BENESSERE – www.mag24.es http://www.mag24.es MAG24 La Nuova Informazione Indipendente Thu, 13 Dec 2018 20:55:31 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.9 Cozze richiamate dal ministero della Salute perché contaminate dal vibrione del colera http://www.mag24.es/2018/12/13/cozze-richiamate-dal-ministero-della-salute-perche-contaminate-dal-vibrione-del-colera/ http://www.mag24.es/2018/12/13/cozze-richiamate-dal-ministero-della-salute-perche-contaminate-dal-vibrione-del-colera/#respond Thu, 13 Dec 2018 16:42:10 +0000 http://www.mag24.es/?p=86472 Le cozze e i mitili Niedditas raccolte nel Golfo di Oristano sono state richiamate dal ministero della Salute in seguito all’isolamento del Vibrio Cholerae, potenzialmente enteropatogeno. Il provvedimento riguarda le confezioni in rete da 1 chilo datate 11 novembre 2018: “Non consumatele”.

Il ministero della Salute ha annunciato il richiamo sul mercato delle cozze Niedditas raccolte nel Golfo di Oristano. Con una nota pubblicata oggi, giovedì 13 dicembre, sul sito internet ufficiale del dicastero, si precisa che il provvedimento riguarda le confezioni in rete da 1 chilo datate 11 novembre 2018 di cozze e mitili raccolta ad Arborea, in provincia di Oristano. Il lotto interessato è il seguente: NS-183778-17, e riguarda non solo la Grande distribuzione ma pescherie e mercati. Il motivo della decisione è nella presenza di rischio microbiologico conseguente all’isolamento del Vibrio Cholerae potenzialmente enteropatogeno, già segnalato dal sistema di allerta europeo RASFF in data 12 dicembre 2018.

Il Vibrio Cholerae ( o vibrione del colera) è un batterio che può dare origine al colera e che si contrae attraverso l’ingestione di cibo, soprattutto vegetali e molluschi, o di acqua contaminati, manifestandosi in genere con diarrea abbondante e dolori addominali dopo un periodo di incubazione che varia dalle 24 alle 48 ore. Nei casi più gravi può portare al coma. Le cozze, infatti, sono organismi in grado di filtrare tutto ciò che è contenuto nei mari nei quali vivono. Di conseguenza, se provengono da acque non perfettamente pulite, possono essere fonte di contaminazione batterica. Per questo motivo sarebbe sempre meglio evitare di mangiarle crude, sia a casa sia al ristorante dove spesso vengono servite sotto forma di “Crudités”. Solo con l’abbattimento (che non sappiamo se è stato fatto accuratamente) e la cottura i batteri vengono inibiti e si evitano spiacevoli disturbi intestinali.

Il rischio, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, rilanciando le raccomandazioni del Servizio di Igiene degli Allevamenti e delle produzioni zootecniche, è che i mitili interessati dal richiamo possano esser commercializzati al di fuori dei canali legali, mettendo a grave rischio la salute dei consumatori. Mentre i molluschi acquistati esclusivamente attraverso “canali autorizzati all’interno di sacchetti con etichette che ne riportano la provenienza, possono essere acquistati in sicurezza”.

Il ministero consiglia di non consumare il prodotto in questione perché non conferme alle norme di legge. Si ricorda che come sempre si invitano i consumatori che avessero già acquistato il prodotto interessato dal richiamo a non consumarlo e a riportarlo presso il punto vendita, dove sarà sostituito. Si ricorda che l’autorità può anche stabilire la revoca del ritiro e del richiamo dei prodotti. Per ulteriori informazioni, è possibile contattare il numero 0733557803. Come consiglia Valeria Lai di Adiconsum e Centro europeo consumatori italiani, bisogna sempre consultare il sito del Ministero della Salute, per quanto riguarda il ritiro di prodotti alimentari, per sapere cosa è stato ritenuto non idoneo alla vendita per motivi di sicurezza. Ma non è il solo modo: “In particolare per gli alimenti e i farmaci ha sottolineato – la Commissione Europea ha istituito sul proprio sito uno spazio apposito per consultare online le notifiche settimanali trasmesse da tutti i Paesi della Comunità Europea”. Si trova anche qui, dunque, l’elenco dei prodotti ritirati.

 

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PESTICIDI E ALTRE PORCHERIE: PERCHE’ D’INVERNO NON SI DEVONO COMPRARE I POMODORI: il documentario che rivela come avviene la coltivazione fuori stagione http://www.mag24.es/2018/12/09/pesticidi-e-altre-porcherie-perche-dinverno-non-si-devono-comprare-i-pomodori-il-documentario-che-rivela-come-avviene-la-coltivazione-fuori-stagione/ http://www.mag24.es/2018/12/09/pesticidi-e-altre-porcherie-perche-dinverno-non-si-devono-comprare-i-pomodori-il-documentario-che-rivela-come-avviene-la-coltivazione-fuori-stagione/#respond Sun, 09 Dec 2018 17:35:49 +0000 http://www.mag24.es/?p=86282 Da dove vengono i pomodori che finiscono nelle nostre tavole? Spesso da campi pieni di pesticidi, da manodopera sfruttata a basso costo. Un documentario francese ci porta proprio tra gli ortaggi rossi.

