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DOPO IGOR ARRIVA “JOHNNY LO ZINGARO”: ERA ALL’ERGASTOLO, ECCO COME E’ EVASO

Da repubblica.it

Portano a Genova le tracce di Giuseppe Mastini, alias Johnny lo Zingaro. L’ergastolano, negli anni Ottanta vero e proprio terrore della Roma criminale, era in semilibertà dallo scorso agosto e da novembre si recava tutti i giorni alla scuola della polizia penitenziaria di Cairo Montenotte, nel Savonese, dove svolgeva piccole mansioni. Ieri mattina non si è presentato al lavoro e da ieri sera è formalmente un evaso.

Le ricerche sono coordinate dalla polizia penitenziaria di Fossano, dove stava scontando la sua pena, agli ordini del comandante Eraclio Stefano Seda, e di concerto con le altre forze dell’ordine. Secondo una prima ricostruzione, Johnny lo Zingaro, alle spalle una lunga scia di sangue iniziata con il primo omicidio quando aveva appena undici anni, si sarebbe fatto accompagnare da un taxi da Fossano  a Genova. Una volta nel capoluogo ligure avrebbe fatto perdere le proprie tracce.

Ma le indagini degli investigatori procedono a “360 gradi”. Si lavora soprattutto per capire come sia avvenuta l’evasione. Come ogni mattina, insieme con altri tre detenuti, lasciavano Fossano per Cairo Montenotte: un viaggio in treno di poco più di un’ora. Che forse non ha mai fatto. Quando il treno è arrivato nella cittadina dell’entroterra savonese, di Johnny Lo Zingaro non c’era più traccia. Ma potrebbe essere sceso dal treno, ammesso che fosse davvero salito su quel diretto a una delle stazioni lungo il tragitto e da lì aver preso il taxi che lo ha portato a Genova.

johnny lo zingaro

E la fuga dà la stura alle polemiche. Il segretario generale dell’Osapp, Leo Beneduci, rinnova la richiesta all’ indomani dell’evasione dell’ergastolano in regime di semilibertà la richiesta di una commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni delle carceri. Nel mirino del sindacato autonomo di polizia penitenziaria ci sono, in particolare, “le competenze e i risultati degli attuali vertici penitenziari, con riferimento al capo del Dal e al capo del personale”.

“Il 50% delle infrastrutture penitenziarie è in pericoloso dissesto – denuncia Beneduci – per cui per prima cosa la commissione parlamentare dovrebbe valutare con attenzione lo stato delle infrastrutture e le condizioni alloggiative”. Rincara la dose Donato Capece segretario generale del Sappe, altro sindacato degli agenti penitenziari: “Un evento irresponsabile e gravissimo”.

Interviene anche l’avvocato di Mastini: “Mi auguro che il percorso riabilitativo, condiviso con il carcere e i magistrati, non venga interrotto. Che il mio cliente rientri e spieghi il perché si è allontanato” dice Enrico Ugolini, il difensore di Giuseppe Mastini. “Non capisco – continua l’avvocato – Ha una condotta carceraria encomiabile ed è un punto di riferimento per i detenuti. Il mio cliente ha pagato anche per il personaggio che gli è stato cucito addosso”.

 

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