione «a metà ottobre» per aggiungere «le altre attività professionali».

SOTTIGLIEZZA

 «Non avevo capito la sottigliezza della nozione di vita pubblica. In Italia, si devono indicare soltanto le attività istituzionali e politiche», ha cercato di giustificarsi l’ ex cocchino di Romano Prodi. Ma il “candidato senza frontiere”, come è stato definito perfidamente dal settimanale Le Point, non è stato preciso nemmeno col Parisien. Secondo quanto rivelato dal giornale d’ inchiesta Mediapart, Gozi, infatti, avrebbe rettificato la sua dichiarazione presso l’ Alta autorità per la trasparenza della vita pubblica, con l’ aggiunta del contratto di consulenza maltese, soltanto la sera del 21 ottobre, ossia poche ore dopo gli scoop del Times of Malta e del Monde.

Altro che «metà ottobre», insomma. Se i due giornali non avessero rivelato il suo rapporto di lavoro con il premier maltese Joseph Muscat, Gozi quella rettifica non l’ avrebbe mai fatta, continuando a lasciare il governo francese, la République en marche e l’ Hatvp all’ oscuro di tutto. «Nessuno era al corrente delle sue missioni per il governo maltese. Né Matignon (sede dell’ esecutivo di Parigi, ndr), né i suoi compagni di campagna elettorale, né le autorità amministrative, che lo hanno saputo attraverso la stampa», ha scritto Mediapart.

Ma il giornale d’ inchiesta ricorda soprattutto ciò che l’ omissione dichiarativa comporta.

«Per un consigliere, il fatto di omettere di dichiarare una parte sostanziale dei suoi interessi è passibile di una “pena di tre anni di reclusione e di 45mila euro di multa”, prevista dall’ articolo 26 della legge per la trasparenza della vita pubblica», ha scritto Mediapart.

Gozi, insomma, rischia di incorrere in ulteriori guai penali, dopo l’ iscrizione al registro degli indagati da parte del Tribunale di San Marino per una sospetta consulenza “fantasma” da 220mila euro. Il giornale diretto da Edwy Plenel ha raccontato anche alcuni retroscena sulle sue dimissioni. Nelle 24 ore che hanno preceduto il suo addio a Matignon, l’ entourage del fedelissimo di Renzi ha inondato la stampa con frasi volte a sdoganarlo e a mostrare la sua probità, senza tuttavia fornire la minima prova materiale.

Ai suoi pasdaran, e a chi si mostrava preoccupato per la sua sorte, Gozi, mercoledì pomeriggio, diceva che era tutto ok: dopo un secondo colloquio, in mattinata, con il capo di gabinetto di Philippe, Benoît Ribadeau-Dumas, era riuscito a convincere tutti, diceva. Poche ore dopo, però, è arrivato l’ annuncio delle dimissioni all’ Afp.

SILURATO

Lo hanno spinto a dimettersi? È quello che pensano un po’ tutti. Macron e i suoi non avevano voglia di gestire un altro grattacapo, dopo la bocciatura di Sylvie Goulard come commissario per il Mercato interno. Resta da capire, ora, se la macronia prenderà decisioni drastiche anche in ambito europeo. 22° nella lista Renaissance, Gozi è in attesa della Brexit, che sbloccherà cinque posti per Lrem, per diventare eurodeputato. Ma i più perfidi, a Parigi, dicono che in Europa, Macron, non lo vuole più mandare.

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