Hugo, Ludo, John e Franck, sono quattro giovani francesi del collettivo Le Tatou che hanno realizzato un documentario di 8 minuti in cui ci raccontano il viaggio che i pomodori fanno: dai campi alle nostre tavole.

Parliamo dei pomodori che troviamo nei mercati europei, disponibili tutto l’anno con conseguente perdita della stagionalità, ciò significa prezzi alti, prodotti fuori stagione e perdita della biodiversità in terreni che non riposano mai.

Le immagini sono state girate ad Almería in Spagna, definito l’orto europeo perché è proprio qui che si produce una maggiore quantità di pomodori che poi vengono esportati.

Parliamo di ben 44mila metri quadrati di serre che non solo sfruttano il terreno, ma inquinano tantissimo. Pensate a tutta la plastica usata per coprire le coltivazioni. C’avevate mai pensato?

Questa plastica viene cambiata spesso, raccontano i ragazzi, ma difficilmente riciclata. La maggior parte finisce in mare, aumentando sempre più l’inquinamento e avvicinando sempre più quella profezia catastrofica che entro il 2050 ci sarà più plastica che pesci.

Secondo il documentario, questa plastica viene bruciata per poi finire in spiaggia perfino nel Parco naturale di Cabo de Gata-Nijar. Ma i problemi non finiscono qui perché i quattro ragazzi raccontano che per produrre così tanto, sono stati creati impianti di desalinizzazione dell’acqua marina per la coltivazione.

Abbiamo più volte parlato di cosa comporta tutto ciò: uso di energia e distruzione in parte della flora e la fauna, sapete perché? Il sale viene gettato nuovamente in mare e crea squilibri per animali e piante.
Ancora, l’acqua dolce invece, viene scavata a 1500 metri di profonditàandando a impoverire falde già compromesse.

Una situazione che va avanti da anni eppure la produzione non tende a diminuire. E questo dipende esclusivamente da noi perché il mercato si sa segue le tendenze del consumatore. Ecco, quindi, perché dovremmo evitare di comprare i pomodori e altri ortaggi, tutto l’anno.

Ricordandoci, infine, che nel video vengono mostrati pomodori che per l’80% contengono pesticidi.

Perché non comprare i pomodori (e non solo) in inverno

Frutta e verdura fuori stagione sono prodotte in serre come queste, che consumano importanti quantità di energia non rinnovabile, usano di ingenti quantità di sostanze chimiche e inquinano a più non posso.

Senza considerare tutti i chilometri percorsi da questi prodotti per arrivare alle nostre tavole (e l’assoluta mancanza di sapore e salubrità).

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I veleni in quei vestiti “Made in Italy”, ma prodotti all’estero. Grandi firme, grandi imbrogli http://www.mag24.es/2018/12/04/i-veleni-in-quei-vestiti-made-in-italy-ma-prodotti-allestero-grandi-firme-grandi-imbrogli/ http://www.mag24.es/2018/12/04/i-veleni-in-quei-vestiti-made-in-italy-ma-prodotti-allestero-grandi-firme-grandi-imbrogli/#respond Tue, 04 Dec 2018 15:48:22 +0000 http://www.mag24.es/?p=86040 Sostenibilità, diritti per l’ambiente e per i lavoratori, sono le parole magiche usate dalla grandi azienda di mode. Ma a svelarci buona parte di ciò che si nasconde dietro i prodotti ‘Made in Italt’ che in realtà, provengono dall’estero, è Report su Rai3.

Zara, Tommy Hilfiger, H&M, Gap, Pepe Jeans. Ma anche Gas, Original Marines, Missoni. La maggior parte dei grandi marchi della moda italiana e internazionale ha trasferito l’intera produzione in paesi dove la manodopera costa poco e i controlli sono spesso inesistenti spiega l’inchiesta di Emanuele Bellano.

Ma ciò nonostante garantiscono che la loro catena produttiva tuteli la salute dei lavoratori, quella dei consumatori, l’ambiente. La realtà è ben diversa quando a documentarla sono telecamere nascoste in alcune fabbriche in Cina e Nord Africa.

In Cina sono prodotti i tessuti che poi troviamo a Milano, Londra e Parigi e dove, secondo un consulente aziendale, c’è la totale inadeguatezza dei responsabili di settore e tutto viene fatto a casaccio quando si tratta di sostanze chimiche e coloranti.

E mentre il manager aziendale racconta di protezione adeguata per i lavoratori, di guanti e strumentazione adeguata, Bellano entra nella fabbrica e si trova davanti uno scenario catastrofico.

