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Per il governo erano ‘a prova di bomba’: terremoto, la scossa ha tirato giù anche le casette appena consegnate!

Maledette casette, verrebbe da dire. Dopo la scossa di terremoto dell’estate del 2016 i cittadini del Centro Italia hanno dovuto fare i conti con tre nemici parimenti sfiancanti: le scosse di assestamento, la burocrazia e i prefabbricati Sae.

In realtà, sopratutto le due vanno a braccetto. E i terremotati lo sanno bene: casette malmesse, ritardi, freddo, infiltrazioni. Chi è riuscito a farsene assegnare una è contento. Poi torna il terremoto, lo stesso sciame che due anni fa ha portato via a questa gente la vita e la pace, e la paura esplode di nuovo. Neppure le casette nuove di zecca reggono del tutto l’urto. Le cucine, appena costruite, si ripiegano su loro stesse. Crollano. Facendo ripiombare gli sfollati nell’incubo di essere sotterrati dalle rovine di un prefabbricato.

La scossa di terremoto

Quando alle 5,11 di stanotte la terra è tornata a tremare le persone si sono riversate nelle strade. “Danni notevoli”, fanno sapere i sindaci della zona. Il sisma di magnitudo 4.6, seguito da una ventina di scosse di assestamento, si è propagato a 9 chilometri di profondità a 2 chilometri da Muccia. Le vibrazioni hanno corso dall’Appennino alla costa adriatica, investendo Fano, Ascoli Piceno, Pieve Torina e Serravalle. Risvegliati anche i comuni più colpiti nell’estate di due anni fa, Amatrice e Accumili. Paura anche a L’Aquila.

I danni alle Sae

Logica vorrebbe che almeno le casette consegnate dallo Stato e dalle Regioni fossero a prova di bomba. In fondo Renzi e i due commissari (Errani prima, De Micheli poi) hanno sempre parlato di soluzioni rapide e sicure per tutti gli sfollati. I prefabbricati a schiera di 15 metri quadri l’uno (tre persone per ogni minuscola stanza per un totale di appena 5 mq a testa), invece, continuano a dar problemi. Almeno in qualche zona. Nelle chat delle associazioni e dei comitati di terremotati già circolano le immagini di quanto resta nella quiete dopo la tempesta. Due fotografie, che il Giornale ha ricevuto e che a quanto ci risulta riguardano due Sae nel maceratese, mostrano le cucine divelte dalla scossa di questa notte. Nella prima, i pensili crollati sopra le stoviglie della cena poggiate nel lavello. Nell’altra le stoviglie a terra, i vetri divelti, le pentole rovesciate e la cappa divelta e riversata sui fornelli.

Le polemiche sulle casette

È l’ennesimo caso. A Camerino, ricorderete, a febbraio c’erano casette pronte mai consegnate. Durante l’emergenza neve e il pericolo Burian diversi cittadini denunciarono “che queste casette non sono adatte a questo clima. C’è troppa umidità e la parete del bagno è quasi del tutto bagnata“. Alcuni boiler, montati sul tetto ed esposti al gelo, provocarono l’ira dei comitati locali. A Sarnano (Macerata) le Sae vennero consegnate agli assegnatari con i bagni smontati. E forse avevano ragione visto che a Pieve Torina nella zona Le Piane alcuni boiler si sono piegati su se stessi. La stessa zona in cui è pure crollato un muro di contenimento. Casi isolati, certo. A Muccia per ora non sono stati registrati disagi. Ma quelle foto fanno infuriare chi è già frastornato da una burocrazia che a quasi due anni dal sisma sembra rallentare tutto. E troppo.

Nei gruppi Facebook dei terremotati già montano le polemiche. “Arredo assolutamente inadeguato – scrive Stefano sotto una delle fotografie – non può essere che con un sisma di 4.7 i pensili cadano come foglie. Se la sotto ci fossero stati i nostri figli a giocare?”.

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