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“Sono io l’anti-Salvini”: le farneticazioni di Fico sono senza fine e, soprattutto, senza vergogna

Mario Ajello per il Messaggero

L’ Anti-Salvini sono io. Non fa che ripetere questo Roberto Fico, ormai continuamente, anche prendendo alla sprovvista nella sua escalation anti-leghista – come sul caso Regeni – Luigi Di Maio. Che un po’ o molto s’ imbarazza e un po’ deve coprire il leader dell’ ala sinistra grillina, per evitare la possibile tenaglia formata da Fico e dal Dibba in arrivo (anche se i due non si amano troppo, ma sono i due prediletti di Beppe Grillo) che lo stritolerebbe. Il nuovo assalto di Fico, che sta perdendo la prudenza, è sulla sicurezza ma sembra un modo per portarsi avanti nel lavoro anti-Salvini, visto che il Decreto Salvini ormai è passato mentre la questione spinosa del Global Compact è apertissima. Non ho presieduto l’ aula di Montecitorio – ha detto ieri Fico – sul sul decreto Sicurezza perché «volevo dare un segnale di distanza rispetto a un provvedimento sulla cui efficacia ho seri dubbi. E di cui non condivido l’ impianto».

Il Presidente Oppositore, che non ama essere paragonato a Bertinotti o a Fini eppure nel protagonismo politico dal più alto scranno di Montecitorio ha qualche somiglianza con i predecessori, non si sta facendo un partito, dice di non aver armato lui i 18 deputati dissidenti sul decreto Sicurezza, e tuttavia può contare su una decina di senatori (da Paola Nugnes a Elena Fattori), mentre si calcola in una trentina i fichiani a Montecitorio ma più si rinforza Salvini e più sono destinate a crescere le truppe del Che (inteso come Guevara) Fico. E più aumentano le difficoltà di Di Maio e più si moltiplicano le aspettative sul Subcomandante Roberto: «Ah, se avesse un po’ più di coraggio…». Il coraggio, o quella che a Napoli si chiama «la cazzimma, li sta trovando il prudente, ma sempre meno, grillino sinistrese partenopeo mandato a presiedere Montecitorio anche nella speranza di imbalsamarlo?

«Io non rinuncio ad avere le mie idee e a esprimerle», è il suo mantra. Ieri ha attaccato Salvini sulla Sicurezza, ma più che altro ha voluto mandare un messaggio al vice-premier leghista sul Global Compact così concepito: abbiamo ceduto sulla sicurezza, ma sulla questione dei migranti non lo faremo mai. Il che è un messaggio rivolto anche all’ altro vicepremier, quello del suo partito, l’ amico Luigi e in questo caso suona così: sappi che se cedi anche sul Global Compact alla Lega, io mi metto di traverso. E nel farlo avrebbe le spalle molto coperte, anche da parte della Chiesa. E non può che gettare scompiglio, in M5S e nella Lega, Fico – gli azzurri lo chiamano «la Boldrini con la barba» – quando sempre in queste ore, mentre i grillini cerchiobotteggiano sul Global Compact stracciato da Salvini, lui fa muro: «L’ Italia deve assolutamente firmare quel testo». Missile che ha colpito nel segno. Infatti Salvini si è irritato.

Quello che Di Maio contro la Lega non può dire lo dice Fico. E così s’ è fatto leader dell’ ala sinistra dei 5 stelle. Lo era anche Ingrao nel Pci – ma le differenze tra i due sono abissali – che sedeva sulla stessa poltrona. Gli piace giocare il ruolo della coscienza critica e della sentinella identitaria nel movimento. E Davide Casaleggio, per ora, lascia fare. Anche perché per una nuova leadership, nel caso franasse quella di Di Maio e il Dibba se ne andasse dal Guatemala quasi direttamente a Bruxelles, il personaggio è spendibile. Ma adesso crea più che altro problemi all’ amico, e conterraneo, Luigi. Con un dualismo che è figlio del suo movimentismo.

Quello stesso imprinting che lo porta a guardare con interesse al movimento sinistrese-radicale di De Magistris (più il sindaco di Riace e magari anche Roberto Saviano) e a riprova dell’ interesse ieri Fico ha smentito di avere questo interesse. Però una sorta di convergenza o di scambio – De Magistris presidente della Regione Campania con l’ aiuto dei grillini che in cambio avrebbero il sindaco di Napoli – i ben informati non la ritengono fantapolitica. O magari Fico avrà un futuro da ribelle che tiene il punto, come l’ ex grillino Pizzarotti?

Il ruolo che Fico si sta ritagliando è di sicuro quello del «noi siamo diversi da Salvini», quello dell’ aggregatore e coscienza sensibile delle sinistre sbandate, del super-orfano tra gli orfani del mancato governo M5S-Pd. E avrebbe ottimi rapporti con i dem guidati da Zingaretti (sostenuto tra gli altri da Franceschini), ma anche con quelli (poche chances) guidati da Martina (sostenuto da Delrio) e soprattutto li ha con i cattolici di sinistra, sui migranti e su tutto il resto, con i quali Fico si trova proprio bene. Dal Colle infatti non lo guardano male.

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