Lavoratori che si comportano come automi, che a mani nude maneggiano sostanze chimiche e macchinari luridi e vecchi. Rumore assordante, odore di veleni e la situazione è uguale anche in altre fabbriche cinesi dove il personale lavora accanto a barili tossici e infiammabili sotto un tetto di lamiera.

Ecco la reazione di un dirigente Ikea quando vede le riprese di Report nelle fabbriche cinesi da cui vengono i prodotti:

Eppure dice Bellano, l’utilizzo di sostanze chimiche è regolato da norme rigorose e molte case di moda vietano quelle tossiche, ma quando i tessuti sono prodotti in paesi non europei, il rischio che la legge venga raggirata è altissimo.

L’Echa ad esempio, vieta i prodotti che sono tossici per i pesci (il simbolo è la figura di un pesce), e per quelli tossici l’uomo sia per inalazione che per contatto (il simbolo è una X) consiglia l’uso di guanti, maschere e protezioni.

“A confezionare i capi dei grandi marchi della moda sono anche queste aziende, in Tunisia, di proprietà di imprenditori italiani- dice il giornalista- uno di quelli che incontriamo si vanta di assomigliare a Mussolini ed è fiero di usare metodi squadristi per tenere in riga i lavoratori che chiedono semplicemente il rispetto dei diritti”, guardate:

Ma in Cina, i lavoratori spalmano a mani nude, questi prodotti. E quando Bellano chiede spiegazioni, i responsabili chiosano: “li avranno tolti per il pranzo, la prossima volta gli diremo di tenerli sempre”.

Ricordiamo che in questi stabilimenti si producono capi per Zara, Tommy Hilfiger,H&M, Gap.

Per rivedere l’inchiesta clicca qui

Per rivedere tutta la puntata clicca qui

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INFLUENZA? UNA SPREMUTA D’ARANCIA OGNI MATTINA MEGLIO DI MILLE VACCINI: il Corriere smonta tutti i falsi miti sulla malattia invernale http://www.mag24.es/2018/11/29/influenza-una-spremuta-darancia-ogni-mattina-meglio-di-mille-vaccini-il-corriere-smonta-tutti-i-falsi-miti-sulla-malattia-invernale/ http://www.mag24.es/2018/11/29/influenza-una-spremuta-darancia-ogni-mattina-meglio-di-mille-vaccini-il-corriere-smonta-tutti-i-falsi-miti-sulla-malattia-invernale/#respond Thu, 29 Nov 2018 01:13:06 +0000 http://www.mag24.es/?p=85822 Da “www.corriere.it”

Alcune credenze comuni (in parte vere, in parte false), dall’utilità della spremuta a non essere più contagiosi dopo 3 giorni di malattia.

La guida redatta con la consulenza dei consulenti dell’Istituto Superiore di Sanità e di Fabrizio Pregliasco, virologo, ricercatore del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario IRCCS Galeazzi di Milano

La cipolla vicino al letto previene il raffreddore?

FALSO – No, la cipolla vicino al letto non previene il raffreddore! «Le cipolle sono spesso usate come rimedio naturale contro tosse e raffreddore. Si pensa infatti che posizionando accanto ai lettini dei bambini delle fette di cipolla, queste sarebbero in grado di attirare i microbi», ricordano gli esperti dell’Istituto Superiore della Sanità, impegnati a smontare fake-news sulla salute.

Il falso mito, così come riportato in rete, risalirebbe ai primi anni del 1900 quando un medico avrebbe incontrato una famiglia di contadini sfuggita all’influenza per aver posizionato cipolle aperte nella propria dimora, e sostenendo come ogni fetta avesse intrappolato in sé virus e batteri. In realtà non esistono «magneti batterici» , perché i microbi si propagano ad esempio attraverso gocce di liquido biologico (gli starnuti) o attraverso contatti diretti. Non esistono cibi che attraggono i microbi.

L’influenza può farci ammalare ogni inverno anche se non siamo anziani

FALSO: non è detto che la vera influenza, ovvero la malattia dovuta a virus dell’influenza, ci colpisca tutti gli anni, ma uno dei 262 virus che determinano forme simil-influenzali possono colpire a qualunque età e ogni inverno.

Bere una spremuta al giorno aiuta a combattere raffreddore e influenza

VERO: l’assunzione di giuste dosi di vitamina C contribuisce a rafforzare il sistema immunitario. Quindi via libera agli alimenti che la contengono. Però bisogna fare attenzione alle quantità: assumerne in eccesso potrebbe dar luogo a disturbi gastrointestinali.

Dopo 3 giorni il malato non è più contagioso

VERO: tendenzialmente è così, salvo che per i bambini che restano contagiosi più a lungo. Più in generale un virus non sopravvive in eterno, ma non esiste tuttavia un tempo preciso in cui si smette di essere contagiosi. Per prevenire il contagio, quindi è meglio – piuttosto che contare i giorni – seguire delle semplici regole, come lavarsi frequentemente le mani e fare attenzione al contatto con starnuti e fazzoletti altrui.

