Home / NEWS / “Babbo, se tu ora racconti la verità io sono biondo, magro e con un c… di 30 centimetri” le incredibili intercettazioni tra Renzi ed il padre durante le indagini sul caso Consip

“Babbo, se tu ora racconti la verità io sono biondo, magro e con un c… di 30 centimetri” le incredibili intercettazioni tra Renzi ed il padre durante le indagini sul caso Consip

Negli atti depositati a chiusura dell’indagine ci sono anche le telefonate tra Matteo Renzi e il genitore. I consigli su come comportarsi dati al padre. L’ex premier se la prende quando Tiziano dice di non ricordare di aver incontrato Romeo. Lo “show” dalla Gruber. La fuga di notizie

“In circa 100mila pagine di atti depositati con la chiusura dell’inchiesta Consip, verbali di interrogatorio, intercettazioni, testimonianze, – scrive oggi Repubblica – c’è il racconto e lo spaccato di un presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che fatica a credere a suo padre, Tiziano. E c’è suo padre Tiziano che fatica a convincere i pm di essere vittima designata di maldicenze”.

La Verità invece riporta i consigli dell’ex premier al padre in un articolo dal titolo Renzi al telefono con papà: “Se tu dici la verità io sono biondo e magro”. Occhiello “Le intercettazioni su Consip”. Matteo Renzi parla col padre: “Babbo ascoltami (…) l’avvocato (Federico Bagattini, viene chiarito nella ndr) deve prepararti all’interrogatorio e questi sono cazzi tuoi e credo che sia opportuno che tu lo faccia bene”. Matteo Renzi parlerebbe anche di Carlo Russo, coindagato con il genitore per traffico di influenze illecite.  “Questo meraviglioso personaggio – avrebbe detto Renzi figlio – …dicono che voi due vi facevate promettere dei soldi da Romeo”.

L’ex segretario del Pd “spiega al padre – si legge ancora sul giornale di Belpietro – che è indagato per aver alzato quella merda di telefono e aver chiamato Luigi Marroni”, l’ex ad di Consip, “cosa che in una prossima vita sicuramente non farai”.
I consigli

Renzi jr dà dei consigli al padre su come cavarsi dagli “impicci in cui si è ficcato”. Prende lui l’impegno di parlare con Bagattini e consiglia al padre: “Domani segui Bagattini e fai quello che ti dice”.

Quando poi Tiziano dice al figlio di non ricordare di aver incontrato Romeo, Matteo se la prende: “Benissimo! E Carlo Russo e tu sei andato da Marroni così per simpatia (…) E io sono biondo, magro e con un c…di 30 centimetri (…) Babbo vai, piglia per il culo…”. Secondo quanto scrive ancora la Verità, il 3 marzo i carabinieri registrano una nuova conversazione. Nel giorno dell’interrogatorio di Tiziano Renzi a Roma Matteo è preoccupato. Il padre rassicura il figlio che andrà in auto, con i vetri oscurati, e gli dice: “Fai mettere d’accordo Bagattini con i giudici per farvi entrare senza avere l’assalto dei giornalisti”. Poi Renzi figlio secondo La Veritàaffermerebbe: “Si sta giocando un pezzo di potere che non è semplicemente il mio culo, ma si stanno giocando pezzi di potere tra servizi segreti, magistratura e mezzo mondo…In questa partita il sottoscritto oggi dovrà andare all’attacco, mentre tu sarai interrogato (…) io andrò dalla Gruber”.

Dalla Gruber

Matteo Renzi spiega a questo punto al padre: “Te non ti preoccupare, nel senso che io dirò (…) che se mio padre è colpevole gli diano il doppio degli anni, che lo processino subito…perché secondo me questo atteggiamento è un processo mediatico e non giudiziario”.

Matteo – spiega il giornale di Belpietro – illustra quanto dirà in tv: “Quindi la parte giudiziaria sono cazzi di mio padre, noi non chiediamo sconti… si vada a verificare tutto quello che è accaduto e che non è accaduto. Dopo di che vado all’attacco politico”.

Russo

Quanto a Russo, che quel giorno deve essere interrogato, il padre dice a Renzi che sa che si avvarrà della facoltà di non rispondere. “Me l’ha detto l’avvocato” spiega Tiziano quando Matteo gli risponde: “Te non hai da sapere un cazzo”. E Renzi figlio ribatte: “Anche a me l’ha detto il suo avvocato”.

Renzi – secondo La Verità – è preoccupato dell’interrogatorio che potrebbe fare a Russo il pm napoletano Henry John Woodcock. “Ma a me mi dovrebbe interrogare Palazzi”, cerca di confortarsi il padre. Secondo il quotidiano però “Matteo pare molto più aggiornato”: Considera che tutti i magistrati di cui si sta parlando come dire, hanno dei loro giri… dei cazzi loro di vario genere, quindi io credo che a te ti interrogherà un magistrato importante di Roma (come avverrà, sottolinea il giornale in una ndr) se ho capito bene. Te fai il tuo, c’hai la tua parte di verità…evita le polemiche, facciamo parlare Bagattini uscendo che tanto dirà che hai risposto a tutto e che di conseguenza, ehm, poi insomma vedrà Bagattini che dire ai giornali. Però  … io sto facendo la mia controffensiva, sappilo (…)”. Tiziano apparirebbe quasi commosso: “Io sono felice, ti voglio bene”. Il figlio lo sprona: “Fai la tua parte…”. “A me non mi ammazzano”, afferma. Poi un consiglio: “Riguardate bene il verbale (…) Marroni l’hanno inculato su quello (…) ciao bellino, ciao”.

