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Veronica Lario, la vergogna Pd in Parlamento. Una Leggina fatta per lei (e per i suoi soldi) per fregare Berlusconi

E ora il Pd propone la norma Salva-Veronica. Che scatena, scrive il Corriere della Sera, lo scontro Fi-Pd sul divorzio di casa Berlusconi. “Nella legge di riforma dell’assegno divorzile” spiega il forzista Francesco Paolo Sisto, “è contenuto il peggiore refrain antiberlusconiano targato Pd. Si tratta di una una norma che sembra cucita addosso a Silvio Berlusconi e alla sua ex moglie. Riporta in vita il principio della non eccessiva disparità delle condizioni di vita degli ex coniugi: guarda caso proprio quello che può rimettere in gioco la sentenza di Milano contro lo spropositato assegno finora corrisposto da Berlusconi alla sua ex“. Secca la replica della presidente Pd della commissione GiustiziaDonatella Ferranti: “Non è vero: l’abbiamo scritta prima della sentenza che ha tolto gli alimenti alla Lario e non dovrebbe avere alcun effetto in quella storia. Berlusconi non c’entra nulla con il principio, tratto dalla disciplina francese e condiviso anche da sue parlamentari: chi ha sacrificato per dovere coniugale, o per assistere i figli, la propria prospettiva professionale, ha diritto a una compensazione”.

Sisto, però, fa notare la “strana coincidenza temporale”. Il 6 novembre scorso la Corte d’Appello di Milano, ha tolto il mensile da 1,4 milioni di euro a Veronica Lario, applicando il principio che l’assegno non deve più essere collegato al tenore di vita precedente. “Perché calendarizzarla proprio ora? E quando mai il Pd è andato contro una giurisprudenza consolidata?” domanda il parlamentare di Fi.

La norma, che sarà discussa alla Camera la prossima settimana, è composta da un solo articolo e 4 commi e prevede che con la sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, “il tribunale dispone l’attribuzione di un assegno a favore di un coniuge, destinato a compensare, per quanto possibile, la disparità che crea nelle condizioni di vita dei coniugi”. “Nel determinarlo” precisa l’articolo del Corriere, “”il giudice valuta le condizioni economiche in cui i coniugi vengono a trovarsi a seguito della fine del matrimonio; le ragioni; la durata del matrimonio; il contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ciascuno e di quello comune; Il reddito di entrambi, l’impegno di cura personale di figli comuni minori o disabili, assunto dall’uno o dall’altro; la ridotta capacità reddituale dovuta a ragioni oggettive; la mancanza di un’adeguata formazione professionale quale conseguenza dell’adempimento di doveri coniugali'”.

C’entra col Cavaliere e la Lario? “La firmano gli antiberlusconiani doc” ironizza Sisto, “è un’operazione consueta. vintage”.

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