Dormire aiuta a difendersi dai virus

VERO: dormire incrementa la risposta immunitaria per cui sonno e riposo sono estremamente importanti per aiutare il corpo a combattere un virus. Questo vale ancora di più per i bambini: lasciamoli dormire anche più del solito.

La prima cosa da fare in caso di raffreddore e influenza è prendere l’antibiotico

FALSO: gli antibiotici combattono solo le infezioni batteriche: l’influenza stagionale e il raffreddore non sono causati da batteri, ma da virus. Tuttavia, in alcuni casi e per particolari soggetti, dopo aver consultato il medico, può essere necessario (dietro sua prescrizione) assumere una terapia antibiotica per contrastare alcune infezioni batteriche che possono sopraggiungere a causa dell’influenza.

Bere latte è importante per curare l’influenza

FALSO: il latte non ha alcuna valenza specifica nel combattere i virus influenzali, anche se preso caldo con il miele può dare sollievo alle vie respiratorie infiammate.

L’attività fisica aiuta a rafforzare le difese immunitarie nel combattere il virus dell’influenza

VERO: tuttavia, mai esagerare! C’è infatti il rischio di eccedere con lo sforzo e quindi costringere il corpo a un super lavoro che lo rende più debole in caso di attacco dei virus.

Il brodo caldo deve essere di carne, se è vegetale non ha nessuna efficacia nel farci sentire meglio

VERO: alcune ricerche hanno evidenziato l’opportunità di assumere proteine per facilitare la ricostruzione delle cellule danneggiate dall’infezione. Il brodo di carne è in genere il modo migliore per nutrirsi in un momento in cui, a causa dell’infezione, si è inappetenti.

In caso di febbre l’antipiretico va preso subito, a prescindere dal livello di temperatura corporea

FALSO: la febbre è la risposta dell’organismo all’infezione e quindi non va azzerata, ma bisogna seguire l’evoluzione della malattia assumendo farmaci per controllare e alleviare i sintomi. Per questo l’antipiretico andrebbe preso per abbassare la febbre quando è superiore ai 38°.

Il vaccino evita l’influenza e ci salva anche dal raffreddore per tutto l’inverno

FALSO: il vaccino protegge dai virus influenzali prevalenti in un anno specifico, ma non copre l’organismo da tutti i virus parainfluenzali, per esempio responsabili del raffreddore. In generale, si può dire che chi si è vaccinato ha una bassa probabilità di ammalarsi o, se si ammala, i sintomi saranno più lievi. Per le categorie a rischio il vaccino rimane una delle armi di prevenzione più importanti.

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Influenza e raffreddore? Il grave errore che non devi mai fare: il cibo che devi assolutamente evitare http://www.mag24.es/2018/11/24/influenza-e-raffreddore-il-grave-errore-che-non-devi-mai-fare-il-cibo-che-devi-assolutamente-evitare/ http://www.mag24.es/2018/11/24/influenza-e-raffreddore-il-grave-errore-che-non-devi-mai-fare-il-cibo-che-devi-assolutamente-evitare/#respond Sat, 24 Nov 2018 17:16:08 +0000 http://www.mag24.es/?p=85703 Il latte e i suoi derivati sono da sempre considerati fonte importante per il nostro corpo ma questa teoria non sembra essere più così vera. A rivelare l’incredibile scoperta è l’esperta di salute e benessere Linda Page, che, nel suo libro Diets for heality living ci svela un retroscena inedito sul mondo dei latticini in relazione a raffreddore e tosse.

Il latte e i suoi derivati sono da sempre considerati fonte importante per il nostro corpo ma questa teoria non sembra essere più così vera. A rivelare l’incredibile scoperta è l’esperta di salute e benessere Linda Page, che, nel suo libro Diets for heality living ci svela un retroscena inedito sul mondo dei latticini in relazione a raffreddore e tosse.

Il latte e i suoi derivati, infatti, sarebbero la causa principale dell’aumento di catarro e di muco, e quindi, conseguentemente, del peggioramento dei sintomi influenzali. Yogurt, panna, formaggi e burro, però, non sono gli unici prodotti alimentari da evitare in caso di influenza stagionale. Le bibite gassate e i dolciumi industriali, di base ricchi di zucchero, sarebbero da evitare perché provocano un indebolimento del sistema immunitario oltre che a rendere difficile la digestione.

L’esperta Page e i nutrizionisti, inoltre, consigliano, durante l’influenza, di sostituire i latticini con la frutta secca, di limitare l’assunzione di grassi animali e di fare il pieno di vitamine derivate da spremute e centrifugati vegetali.

