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Colpo di scena! Grillo non vuole l’intesa con Salvini, la mossa per riprendersi i Cinquestelle insieme a Fico

«Beppe Grillo è stanco», ma, a quanto pare, non è più «un asset dismesso». Secondo alcune voci che trapelano dagli ambienti grillini dell’area ortodossa, arrivate fino agli ex attivisti più determinati, il garante del M5s sarebbe deciso a rientrare in pista per «riprendersi il Movimento».

Chi gli è vicino parla di «un Grillo stanco di andare in giro per tribunali a difendersi dalle cause degli espulsi», ma finalmente pronto a tornare al centro del mondo pentastellato. E il caos che si è creato all’indomani delle elezioni del 4 marzo avrebbe messo in moto una dinamica, definita «pirandelliana», tutta volta a favorire il ritorno sulla scena politica del vecchio capo.

Ecco la scena madre della riscossa. Venerdì 23 marzo, Grillo arriva nel pomeriggio a Roma, al quartier generale dell’Hotel Forum, con affaccio sui Fori Imperiali. Il motivo ufficiale è la prima data romana dello show «Insomnia» al Teatro Flaiano. I contatti e le trattative per la presidenza della Camera dei Deputati sono frenetici, convulsi. Di Maio a mezzanotte annuncerà la candidatura lampo, poi bruciata, del fedelissimo Riccardo Fraccaro. Il filo diretto tra il garante e il capo politico era già caldo da giorni. Roberto Fico da un lato, Fraccaro e, ancor prima, Emilio Carelli sono invece i candidati preferiti da Di Maio. La mattina dopo, il veto del centrodestra fa convergere il Movimento su Fico, l’uomo di Beppe Grillo, che viene eletto sullo scranno più alto di Montecitorio. Grillo twitta: «Habemus Fico» e ringrazia Salvini «che mantiene la parola data». Di Maio incassa. Sembrerebbe un congresso del M5s sull’elezione della terza carica dello Stato, ma l’influente ortodosso spiega: «Più che altro è stata una rottura, Grillo ha avuto la meglio». Il garante è «incazzato con Di Maio e Casaleggio» e deciso a mettere il candidato premier all’angolo «nel buio dell’anonimato parlamentare». Con Fico che da presidente della Camera si intesterebbe l’unico risultato concreto perseguibile, ovvero il taglio dei vitalizi.

Un’altra mossa a dimostrazione dell’avvenuto contrattacco del fondatore è il muro contro muro delle ultime ore con la Lega di Salvini. L’accordo con il centrodestra, soprattutto con Berlusconi, è «decisamente sgradito a Grillo». Così riprendono i contatti con il Pd e Di Maio, dopo giorni di braccio di ferro sulla sua premiership, sembra valutare l’ipotesi di farsi da parte. Con un governo M5s-Lega-Forza Italia, Grillo creerebbe scompiglio interno. E, nel frattempo, ha piazzato un’altra «integralista», Paola Taverna, alla vicepresidenza del Senato. Una dura e pura che vede come fumo negli occhi ogni tipo di contatto con il Cavaliere.

Grillo, a differenza di Di Maio, pare tranquillo, beccato a pescare con l’amico scrittore Stefano Benni a Marina di Bibbona, in provincia di Livorno, dove il garante possiede una villa. Pensa anche all’eventualità di un ritorno alle urne. In quel caso «ci sarà una deroga alla regola del doppio mandato». Di Maio sarà ricandidato, ma non è detto che avrà di nuovo il ruolo di candidato premier. E Alessandro Di Battista è pronto a tornare dall’America.

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