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La faccia di bronzo di mamma e babbo Renzi: così pretendono che vengano tolti loro i domiciliari

I Renzi si dimettono da ogni incarico: «Ora siamo soltanto pensionati»

La madre chiama l’ex premier. Per chiedere la revoca dei domiciliari 11 documenti

La prima telefonata, appena terminato l’interrogatorio, Laura Bovoli la fa al figlio Matteo Renzi. Lo rassicura, gli spiega perché hanno «deciso di non rendere pubblica la memoria difensiva», lo informa di quanto sta accadendo al 9° piano del palazzo di giustizia di Firenze. Lei e suo marito Tiziano — agli arresti domiciliari da una settimana per l’accusa di bancarotta fraudolenta e false fatturazioni — devono rispondere alle domande della giudice Angela Fantechi che ne ha ordinato la cattura.

Lo fanno entrambi per due ore. Prima lei, poi esce e lo aspetta «perché siamo arrivati insieme e insieme andiamo via». E insieme sfoderano l’asso che mira a convincere la stessa gip a revocare la misura: dimissioni da tutti gli incarichi. Bovoli ha lasciato il ruolo di amministratrice della Eventi 6, società di famiglia. Tiziano Renzi si è cancellato dal registro degli agenti di commercio. «Siamo pensionati», fanno mettere a verbale sperando di superare il motivo che ha giustificato la cattura: pericolo di reiterazione del reato. Depositano «undici documenti per dimostrare che non c’è più alcuna esigenza cautelare» e dicono: «Siamo due persone afflitte da una misura esosa».

Le cooperative

L’accusa che ha fatto scattare gli arresti riguarda due cooperative: la Delivery e la Europe Service. Secondo il procuratore Giuseppe Creazzo e l’aggiunto Luca Turco, i coniugi avrebbero «scaricato» i costi e gli oneri della Eventi 6 sulle coop, ma non avrebbero poi versato né i contributi dei dipendenti né le imposte, e ne avrebbero causato il fallimento. Ufficialmente non figuravano ma — questo è scritto nell’ordinanza — ne erano gli amministratori di fatto e le «svuotavano». A confermare questo ruolo sono stati numerosi testimoni: gli stessi lavoratori, ma anche i clienti e soprattutto gli amici e i parenti utilizzati come «prestanome». Ora i coniugi negano di aver mai amministrato le cooperative, si ritagliano un ruolo marginale escludendo di averle in qualche modo gestite.
Il loro avvocato Federico Bagattini lo ricostruisce così: «La filosofia della Eventi 6 era l’operatività. E dunque c’era la necessità che, in qualità di committente, verificasse la cifra imprenditoriale dei soggetti ai quali affidava lo svolgimento degli incarichi. Loro avevano un interesse a verificare la rettitudine degli amministratori, la bontà della gestione e questo giustifica le forme di interessamento che sono state ritenute illecite dall’accusa».

Le mail di Tiziano

In una mail spedita nel 2015 Tiziano Renzi di fatto ammette l’utilizzo che Eventi 6può fare di un’altra cooperativa finita in procedura fallimentare, la Marmodiv, parlando esplicitamente di «strategia»: «Quando abbiamo preso in mano i lavoratori e abbiamo capito, facciamo il blitz, cambiamo il presidente e chiudiamo Marmodivper mancanza di lavoro che nel frattempo dall’oggi al domani lo dirottiamo alla nuova». In un’altra propone invece di versare soldi per evitare la chiusura dell’attività. Ulteriori dimostrazioni — secondo il giudice — di questo «sistema» utilizzato per occultare i guadagni della capofila.
«Le mail — così si sono difesi Bovoli e Renzi — vanno lette e contestualizzate». E Bagattini aggiunge: «C’era una situazione di difficoltà di una cooperativa ed era stato chiesto un aiuto. Tiziano Renzi aveva detto che non c’era problema ad anticipare i soldi. La loro attività di impresa si nutre di contratti a tempo determinato, dunque è volatile, non ci si può onerare di un’assunzione di un certo numero di dipendenti se si corre il rischio che da lì a qualche settimana i contratti si dissolvano. Quindi ci si avvale di soggetti che svolgono questo servizio, comprese le cooperative».

«Sms con Matteo»

Oltre alle lettere che provano l’abbandono di ogni incarico, l’elenco dei documenti depositati contiene la revoca dei contratti tra la Eventi 6 e la Esselunga, alcune missive sull’attività di volantinaggio e le dichiarazioni sostitutive sui compensi dei dipendenti.
L’avvocato Bagattini ammette che per tutto il pomeriggio Matteo Renzi è stato informato in tempo reale di come stava andando l’interrogatorio. «Ci siamo messaggiati com’è di costume», spiega. Qualche giorno fa l’ex premier ha sostenuto la volontà «dei miei genitori di andare a processo per dimostrare di essere innocenti». Bagattini lo liquida con una battuta: «Vorrei essere più ardito del senatore e non invocare il processo quando c’è un passaggio verso la possibile archiviazione».

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