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ALLUCINANTE! Ritirato il panettone Maina dai supermercati: possibile contaminazione da filamenti metallici http://www.mag24.es/2018/11/21/allucinante-ritirato-il-panettone-maina-dai-supermercati-possibile-contaminazione-da-filamenti-metallici/ http://www.mag24.es/2018/11/21/allucinante-ritirato-il-panettone-maina-dai-supermercati-possibile-contaminazione-da-filamenti-metallici/#respond Wed, 21 Nov 2018 01:21:56 +0000 http://www.mag24.es/?p=85621 Due lotti di panettone Maina sono stati ritirati dai supermercati Esselunga per la possibile presenza di filamenti metallici all’interno del prodotto. È stata la stessa azienda torinese a segnalare il problema attraverso una nota apparsa sul proprio sito ufficiale: «Maina, in linea con la sua politica di massima tutela dei propri consumatori e della qualità dei suoi prodotti, sta conducendo un richiamo precauzionale del seguente prodotto con scadenza 30/06/2019 e lotto indicato sotto. Motivo richiamo: possibile contaminazione da filamenti metallici».

Il prodotto richiamato è il “Panettone Gran Nocciolato”, più specificamente i lotti 801077 e 891077. Maina consiglia ai propri clienti di «riportare il prodotto al punto vendita per la sostituzione». L’appello è stato rilanciato anche dalla catena di supermercati Esselunga, che ha immediatamente tolto dal commercio il panettone in questione.

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L’hamburger di McDonald’s contiene solo il 15% di manzo, il resto sono scarti ed ammoniaca http://www.mag24.es/2018/11/18/lhamburger-di-mcdonalds-contiene-solo-il-15-di-manzo-il-resto-sono-scarti-ed-ammoniaca/ http://www.mag24.es/2018/11/18/lhamburger-di-mcdonalds-contiene-solo-il-15-di-manzo-il-resto-sono-scarti-ed-ammoniaca/#respond Sun, 18 Nov 2018 11:10:01 +0000 http://www.mag24.es/?p=85527 Scandalo McDonald’s – La catena di fast food più famosa al mondo è stata recentemente coinvolta in un gigantesco scandalo alimentare.
Dalle analisi eseguite sulle carni degli hamburger, è emerso che quest’ultimi sono formati da manzo per solo il 15%, con la restante parte costituta da ammoniaca e scarti di altre carni.
Per fortuna, grazie a Jamie Oliver, chef che da anni lotta contro la catena di fast food più famosa al mondo, portando avanti la tesi che vede le carni utilizzate per gli hamburgher McDonald’s inadatte per il consumo umano, poiché, provenienti da scarti di macellazione addizionate con l’ idrossido d’ammonio, la multinazionale Usa è stata costretta a cambiare drasticamente la ricetta dei suoi hamburger.
A sconvolgere l’opinione pubblica e le Associazioni dei Consumatori, l’utilizzo di ammoniaca, sostanza altamente nociva, abbandonata da Burger King e altre catene minori di fast food da diversi anni. Senza contare la presenza di scarti di macello (tendini, ossa e cartilagini) e altre parti che potrebbero finire con il compromettere la salute umana, poiché, potenzialmente contaminate dalle feci delle bestie macellate , rintracciabili, oltre che negli hamburger McDonald’s, nel 70% della carne venduta nei supermercati Usa.
Dopo anni di lotte,Jamie Oliver, uno chef che ritiene la carne degli hamburger di Mc Donalds inadatta al consumo umano, ad agosto scorso è riuscito a vincere la sua battaglia: la grande multinazionale ha annunciato proprio allora che avrebbe cambiato la sua ricetta. Capo d’accusa è la pink slime, la tipicapoltiglia rosa ottenuta dalla triturazione dei resti della macellazione o della disossatura dei capi di bestiame, lavata con ammoniaca e messa in percentuali variabili nella carne macinata prima di essere surgelata. L’uso dell’ammoniaca, già abbandonato dalla Burger King e dalla Taco Bell, serve ad uccidere i microbi, ma è altamente tossica, anche se, negli Usa, essendo considerata parte del processo di lavorazione, non viene neanche indicata tra gli ingredienti…una tecnica che rende commestibili scarti di animali che a stento i nostri amici a 4 zampe riuscirebbero a mangiare!
Dal canto loro, le associazioni di consumatori e genitori, soprattutto da quando è stato reso noto che gran parte delle mense scolastiche utilizzano regolarmente prodotti contenenti l’additivo, hanno iniziato a manifestare le loro forti preoccupazioni e al mega scandalo che ha colpito più volte la catena di fast food più famosa del mondo, legata ad hamburger formati solo al 15% da manzo e per la restante parte da ammoniaca e scarti di macello potenzialmente contaminate dalle feci delle bestie macinate, si è aggiunto il fatto che nei 3/4 della carne macinata statunitense ci sono percentuali variabili di tendini, cartilagini e altre parti potenzialmente contaminate, dato che solo il grasso viene completamente rimosso con appositi mezzi di centrifuga.
A far scalpore, in tutto il mondo, è stato il caso di David Whipple, balzato agli onori della cronaca per aver acquistato nel 1999 un hamburger da Logan Mc Donalds per 79 centesimi, che ha deposto fresco in un cappotto involontariamente per anni, fino al giorno del ritrovamento, ancora nella sua confezione originale e con scontrino al seguito. L’hamburger non emanava cattivo odore e non presentava segni di muffe o funghi. L’uomo ha persino creato un blog, è stato contattato varie volte dalla CBS, fino a che i produttori di “The Doctor” gli hanno proposto un show televisivo in tema con la sua scoperta. David Whipple ha avvolto premurosamente il suo panino pietrificato in un involucro protettivo, con la paura che potesse danneggiarsi, ma a parte due piccoli urti, l’alimento gli ha solo portato successo, rendendolo celebre in tutto il mondo. Ma quali sono le infezioni che si possono maggiormente contrarre con cibi a rischio?
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Francia, già 25 bambini nati senza braccia: tutti hanno i genitori che vivono vicino a campi coltivati a mais http://www.mag24.es/2018/11/17/francia-gia-25-bambini-nati-senza-braccia-tutti-hanno-i-genitori-che-vivono-vicino-a-campi-coltivati-a-mais/ http://www.mag24.es/2018/11/17/francia-gia-25-bambini-nati-senza-braccia-tutti-hanno-i-genitori-che-vivono-vicino-a-campi-coltivati-a-mais/#respond Sat, 17 Nov 2018 15:18:43 +0000 http://www.mag24.es/?p=85496 Mauro Zanon per “Libero quotidiano”

