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“Illustri politici, state sereni. Il golpe è quello vostro contro i cittadini italiani”: così Capitano Ultimo risponde alle folli accuse di Renzi

Ai politici dice: «Stiano sereni tutti, perché mai abbiamo voluto contrastare Matteo Renzi o altri politici, mai abbiamo voluto alcun potere. L’unico golpe che vediamo è quello perpetrato contro i cittadini della Repubblica, quelli che non hanno una casa e non hanno un lavoro». Così parlò il Capitano Ultimo, al secolo Sergio De Caprio, colonnello dell’Arma. Il mitico ufficiale che arrestò Totò Riina con un pugno di fedelissimi, agendo nell’ombra, fuori dalle gerarchie, avendo a modello gli indiani Apache. Ora, quell’accenno allo «stare sereni» non è certo casuale. Ma è vero quel che Ultimo dice, e cioè che non ce l’ha con Matteo Renzi. Il discorso è molto più ampio. Già, perché Ultimo – come esplicitato dal discorso sul golpe che sarebbe portato avanti dai politici stessi – c’è l’ha con il Potere.


La partita mortale con Matteo Renzi, quella «bomba che se lei vuole può far esplodere», come disse al procuratore di Modena, Lucia Musti, (e lei ha riferito al Csm: «Pensai: questi sono degli esagitati») è soltanto l’ultima di una lunga serie. Da quando quindici anni fa ha mollato la mafia e s’è dedicato ai politici, De Caprio ne ha inanellati di «scalpi» eccellenti. C’era lui dietro l’inchiesta che costrinse Alfonso Pecoraro Scanio alle dimissioni da ministro dell’Ambiente del governo Prodi. Era il 2008, quel governo prese a traballare, e si cementò il rapporto con il pm John Henry Woodcock, che era ancora in servizio a Potenza, ma presto sarebbe arrivato a Napoli.

C’erano ancora De Caprio e Woodcock dietro l’inchiesta che ha incastrato Umberto Bossi e il tesoriere Belsito (i cui strascichi arrivano a oggi) o quando decapitarono Finmeccanica e il potentissimo Giuseppe Orsi, tanto vicino alla Lega, ma colpirono anche Roberto Maroni per alcune spregiudicatezze da ministro dell’Interno. E poi, Berlusconi regnante, vennero il caso del faccendiere Lavitola, il procacciatore di donne Giampaolo Tarantini, la compravendita di senatori con Sergio De Gregorio, i maneggi di Luigi Bisignani, le furberie del deputato Alfonso Papa, le trame di Nicola Cosentino.

L’ultima caccia riguarda il nuovo potente. Matteo Renzi entra nel mirino del Noe e di Woodcock quando è ancora sindaco di Firenze, ma da segretario Pd s’agita assai e si capisce che sta per fare il gran salto. Lo intercettano mentre chiacchiera con il suo amicone, il generale Michele Adinolfi, della Gdf, e insieme i due sghignazzano su Enrico Letta. Puntualmente le carte finiscono sui giornali ed è uno schizzo di fango che lascia il segno. È il gennaio 2014. De Caprio lo inquadra e si getta nella battaglia. Matteo Renzi è infatti il bersaglio grosso di questi ultimi due anni. S’è vista la foga degli uomini del Noe, anche dopo che il colonnello era transitato ai servizi segreti, senza mai mollare la presa.

Si ricordano in proposito gli sms del capitano Scafarto ai suoi marescialli, quando voleva a tutti i costi appesantire la posizione di babbo Renzi, ma le intercettazioni non lo aiutavano. «Remo, per favore, riascoltala subito. Questo passaggio è vitale per arrestare Tiziano. Grazie. Attendo trascrizione». L’intercettazione continuò a deluderlo, ma Scafarto taroccò l’informativa e la posizione di Tiziano Renzi sembrò davvero pencolare. Oppure quel capitolo dedicato a un intervento di controspionaggio degli 007, del tutto campato in aria, che però portava a pensar male di Palazzo Chigi.

Come la pensi il colonnello De Caprio sui politici, in fondo, non l’ha mai nascosto. «Vi saluto – scriveva in una lettera aperta ai sottoposti del 2015, all’atto di lasciare il comando delle operazioni del Noe – nella certezza che senza mai abbassare la testa, senza mai abbassare lo sguardo e senza mai chiedere nulla per voi stessi, continuerete la lotta contro quella stessa criminalità, le lobby e i poteri forti che la sostengono». Una sacra corona del male, cui si oppone un pugno di carabinieri eroi. Ma che conta. «L’amore che abbiamo per il nostro popolo è così grande che ti fa dimenticare tutto», disse in un’intervista. Ieri il colonnello diceva: «Non sono un esaltato, ho sempre servito onestamente lo Stato. Sono i giornali che hanno montato questa roba su Renzi».

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