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CRIMINALI ALLA POMPA DI BENZINA, IL TERRIBILE SOSPETTO: COSA METTONO NEL SERBATOIO DELLA VOSTRA AUTO

Il quotidiano La Repubblica dà notizia di un dossier riservato del Nucleo Speciale di Polizia valutaria della guardia di Finanza, risalente al febbraio di quest’anno, nel quale si definiscono i contorni del traffico di petrolio dell’Isis proveniente da Libia e Siria. Un traffico illegale che avviene attraverso piccole imbarcazioni-cisterna. Partite dai porti di Libia e Siria, diventano “invisibili” nel tratto di mare che circonda Malta, spegnendo il transponder di bordo di cui sono dotate. A quel punto, secondo gli inquirenti, riverserebbero il carico in petroliere di più grandi dimensioni, regolarmente adibite al trasporto del greggio, per poi riaccendere il transponder, tornando così “visibili” e rintracciabili quando già si trovano sulla via del ritorno verso la Libia o comunque in un altro tratto di mare.

Dietro questo traffico ci sarebbe poi la criminalità organizzata italiana. Alcune indagini a Venezia e in Puglia hanno dimostrato l’interesse delle mafie per l’oro nero, secondo uno schema tipo: creano società fasulle all’estero, con oggetto sociale la commercializzazione di benzina; si accreditano, falsamente, come esportatori abituali; vendono direttamente ai gestori di pompe di benzina a prezzi ribassati; chiudono subito dopo la società. “Così raggiungono due obiettivi perché evadono l’Iva e riciclano denaro: due miliardi lo scorso anno in Italia”, spiega a Repubblica Andrea Rossetti, presidente di Assopetroli. Il petrolio dei terroristi dell’Isis finisce così nei serbatoi delle auto degli ignari automobilisti italiani.

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