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“Napolitano? Ogni volta che parla…” strepitoso Feltri, così seppellisce il vero traditore degli italiani

di Vittorio Feltri per Libero

Giorgio Napolitano è ancora in forma e la cosa ci rallegra.
Conversa persino, la sua voce è ferma e sicura. Un paio di giorni orsono ha usato la lingua per tessere l’ elogio di Gentiloni, al quale ha dedicato addirittura parole di ammirazione, auspicando che il premier sia confermato a Palazzo Chigi dopo le elezioni del 4 marzo prossimo.
Il discorso dell’ ex capo dello Stato ci ha impressionato, sapendo che lui non ha mai azzeccato una previsione politica. Abbiamo pensato che la sua sviolinata portasse alla lunga sfiga al presidente del Consiglio cattocomunista, l’ uomo più noioso delle istituzioni patrie, una specie di statua marmorea, un motuleso che non facendo nulla ha accontentato tutti, compreso Berlusconi. Non sbagliavamo.

 

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Quando Napolitano dice una cosa, poi succede l’ esatto contrario. Era fascista e il fascismo è finito male, era comunista e il comunismo è andato a ramengo. Poi è stato deputato europeo e l’ Europa si è sbracata, poi è stato presidente della Camera, e la Camera si è sbiadita, infine è entrato al Quirinale curvo e stanco e ne è uscito dritto come un fuso, dopo nove anni. Abbiamo perso il conto dei suoi anni, ma lui è tuttora lì a predicare, e qualcuno lo prende sul serio. Le sue lodi a Gentiloni mi hanno indotto a pensare che questi fosse in fase terminale. In effetti il giorno appresso il capo della commissione europea, Jean-Claude Juncker, si è affrettato a dichiarare che Paolo il freddo, se restasse alla guida dell’ esecutivo nostrano, sarebbe una minaccia per la stabilità dell’ Ue.
Intendiamoci, Juncker non è un profeta attendibile, ma Napolitano lo è ancor meno, pertanto ci viene il sospetto che quello di Giorgio sia stato per Gentiloni il bacio della morte, naturalmente politica. Ogni volta che l’ ex presidente della Repubblica più longevo della storia ha sponsorizzato qualcuno ha preso un granchio, ha affossato il proprio protetto. Gentiloni si regoli e il suo mentore, anche. Si dà il caso che sarà il risultato delle urne a determinare il futuro italiano, e non è detto, benché probabile, che il domani sia rosso.
Ci auguriamo di no. I giochi sono apertissimi e chi è convinto di vincere prima dello spoglio farebbe bene a tacere. Le sorprese sono sempre dietro l’ angolo. Nei panni dell’ attuale premier andremmo a farci benedire, perché la consacrazione di Napolitano potrebbe menare gramo.

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