«È tardi. È imbarazzante constatare che bisogna aspettare così tanto tempo per questo genere d’ inchieste. Le segnalazioni sulle gravi malformazioni dei bambini sono state fatte molto tempo fa. Con dei casi di questo tipo, la reazione delle autorità dovrebbe essere automatica e appropriata».

Élisabeth Ruffinengo, membro dell’ Ong Women engage for a commun future (Wecf), non riesce a contenere la sua collera nei confronti dell’ esecutivo francese, per il ritardo con cui ha reagito all’ affaire che sta suscitando grande inquietudini in tutto il Paese: il mistero dei 25 bambini nati senza braccia, avambracci o mani tra il 2000 e il 2017. Il dossier è molto complesso e il panico generato dall’ annuncio, fatto lo scorso 30 ottobre, di 11 nuovi casi di malformazioni degli arti superiori nel dipartimento dell’ Ain, a est di Lione, non ha fatto altro che aumentare la confusione.

I PRIMI SETTE CASI

Andiamo dunque con ordine. Quest’ estate, il Remera, il registro delle malformazioni congenite della regione Alvernia-Rodano-Alpi diretto dall’ epidemiologa Emmanuel Amar, ha rivelato che diversi bambini, negli ultimi anni, sono nati privi di braccia, avambracci o mani: tutti originari del dipartimento dell’ Ain, a est di Lione. Nel rapporto del Remera, datato 25 luglio, si parla di 7 nascite con «agenesia trasversale degli arti superiori» tra il 2009 e il 2014 in un raggio di 17 chilometri.

A queste si aggiungono due altri gruppi di bambini nati con malformazioni agli arti superiori nella Loira-Atlantica (3 casi tra il 2007 e il 2008) e in Bretagna (4 casi tra il 2011 e il 2013). L’ affaire è emerso mediaticamente soltanto il 15 settembre, grazie a un articolo del quotidiano Le Monde, seguito da un reportage televisivo di France 2, il primo canale della televisione pubblica francese. Ai giornalisti di France 2, una mamma, Mélanie Vitry, ha raccontato i suoi momenti di disperazione quando ha scoperto che suo figlio, appena nato, era senza la mano destra.

come il talidomide Come lui, nei pressi del comune di Druillat, nel dipartimento dell’ Ain, sono stati altri sei i bambini nati con la stessa malformazione tra il 2009 e il 2014. Ma il 30 ottobre, un mese dopo l’ uscita del reportage della trasmissione «L’ il du 20 heures», la Sanità pubblica francese ha annunciato l’ esistenza di 11 nuovi casi sospetti nel dipartimento dell’ Ain, da aggiungere agli altri sette neonati con malformazioni identificati nella stessa zona rurale dal rapporto del Remera.

In totale, oggi, sono 25 i «bébé sans bras» in tutta la Francia. «C’ è un insieme di indizi concordanti che ci dice che all’ origine di queste malformazioni ci sono i pesticidi», ha attaccato l’ eurodeputato dei Verdi francesi Yannick Jadot, aggiungendo che «tutte le famiglie coinvolte vivono vicino ai campi di mais e di girasoli».

«La pista ambientale è da tenere in considerazione», ha dichiarato la ministra della Salute Agnès Buzyn, specificando che le madri potrebbero essere entrate in contatto con sostanze tossiche che avrebbero «mangiato» o «respirato» durante la gravidanza. «Voglio sapere quali sono le cause di queste malformazioni, tutta la Francia vuole saperlo», ha aggiunto la ministra. Tuttavia, nessuna prova scientifica, attualmente, può confermare la pista ambientale.

