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Gli insulti di Di Battista a Berlusconi e Salvini? Una mossa per far saltare Di Maio, non fatevi fregare dalle apparenze

A parole, Alessandro Di Battista è il nemico numero uno di Silvio Berlusconi, ma i due mostrano incredibili convergenze. A febbraio l’ex deputato grillino aveva urlato, in un comizio ad Arcore, che Silvio «ha pagato la mafia!» e «dovrebbe stare in carcere!». Nelle ultime ore, è tornato ad alzare i toni. «In nessun paese al mondo avrebbe ancora potere!», «è un condannato!», «è incandidabile!», «è ineleggibile!».

Un mitragliamento che fa a pugni con i toni di Di Maio: è vero che il capo politico dei 5Stelle ha chiesto a Salvini di smarcarsi dal Cavaliere, ma non è mai stato così violento nei confronti del leader azzurro. Paradossalmente, Di Battista sta facendo dal fronte pentastellato lo stesso gioco che proprio Berlusconi sta sviluppando nel centrodestra. Alza i toni, tira la corda, cerca di mandare a monte la trattativa Di Maio-Lega.

L’altro giorno, Di Battista ha addirittura insinuato che il Cavaliere ricatti in qualche modo il Carroccio, anche economicamente, e per questo motivo, al Colle, Salvini «s’è fatto trattare come Dudù» dall’ex premier. Un ragionamento che prende spunto da un editoriale di Marco Travaglio: così Dibba ha fatto infuriare Salvini. Il quale non ha voluto rispondere pubblicamente, ma medita azioni legali. Una eventualità che è arrivata all’orecchio di alcuni fedelissimi di Di Maio, che avrebbero mostrato comprensione (se non solidarietà) per il Matteo furioso. D’altronde Luigino e Dibba non sono esattamente amiconi…

I rumors raccontano che il Cavaliere avrebbe detto a Mattarella che non disdegnerebbe un governo con tutto il centrodestra e il centrosinistra. Una riedizione del Nazareno, insomma, anche se col capo dello Stato il Cavaliere ha subito precisato: «So che la Lega non è d’accordo». Mentre Di Battista, sempre secondo i maligni, non piangerebbe se a Di Maio sfuggisse Palazzo Chigi o comunque andasse a sbattere, così da tornare sulla scena al prossimo giro (anche per questo Dibba non si sarebbe ricandidato, in ossequio alla regola grillina del “due mandati e poi a casa”).

Insomma, pur da fronti opposti Silvio e Alessandro scommettono sullo stesso scenario, ovvero il fallimento di Di Maio&Salvini. E Renato Schifani, velenoso, aggiunge un altro pezzo del puzzle ricordando che il grillino attacca Berlusconi ma poi «pubblica con Mondadori». In effetti, Dibba è già al secondo volume con la Rizzoli, che nel frattempo è entrata nella galassia di Segrate. Incredibili convergenze.

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