Home / NEWS / “Di Maio occhio a non fare lo stesso errore di Bersani” travaglio bacchetta il leader Cinquestelle. A rischio la fine prematura del movimento

“Di Maio occhio a non fare lo stesso errore di Bersani” travaglio bacchetta il leader Cinquestelle. A rischio la fine prematura del movimento

“Se Di Maio vuole i voti del Pd de-renzizzato e di LeU, glieli chieda”. Da 10 giorni ormai Marco Travaglio ha clamorosamente spostato ritarato il Fatto quotidiano spostandolo sull’asse di un tragicomico governo M5s-dem (dopo aver passato mesi, anzi anni, a insultare chiunque si muovesse nel perimetro del Partito democratico). Ma ha bisogno di convincere anche il candidato premier grillino, che finora sembra guardare anche a destra. E dunque ecco il direttore del Fatto esibirsi in un editoriale-lezione-manualetto: guida pratica alla conquista dei voti mancanti.
Di Maio, è il succo del Travaglio-pensiero, non deve fare come Pierluigi Bersani nel 2013 con i 5 Stelle: “Vada a parlare con Martina e Grasso su un’offerta chiara, realistica, generosa e rispettosa della democrazia parlamentare”. Il Pd, 5 anni fa, fece l’opposto: “Si pappò le presidenze delle due Camere, designò Bersani come premier, stese un programma e una lista di ministri, poi pretese che i 5 Stelle sostenessero al Senato il suo governo di minoranza”. Un fallimento assicurato, certificato dall’umiliazione dello streaming con Crimi e Lombardi. E il Pd perseverò nel tragico errore, prosegue Travaglio, pure con il successore di Bersani, Enrico Letta, che rifiutò l’offerta di Beppe Grillo: prima l’elezione di Rodotà al Quirinale, e poi governo insieme. “Ora Di Maio crede che avere quasi doppiato il Pd lo autorizzi a fare altrettanto”, è l’allarme del direttore. Come evitare il patatrac? Di Maio dovrebbe aprire la squadra di esterni “ad altri indipendenti di centrosinistra, per un governo senza ministri parlamentari”, e bilanciando il suo potere “lasciando la presidenza di una Camera alla Lega”. A quel punto, conclude Trvaglio, la palla tornerebbe al Pd, che dovrebbe scegliere: “Accettare una soluzione equilibrata o suicidarsi con nuove elezioni. Intendiamoci: il Pd sarebbe capace di optare per la seconda ipotesi. Ma almeno sarebbe chiaro di chi è la colpa”.

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