Travaglio

Tiziano e Matteo si risentono dopo l’interrogatorio. Il figlio chiede se è andata bene. Il padre risponde che gli sembra di sì. Matteo è soddisfatto di come è andata dalla Gruber: “Ho fatto il mio show”, si rallegra. Poi chiede di parlare con l’avvocato. “E’ andata bene, benino, nel senso che…”, gli dice il legale. Renzi jr. lo ferma. “Aspetta Fede…sul tuo, ti chiamo sul tuo”, dice, sempre a legegre La Verità. Il 14 marzo padre e figlio sarebbero stati di nuovo intercettati. Tiziano chiede “Qual è il problema?”. Matteo cerca di tranquillizzare il genitore.

Matteo annuncia – a stare alle intercettazioni – che il ministro Luca Lotti andrà in Parlamento a riferire sulla vicenda Consip. Poi se la prende con il sindaco di Rignano Lorenzini che – ricorda La Verità – ha raccontato ai magistrati che Tiziano era informato dell’inchiesta sul suo conto. Parlano anche di una ulteriore richiesta di risarcimento a Marco Travaglio.

Tiziano: “Io facile bersaglio”

Sempre a proposito dell’inchiesta Consip Tiziano Renzi prende posizione dando la sua versione. “Posso pensare di essere un facile bersaglio per essere stato coinvolto in tante vicende, le più strane”, afferma, nel corso dell’interrogatorio svolto in procura il 3 marzo del 2017. Il verbale relativo è presente negli atti depositati dalla Procura dopo la chiusura delle indagini. Per Renzi senior i pm hanno sollecitato l’archiviazione dall’accusa di millantato credito.

Nel corso dell’atto istruttorio, Tiziano Renzi, riferendosi alla vicenda giudiziaria che lo coinvolge, in particolare il suo ruolo di sponsor di Carlo Russo in favore dell’imprenditore Alfredo Romeo, afferma: “Credo cerchino di usare il mio cognome: sono un bersaglio facile. Osservo comunque che non avrei avuto motivi per discutere di questione di business diversi dal mio lavoro. Non ho mai fatto coincidere la mia felicità con il possesso”.

Parlando dell’ex amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, Renzi afferma di averlo conosciuto “tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015, quando lo incontrai nella sua qualità di assessore alla sanità della Regione Toscana, in relazione alla richiesta fatta dall’associazione il Cireneo di installare una statua della madonna Medjugorje nel piazzale del piazzale Mayer a Firenze”.

Su Russo, il padre dell’ex premier afferma di averlo conosciuto nel 2012. “Aveva una vita personale complicata – aggiunge davanti ai pm di piazzale Clodio – vidi una persona in difficoltà e gli proposi di andare a Medjugorje dove io e mia moglie organizziamo annualmente pellegrinaggi ed egli accettò. Non ho mai parlato con lui di Consip, non ho mai spinto per lui su Consip”. A tal proposito i pm chiedono per quale motivo avesse paura che Russo lo chiamasse. “Avevo il timore che lui usasse il mio nome impropriamente. Già alla fine del 2014 il mio genero aveva intimato a Russo di non usare il mio nome. Io lo percepivo come un pericolo”.

La fuga di notizie

Ma l’accusa – come scrive La Stampa di Torino – ricostruisce anche, attraverso un tassello per volta, la “storia di una clamorosa fuga di notizie che ha impedito a una promettente inchiesta, quella degli appalti miliardari della Consip, di procedere”. E – continua il giornale – “secondo il procuratore Giuseppe Pignatone, l’aggiunto Ielo e il sostituto Palazzi il sabotaggio venne proprio da lì, dal giglio magico”.

Uno dei fatti più importanti per la ricostruzione dell’accusa, ora che gli atti d’indagine sono stati depositati, “fu – dice La Stampa – un appuntamento tra Marroni e Lotti del 3 agosto 2016”. Marroni e Lotti “si incontrarono si incontrarono nello studio del sottosegretario. Poi passeggiarono insieme fino a Palazzo Chigi. E fu in quel frangente che Lotti disse a Marroni di stare attento alle telefonate”. Il politico – si legge – prese il telefonino e l’agitò dicendo: “Sai, dovresti stare attento che ci sono delle indagini”.

Marroni stesso si lascerà sfuggire – scrive il giornale – “alcune parole compromettenti davanti ai suoi dirigenti nel momento in cui viene trovata la microspia nel suo ufficio, il 20 dicembre. Al capo dell’Ufficio Legale dice: ‘Erano 4 o 5 mesi che si sapeva questa cosa qua…”. Dunque, conclude il giornale, “è evidente che le fughe di notizie ci sono state”. E quando i magistrati incalzano Marroni per sapere chi lo ha informato salta fuori il nome di Lotti. “Non è che me lo sono inventato, se c’era l’onorevole Lotti e altre persone di Palazzo Chigi. Il nome l’ho fatto io per la prima volta”. A questo aggiunge: “Al 3 agosto avevo già avuto notizie su indagini e intercettazioni su di me dal generale Saltalamacchia (comandante dei carabinieri della Toscana, ndr) e dal dottor Vannoni (consigliere economico del premier Renzi, ndr)”.

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