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Ma quale fuori dai giochi: le trame di Renzi per rifilarci la Boschi nella poltrona più importante

Il Parlamento deve ancora insediarsi con i nuovi eletti e già tra le fila renziane si è acceso lo scontro per le nomine più attese, come la presidenza del Copasir, destinata secondo Matteo Renzi a un fedelissimo come Maria Elena Boschi, riporta il Fatto quotidiano, o Luca Lotti. Per prassi quella poltrona è affidata ai gruppi di minoranza, mentre la Commissione viene composta da cinque deputati e cinque senatori nominati dai presidenti delle Camere su indicazione dei partiti.

Già in passato Renzi aveva tentato di muovere una pedina importante nello scacchiere dell’intelligence italiana, quando la pattuglia renziana aveva tentato di affidare la delega sui servizi a Lotti, negata poi da Paolo Gentiloni nuovo premier. Con il sostegno del Quirinale, Gentiloni aveva tenuto per sé la vigilanza sui Servizi. Sullo stesso solco c’era stata la ventilata nomina dell’amico di Renzi, Marco Carrai, per la gestione di una struttura di cybersecurity, di raccordo con il ministero dell’Interno.

L’attenzione per il Copasir da parte di Renzi, secondo il Fatto, va tutta letta sulla potenziale minaccia dell’inchiesta Consip, con la famosa fuga di notizie e le accuse di falso rivolte al maggiore dei carabinieri Giampaolo Scafarto. Da quella vicenda era emerso il nome di Tiziano Renzi, indagato per concorso in traffico di influenze illecite. Renzi non si fiderebbe dell’Aise, i servizi stranieri, agenzia che si è servita di carabinieri come il colonnello Sergio De Caprio, il “capitano Ultimo”, oltre a una squadra che aveva qualche aderenza con Scafarto. Per questo non ha trovato nessuno favorevole la conferma, voluta solo da Sergio Mattarella, di Alberto Manetti per l’Aise e Alessandro Pansa per il coordimento del Dis.

I renziani vorrano dire la propria negli equilibri dei Servizi, la presidenza del Copasir resta quindi tra le poche poltrone possibile, volendo escludere un ingresso nel governo grillino, o addirittura leghista. Per farlo Renzi sarebbe disposto anche a qualche trucchetto, come la strana indiscrezione fatta trapelare secondo la quale il segretario Pd non ha mai pensato alla Boschi come capogruppo alla Camera. Così spunta il suo nome per il delicato ruolo di intelligence, almeno per cadere in piedi dal piedistallo di palazzo Chigi, per quanto lei neghi: “Non sono in corsa per niente”.

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