Le cause, come riportato dalla stampa francese, potrebbero essere anche genetiche, legate a vincoli fisici o ad alcuni farmaci (tra tutti, il Talidomide, il farmaco anti-nausea che aveva portato alla nascita di migliaia di bambini senza braccia tra il 1957 e il 1962). Lo scorso 31 ottobre, François Bourdillon, direttore dell’ Agenzia nazionale della sanità pubblica francese (Ansp), ha annunciato che «è in corso» un’ inchiesta a livello nazionale, precisando che i primi risultati verranno resi pubblici fra tre mesi.

«Abbiamo lanciato un’ inchiesta su tutto il territorio, cominciando con il dipartimento dell’ Ain. Finiremo il prossimo mese nella regione Alvernia-Rodano-Alpi e copriremo tutto il territorio», ha affermato Bourdillon. Le autorità francesi, dinanzi alle inquietudini crescenti delle famiglie, assicurano che «non c’ è alcuna epidemia». Ma il mistero dei «bébé sans bras» resta fitto.

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Luca adotta una bimba Down rifiutata da 7 famiglie – Ecco la sua vita da papà single http://www.mag24.es/2018/11/09/luca-adotta-una-bimba-down-rifiutata-da-7-famiglie-ecco-la-sua-vita-da-papa-single/ http://www.mag24.es/2018/11/09/luca-adotta-una-bimba-down-rifiutata-da-7-famiglie-ecco-la-sua-vita-da-papa-single/#respond Fri, 09 Nov 2018 08:24:24 +0000 http://www.mag24.es/?p=85207

Alba ha la risata contagiosa da bambina felice e la disabilità non toglie niente alla sua luminosa bellezza. Occhi azzurri, capelli biondissimi, nasino piccolo e schiacciato come accade a chi nasce con la sindrome di Down, Alba si rotola sul letto, ammicca, nasconde il visino, chiama il papà, si strofina al gatto Giorgio. Luca Trapanese ha avuto in affido Alba (che oggi ha 18 mesi) a poche settimane dalla nascita e l’ha adottata al compimento del primo anno. La vicenda fece scalpore: sette famiglie in attesa di adozione avevano rifiutato la bambina, abbandonata in ospedale dalla mamma subito dopo il parto. Poi il tribunale scelse per lei Luca, un single napoletano che aveva chiesto di diventare padre senza porre alcun limite. Luca, anzi, desiderava in particolare essere il papà di un minore disabile o vittima di violenza. Una decisione che aveva le sue ragioni profonde e che ora Luca Trapanese racconta in un libro in uscita per Einaudi, Nata per me , scritto a quattro mani con Luca Mercadante.

Volontario

Alla vigilia dell’arrivo in libreria, il papà quarantenne anticipa la sua storia al «Corriere del Mezzogiorno». Nessuna paura di prendersi una così grande responsabilità? «No, non avevo nessuna paura di adottare un bambino disabile. Era un’idea maturata in passato, con il mio compagno Eduardo, dal quale poi però mi sono separato. In realtà prima pensavamo di ricorrere a una madre surrogata, poi capimmo di poter dare un’opportunità a un bambino difficile da collocare. Da quando avevo 14 anni faccio volontariato e lavoro con disabili e quindi ritenevo di avere gli strumenti adatti per farlo. Dopo la separazione con il mio compagno, è stata l’opzione che per me ha prevalso. Così ho fatto richiesta nel registro speciale che consente ai single di adottare in condizioni particolari».

Le associazioni

Luca Trapanese ha fondato a Napoli l’associazione «A ruota libera», che si occupa di ragazzi Down, e poi «La casa di Matteo», per bambini gravemente ammalati. Infine anche «Il borgo sociale», a Marzano Appio, con tre residenze, fattoria, apicultura e tante altre attività per l’inserimento dei disabili nella vita lavorativa in piena autonomia. Insomma, Luca non è uno che volta la faccia dall’altro lato quando incontra una persona «diversa». Anzi, la diversità è per lui una possibile risorsa. «Un figlio disabile non è una opportunità di serie b, ma una scelta consapevole rispetto alla mia vocazione e alle mie capacità».

Le nonne

Tra l’altro, per l’orgoglioso papà Alba è una bambina normalissima, che va rimproverata se serve, ma soprattutto molto amata. E la mancanza di una mamma non sarà un problema? «Credo che Alba sarà una bambina felice, come lo sono io con lei. Nella sua vita ci sono tante figure di riferimento, a cominciare dalla tata Luisa e dalla sua madrina che è una delle mie migliori amiche oltre che coordinatrice di “A ruota libera”. Poi ha anche due nonne». Come due? I conti non tornano… «Qualche tempo fa sono stato legalmente adottato da una signora che ha un figlio disabile, che ora è mio fratello. Lei ci teneva che me ne occupassi io quando sarà solo e quindi ho due mamme». Le nonne sono affettuosissime con la nuova arrivata, come cugini e zii. Però, precisa Luca, «è con me che Alba mostra l’attaccamento maggiore, sa che sono io la sua famiglia». E infatti i sorrisoni di Alba si sprecano quando è lui ad avvicinarsi, mentre Luisa le dà la pappa.

