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Milan, il retroscena bomba: l’ombra dello zar Putin sui rossoneri! Così si papperà le quote del club che fu di Berlusconi

Agosto del 2012. Siamo in Sardegna, in Costa Smeralda. La cronaca rosa riferisce di una grande festa con più di 200 invitati nella lussuosissima Villa Violina. Canta Sting, rigorosamente live, e tra i personaggi di spicco, brillano Vladimir Putin e Silvio Berlusconi. La location è una delle tante residenze del magnate uzbeko di Gazprom, Alisher Usmanov.

Potrebbe partire da qui, da un party estivo di 6 anni fa, il futuro del nuovo Milan. Quello che oggi è nelle mani di Yonghong Li, ma che a breve potrebbe passare in quelle più solide di Elliott, il fondo americano che ha prestato più di 300 milioni a Li per il closing dello scorso aprile. Alisher Usmanov, del resto, nell’ ultimo lustro non ha fatto altro che incrementare le sue ricchezze. Forbes, ci dice che nel 2017 aveva un patrimonio stimato in 15 miliardi di dollari, ma al 64enne di Chust è sempre piaciuto diversificare. Il primo centesimo l’ ha guadagnato vendendo buste di plastica, poi si è dato al ferro, diventando il maggior produttore russo con la sua Metalloinvest, quindi a Internet (partecipazione in mail.ru), alla telefonia mobile (MagaFon) e soprattutto al gas con Gazprom.

Usmanov, però, è più conosciuto per gli hobby che coltiva. Dilbar, uno dei suoi yacht, è lungo 156 metri e alto 30. Gli è costato 500 milioni di euro e scorazza, spesso sulle coste dei mari sardi, grazie a un equipaggio di un centinaio di persone. Mentre l’ investimento nell’ altro grande amore, il calcio, gli ha portato meno gioie. La scalata all’ Arsenal, iniziata nel 2007 con i 110 milioni investiti per assicurarsi il 14,6% dei Gunners, è durata per anni, ma si è chiusa male. Arrivato al 30% nel 2013, Alisher si è scontrato con la tigna e i soldi dell’ attuale patron americano, Stanley Kroenke, che circa un anno fa, secondo il Financial Times, avrebbe rifiutato 1,3 miliardi per il 67% del club londinese. Il problema è che oggi come oggi, dopo la spy story partita con l’ uccisione di un ex investigatore di Mosca in territorio britannico, i russi d’ Inghilterra, soprattutto se legati a doppia mandata a Putin, non se la passano bene. E quindi Usmanov (così come anche Abramovich) potrebbe essere costretto a disinvestire.

E qui torniamo in Italia e al Milan. Usmanov conosce da anni Paul Singer, il patron del fondo Elliott e supertifoso dell’ Arsenal, e secondo quanto appreso da Libero gli avrebbe manifestato il suo interesse per i rossoneri. E non da adesso. Del resto che Yonghong Li avesse dei problemi di liquidità era risaputo ed era altrettanto scontato che fiutato il potenziale affare ci fossero già dei soggetti disponibili a subentrargli da metà ottobre, quando il prestito da 300 milioni del fondo Usa va in scadenza. Il magnate del gas non sarebbe l’ unico pretendente, ma per una serie di motivi quella russa è la pista più praticabile.

Usmanov “bazzica” in Italia da anni e ha un buona confidenza con Silvio Berlusconi. Se dovesse uscire dall’ Arsenal avrebbe un motivo in più per investire nel calcio e diventare finalmente proprietario di un club prestigioso. E il rapporto con Elliott gli garantisce una corsia preferenziale. Insomma, i tempi coincidono. Anche con le disgrazie di Li.

È delle scorse ore la notizia del fallimento della Jie Ande, la holding che costituiva il suo asset principale. E da qui a fine mese l’ uomo d’ affari con passaporto di Hong Kong dovrebbe sborsare i primi 10 milioni di un aumento di capitale da 38. Ha i soldi?
Nell’ incertezza Elliott si è detto disponibile a coprire l’ intero aumento a tutela del Milan che altrimenti rischerebbe l’ estromissione dalle coppe. Se dovesse realmente metterci altri soldi, il fondo Usa diventerebbe il vero dominus della società rossonera e a quel punto si aprirebbe ufficialmente la corsa verso una nuova cessione.

Ma visto che con il Milan non ci si annoia mai, le ultime ci dicono che la Procura meneghina ha aperto un fascicolo a modello 45, senza indagati e notizie di reato, sulla cessione da Berlusconi a Li. Ci sarebbero “segnalazioni di operazioni sospette” trasmesse dall’ unità di informazione finanziaria di Bankitalia alla Gdf. Staremo a vedere.

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