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RAFFAELLA CARRA’, LA CONFESSIONE PIU’ DIFFICILE: “LA GRANDE VERGOGNA CHE HA SEGNATO LA MIA VITA”

Raffaella Carrà racconta a Massimo Gramellini sul Corriere il suo rapporto con il mondo maschile, omosessuale e no.

La conduttrice italiana, icona mondiale, 74 anni, racconta di essere stata cresciuta da due donne. “Tre, contando la nurse inglese: severissima. Mia mamma Angela Iris fu una delle prime a separarsi nel dopoguerra. Non si risposò più. Nonna Andreina era rimasta vedova di un poliziotto originario di Caltanissetta che si chiamava Dell’ Utri. Per addormentarmi mi cantava le arie d’ opera, piene di disgrazie. E io: “Nonna, cantami qualcosa di allegro, diobono…””.

Sentiva la mancanza di una figura maschile? “Mi vergognavo di non averla. E nascondevo la verità. A scuola, quando mi chiedevano che cosa avevo fatto col babbo nel fine settimana, mi inventavo la qualunque”.

Passano gli anni, Raffaella diventa una star, e a quel punto incontra uno degli uomini più importanti della sua vita. “Il babbo che cercavo l’ ho trovato in Gianni Boncompagni, che aveva 11 anni più di me. Finalmente mi sono rilassata. Per tutta la giovinezza mi era mancata la spalla a cui appoggiarmi”. La Carrà a questo punto non vuole sbilanciarsi troppo sui suoi amori. “Ho avuto due grandi storie d’ amore note, con Boncompagni e con Sergio Iapino. E altre ignote che non rivelerò mai”.

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