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Migranti, ma che gommone? L’ultima vergogna di Stato: ci invadono così

di Mirko Molteni per Libero

Negli ultimi tempi, come conferma la polizia europea Europol, si assiste, da un lato al ripiegare dell’immigrazione africana verso trampolini per l’Europa, situati in Algeria e Tunisia, dall’altro all’indirizzarsi dei migranti dal Medio Oriente verso porti turchi da cui salpano a bordo di velieri, come naviganti d’altri tempi. L’ultimo caso ieri in Italia, dove 119 fra siriani e iracheni (esattamente 57 uomini, 37 donne e 27 bambini) sono arrivati, nelle isole Eolie, per la precisione a Lipari, stipati su una barca a vela di 20 metri, l’Inktuis, che aveva mollato gli ormeggi da Istanbul ed è stata abbandonata davanti alla costa, vicino alla spiaggia delle terme di San Calogero, dai quattro loschi scafisti, scappati verso Filicudi con un gommone a motore fuoribordo.

 

LA ROTTA TURCA
A trarli d’impaccio e portarli a terra sono intervenute le motovedette di Guardia Costiera, Carabinieri e Guardia di Finanza. Fra gli altri casi delle ultime settimane, il 1° ottobre ben due imbarcazioni a vela partite anch’esse dalla Turchia, e con a bordo un totale di 97 clandestini erano state intercettate da navi della Guardia di Finanza al largo di Santa Maria di Leuca, in Puglia. La nave più grossa batteva bandiera turca e portava 59 presunti pachistani e quattro indiani, oltre a due scafisti ucraini, l’altra aveva invece bandiera britannica e 34 iracheni, ma in quel caso gli scafisti avevan tagliato la corda.

È quindi ben fondato l’ultimo rapporto Europol secondo cui ormai fra «yacht» e «gusci di noce», la vela è il nuovo stratagemma per eludere, se possibile, la sorveglianza, con mezzi più piccoli e agili dei grossi mercantili arrugginiti. Del resto, il Mediterraneo ben si presta a simili mezzi essendo un mare interno, un po’ più calmo degli oceani e ricco di isole e penisole intermedie che facilitano gli approdi. Le autorità europee hanno censito finora 160 viaggi di questo tipo, perlomeno quelli che sono stati scoperti, lungo la nuova rotta marittima fra Turchia e Italia, conseguenza del blocco dal 2016 della direttrice terrestre attraverso i Balcani.

Le mete sono specialmente la Puglia, la Calabria e la Sicilia, sui loro versanti orientali e sudorientali. «Abbiamo a che fare con una rete di trafficanti criminali con sede in Turchia», dicono gli euro-agenti, secondo cui gli scafisti skippers, esperti di randa, fiocco, trinchetto e mezzana, sarebbero prevalentemente ucraini, russi, georgiani, bielorussi, georgiani e, in misura minore, turchi stessi, azeri e siriani.

BIGLIETTO SALATO
Quanto ai disperati da essi traghettati, sarebbero afghani, iracheni, siriani, pachistani e iraniani. Pagherebbero, dice Europol, un salasso di 6mila euro a testa agli scafisti, 3mila nel caso dei bambini. Al che ci si chiede in che diavolo di modo rimedino tale cifra, una piccola fortuna in quei paesi, se è vero che sono così derelitti. Un’analoga rotta velica di clandestini parte invece dalle coste settentrionali turche verso la Romania, solcando il Mar Nero. Sempre nelle ultime ore, fra venerdì e sabato, 60 clandestini algerini sono invece sbarcati in Sardegna, nel Sulcis, a riconferma che anche nel Mediterraneo Occidentale le rotte sono in perenne rinnovo.

 

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