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Toghe italiane, è scandalo: le regole “sporcaccione” del “consigliere di Stato” per le future giovani magistrate

La prestigiosa scuola per magistrati richiedeva per le toghe di sesso femminileuna selezione durissima: a luci rosse. Più che il curriculum, il professore responsabile di Diritto e ScienzaFrancesco Bellomo, si interessava ad aspetti più intimi: minigonna, lunghezza delle gambe delle candidate alla borsa di studio, il fidanzato.

È il Fatto quotidiano a sollevare lo scandalo del Consiglio di Stato. Bellomo, 40enne ex toga di Bari e ora consigliere di Stato, avrebbe imposto alle studentesse del suo corso di formazione al concorso in magistratura un “contratto che non rispetta la “libertà e la dignità della persona” e per questo è stato rimosso dall’incarico.

Sono quattro gli addebiti disciplinari all’ex magistrato ordinario: innanzitutto i suoi rapporti personali con le allieve: “Risulta che era il consigliere Bellomo a sottoporre a colloquio gli aspiranti a tale borsa di studio e a selezionarli – si legge nel dossier a suo carico, riportato dal Fatto -. L’ accesso alle borse di studio comportava per i borsisti la sottoscrizione di un vero e proprio contratto. Il contratto prevede numerosi impegni dei borsisti nell’interesse della società, tra cui la scrittura di articoli per la rivista Diritto e Scienza, la partecipazione a studi e convegni, la promozione dell’immagine della società”.

Di fatto, le aspiranti magistrate erano totalmente sottomesse al docente, che le obbligava ad indossare minigonne “fino a un terzo della distanza dall’anca al ginocchio per le occasioni mondane”, con tanto di diktat su calze e trucco. E poi c’era la clausola sul fidanzato: decadenza della borsa in caso di matrimonio, fidanzamento consentito solo se il partner “risultasse avere un quoziente intellettuale pari o superiore a un certo standard”. Valeva per maschi e femmine, che per accedere alla borsa di studio di fascia A dovevano avere partner che rispettassero i criteri di “potere/successo; intelligenza; capacità di amare; bellezza; personalità” (per le magistrate) o “bellezza; femminilità; attitudine materna; intelligenza; eleganza” (per i magistrati).

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