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“MARCHIONNE PREMIER? MA SIAMO MATTI?”- PARAGONE: VI SPIEGO COME CI AFFOSSEREBBE DEFINITIVAMENTE

di Gianluigi Paragone per Libero

Volevo cominciare il mio commento così: ma davvero qualcuno nel centrodestra pensa di poter vincere candidando Sergio Marchionne come premier? Poi ho pensato alla risposta: evidentemente sì. Marchionne può entrare nelle pieghe molli di quel corpaccione che oscilla tra Scilla e Cariddi, tra Renzi e Berlusconi.

Sì, non escluderei che una buona fetta di italiani possa fidarsi di quest’altro uomo forte, nella speranza di portarci fuori dalle secche. Marchionne, il manager col maglioncino, il manager che ha sfidato la Fiom, il Ceo che frequenta le elite giuste. Sergione l’abbruzzese ma anche il canadese.

Ecco, io credo che Sergio Marchionne sarebbe un altro uomo della sciagura, un altro regista dello smantellamento dello Stato proprio come vuole il sistema GangBank, cioè quel neoliberismo che sta impoverendo i cittadini sottraendo diritti e soldi. Marchionne è un campione di questo sistema distruttivo a norma di legge: cittadino globale della serie Va’ dove ti porta l’interesse, sempre un interesse di tipo speculativo. Marchionne non ha una sensibilità sociale, è un business oriented tanto da aver portato la sua residenza fiscale personale a Zugo, un paesino che si trova nel cantone svizzero dove si pagano meno tasse; e lo stesso ha fatto con Fca sfilandola a quell’Italia che, anche con soldi pubblici e criteri pubblici, ha tenuta in piedi la gran fabbrica Agnelliana.

Anticipo quella che è l’obiezione di chi tifa Marchionne: se ha fatto il bene dell’azienda, perché non dovrebbe fare il bene dell’Italia? Semplice, rispondo, perché lo Stato non è una azienda, non si governa con logiche manageriali e finanziarie. E soprattutto lo Stato non è in svendita per mano di manager del lignaggio di Marchionne. In più, aggiungo, non sono nemmeno così sicuro che il miracolo di Sergione sia un miracolo autentico, strutturato, costruito su un terreno solido.

Marchionne ha appoggiato tutto quello che abbiamo messo in discussione, dal Jobs Act all’euro: non è che possiamo zigzagare a lungo. Berlusconi ha tirato fuori dal suo cilindro ormai sfondato un coniglio nero, nero come fu il coniglio Mario Draghi. Lasciamo perdere. Decidiamo una rotta: o si sta coi cittadini o si sta col Potere GangBank. Per ora i palazzi stanno solo fregando i cittadini, sfilandogli diritti e sostituendoli con pessimi trattati, Ceta e Ttip in testa.

Marchionne resti dov’è, Berlusconi la smetta di farsi accreditare da quel mondo che lo ha avvelenato sapientemente. Se questo è il centrodestra che ci aspetta nel prossimo tempo, suggerisco a Salvini (a cui non ho lesinato critiche severe e i lettori di Libero lo sanno) di farsi la sua campagna elettorale dura e coraggiosa. Ormai è diventato adulto. Il mare potrà riservare sorprese e compagnie migliori di chi stizza l’occhio ai Draghi e ai Marchionne.

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