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“Il soufflè alla cocaina”. Il mega-chef e quello che non vi hanno mai detto: cosa accade nelle cucine dei ristoranti

Gordon Ramsay: “Ho detto no a un soufflè alla cocaina”

Strane, bizzarre ed addirittura “illegali” richieste quelle che il noto chef pluristellato Gordon Ramsay ha ricevuto nell’arco della sua carriera: a svelarlo lo stesso Ramsay in un’intervista radiofonica andata in onda – come racconta un articolo de Il Corriere della Sera –  alla vigilia della trasmissione di un documentario tv sulla cocaina, in cui rivela «il piccolo segreto sporco dell’industria dell’ospitalità», ossia il massiccio uso di droghe. Accade che Ramsay va a preparare la cena a casa di una coppia che aveva vinto un’asta di beneficenza. Arrivati al dessert, i padroni di casa prendono da parte lo chef: “Potresti preparare un soufflé come non si è mai visto prima? E cioè mischiare lo zucchero con della cocaina e spolverarlo sopra?”. “Gordon” si legge nell’articolo, “non si è scomposto, ha caramellato lo zucchero sul soufflé in modo che non si capisse bene cosa fosse e se ne è andato dalla porta di servizio, senza nemmeno salutare”.

Ma questo non è l’unico episodio accaduto a Ramsay. Lo scorso Natale, ad esempio, in uno dei suoi ristoranti un cliente si è portato un piatto in bagno per poterci sniffare sopra della cocaina: dopo di che l’ha restituito al cameriere chiedendogli di cambiarlo con un piatto pulito. “Quella volta lo chef non era presente: ma se fosse stato lì” spiega al Corriere, “avrebbe cacciato il cliente su due piedi. Questo è il dilemma: fino a che punto si può arrivare e qual è la pressione che i ristoratori devono fronteggiare da parte dei clienti?”.

Lo chef ha rivelato di aver fatto controllare i bagni dei suoi 31 ristoranti sparsi per il mondo: in tutti tranne che in uno sono state scoperte tracce di cocaina. Del resto si sa che a Londra, come nella maggior parte delle altre capitali Ue, la droga si trova facilmente e i consumi, purtroppo, sono in continua crescita. Come è altrettanto noto che anche i ritmi massacranti dell’industria della ristorazione sono sostenuti grazie al ricorso alle droghe: non è un caso che nel 2003 uno dei capo-cuochi di Gordon Ramsay sia morto per un’overdose. Ma questa non è l’unica esperienza personale che ha spinto lo chef a produrre il documentario: suo fratello più giovane è un tossicomane che è stato visto l’ ultima volta sei mesi fa a suonare per strada in Portogallo. Dopo di che di lui si sono perse le tracce.

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