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NON MI HA MAI QUERELATO PERCHE’ DICEVO LA VERITA’: parla il manager che per anni pagato in nero per i suoi spettacoli

Valentino Di Giacomo per “il Mattino”

«Quando Beppe Grillo faceva le serate nei miei locali chiedeva sempre di essere pagato in nero. Per uno spettacolo prendeva 70 milioni di lire, io ne versavo 10 al suo impresario con un assegno e altri 60 a lui senza fattura». Lello Liguori è stato il proprietario di uno dei locali cult della riviera ligure, «Il Covo di Nord Est» di Santa Maria Ligure.

Sul palco di Liguori si sono avvicendati i più grandi della musica: Frank Sinatra, Stewie Wonder, Mina, Ray Charles, Julio Iglesias, solo per citarne alcuni. Come tutti i grandi locali che hanno segnato un’ epoca, al Covo era possibile trovarci i grandi nomi della politica degli anni 70 e 80, ma anche i capi di importanti clan, soprattutto della mala milanese.

Rapporti che sono costati a Liguori ben 12 processi da cui è stato assolto, ma avendo vissuto a distanza ravvicinata quasi tutti i più grandi misteri italiani ancora oggi l’ imprenditore viene ascoltato dalle autorità italiane. Pochi mesi fa depose in audizione nella commissione parlamentare d’ inchiesta sul delitto Moro, il suo amico Bettino Craxi, capo del Psi, lo incaricò nei giorni del rapimento di prendere informazioni tra i suoi contatti su dove potesse essere nascosto il leader Dc. Storia e storie su cui Liguori sta scrivendo una biografia coadiuvato dal giornalista del Secolo XIX, Renato Tortarolo.

Liguori, restiamo a Grillo. Lei è sicuro di ciò che dice? È un’ accusa grave.

«Ma certo, ho i documenti, non vedo perché dovrei raccontare bugie».

Non è la prima volta che richiama questi episodi, Grillo non l’ ha mai denunciata?

«Lo ha annunciato qualche anno fa, ma a me non è mai giunto nulla. Mi dicono che anche il post sul suo blog in cui diceva che voleva denunciarmi è stato cancellato dal suo sito. Sono stato anche ascoltato dai carabinieri perché chiamato a testimoniare e a loro ho raccontato tutto».

Era una prassi questa dei pagamenti in nero? Quanti spettacoli ha fatto Grillo nei suoi locali?

«Circa 20, al Covo prendeva 70 milioni, in posti più piccoli pagavo 10 o 20 milioni. Lo conosco da quando aveva 14 anni e insisteva per salire sul palco, gli feci aprire un concerto di De Andrè la prima volta. Poi qualche anno dopo, grazie alla notorietà televisiva, riempiva le sale. Ci ho guadagnato bei soldi anche con Grillo. Di comici ne ho lanciati parecchi, non solo lui».

Perché tiene a raccontare questo passato così oscuro su Beppe Grillo?

«Leggo che nel suo partito fanno tanto i moralisti per il condono inserito nella manovra, Grillo la morale l’ ha sempre fatta a tutti, poi però quando si trattava di prendere soldi senza fattura non ne faceva un problema. Anche se era quasi prassi all’ epoca, ma proprio questa doppia morale mi ha fatto interrompere i rapporti con lui».

Cioè?

«L’ ultima volta che ci siamo visti fu dopo uno spettacolo nel mio locale a cui assistevano Bettino Craxi con moglie e figli. Anche quella volta ci andò giù pesante con Craxi e loro abbandonarono il locale indignati. Da allora litigai con Grillo e non l’ ho mai più sentito».

Solo con lei Grillo ha fatto una ventina di spettacoli, facendo un calcolo approssimativo quanto avrebbe incassato senza fattura?

«Difficile dirlo anche perché dipende dai locali in cui si esibiva. Io ho gestito almeno quaranta locali, con me lui si è esibito a Milano, a Parma, a Madonna di Campiglio, non solo al Covo. Immagino circa 2 miliardi di lire, ma è complesso poterlo stabilire».

Lei dice di avere anche delle prove.

«C’ erano testimoni, poi il suo manager dovrebbe conservare anche le fatture. Inoltre ci sono i dati della Siae che tengo conservati e da lì è semplice fare dei calcoli. Poi non mi ha mai denunciato, lo ha solo annunciato, ma io non ho mai ricevuto comunicazioni in tal senso. Evidentemente non può provare il contrario».

Lei è stato spesso all’ estero, sicuro di non aver ricevuto denunce?

«Ho gestito locali in mezzo mondo, anche in Venezuela negli ultimi anni, a Las Rocas. Lì ci veniva pure il presidente Chavez che è un grande amante della musica napoletana e io gli portavo i mandolinisti dall’ Italia.

Da tempo sono tornato a Milano stabilmente, ma nessuno ha mai controbattuto alle mie ricostruzioni. Nessuno può farlo perché è tutto vero, anche se vanno in giro a fare la morale agli altri».

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