Un rapporto speciale

Fin dall’inizio questo rapporto è stato così speciale? «Era il 27 luglio quando l’ho vista la prima volta. Un’emozione enorme. Mi dissero subito di cambiarla e io lo feci, tra l’altro lei era buonissima da piccola. Ora è più vivace, ma comunque non è una piagnona, è allegra. La prima notte insieme l’abbiamo passata da soli, perché ho pensato che dovevo cimentarmi subito nel suo accudimento. Altrimenti avrei cercato sempre l’aiuto di amici e familiari. È andata bene, ma per il primo bagnetto, nella casa di campagna, eravamo un esercito. Tanti amici e ragazzi delle associazioni che la volevano vedere e festeggiare».

Il «mestiere» del papà

Da allora, Luca ha imparato il mestiere di papà. E ha fatto tante amicizie con genitori, alcuni con figli Down. «Le mamme mi cercano, mi dicono che sono fortunato perché non ho avuto quei momenti iniziali di difficoltà ad accettare la disabilità. Quando arriva un figlio hai tante aspettative, vuoi che sia migliore di te, che faccia cose grandiose… il disabile distrugge queste aspettative, è il simbolo di un fallimento genetico. Poi quasi sempre diventa un figlio amatissimo. Io non ho vissuto questo drammatico inizio, ero già preparato. E sapevo che i Down sono di solito felici, allegri, giocosi, positivi. Spesso parlano con se stessi e si spronano da soli. Oggi non sono più “mongoloidi”, lavorano, fanno logopedia, psicomotricità, hanno delle potenzialità da sviluppare». Come sarà la vita di Alba? «Spero bellissima. Potrebbe lavorare come me nel sociale, ma, chissà, fare mille altre cose. Già da ora le piace cantare e ballare. Andrà a scuola, avrà amici e io la sosterrò». E un nuovo partner per il papà? Non sarà più difficile trovarlo con una figlia disabile a carico? «Se lo troverò sarà quello giusto, perché prenderà tutto il pacchetto». E il pacchetto è senz’altro di grande valore.

Se anche voi siete commossi, condividete la storia di Luca e Alba con tutti i vostri amici!

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Volete regalare alla vostra donna un piacere da favola? Dovete imparare il ‘pompoir’ http://www.mag24.es/2018/10/28/volete-regalare-alla-vostra-donna-un-piacere-da-favola-dovete-imparare-il-pompoir/ http://www.mag24.es/2018/10/28/volete-regalare-alla-vostra-donna-un-piacere-da-favola-dovete-imparare-il-pompoir/#respond Sun, 28 Oct 2018 17:01:44 +0000 http://www.mag24.es/?p=84810 Da “www.donnaglamour.it”

Vuoi dare al tuo uomo un super orgasmo? Allora devi imparare a fare il pompoir, una particolare tecnica del sesso tantrico, che consiste nella “mungitura” del pene.

Detto anche “milking”, dal fatto che ricorda la mungitura, il pompoir è una tecnica che le donne asiatiche praticano fin da tempi antichissimi. Se ne trovano infatti alcune testimonianze in testi indiani del XVI secolo, che lo descrivendo come la capacità di contrarre la vagina “imprigionando” il pene in una stretta morsa, capace di dare un piacere grandissimo.

sesso 1

Altri studi orientali lo chiamano “Singapore Kiss”, in quanto le concubine di Singapore più esperte sarebbero in grado di praticarlo. Ma come si fa questo pompoir? Per dirlo in parole semplici, bisogna imparare a contrarre e rilassare i muscoli vaginali ritmicamente. Per riuscirci è necessario allenarsi a lungo con gli esercizi di Kegel, che tonificano i muscoli pelvici femminili.

Secondo l’esperta di sesso Denise Costa, autrice di un libro per imparare l’arte del pompoir, basta un’ora di pratica al giorno per imparare a padroneggiare questa tecnica. Ovviamente, l’ideale è allenarsi con il proprio partner maschile, ma in sua assenza è possibile usare vibratori e palline da geisha.

Una volta imparata la tecnica base, si possono sperimentare altri interessanti giochini, come l’effetto risucchio o la “riverginazione”, che consiste nel contrarre i muscoli vaginali così tanto da rendere difficoltosa la penetrazione, come con le donne vergini.

sesso 2

Ci sono poi la mungitura, ovvero la contrazione ritmica e progressiva, la ghigliottina, contrazione forte e decisa, e l’espulsione, che consiste nel riuscire a far uscire il pene dalla vagina senza usare le mani. I benefici, secondo gli esperti, sono innumerevoli sia per gli uomini che per le donne. Provare per credere!

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