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RC AUTO, BENZINA E AUTOSTRADE: decine di tasse nascoste! la manovra la faranno pagare agli automobilisti

Un possibile rincaro delle polizze Rc auto e un quasi sicuro aumento dei costi per i servizi esercitati in concessione, come autostrade, porti, aeroporti, ferrovie, radio e Tv, telecomunicazioni e produttori di energia elettrica.
Dalle pieghe della manovra emerge una serie di norme che potrebbero avere un impatto sulle tasche delle famiglie italiane. Il prelievo non sarebbe diretto, ma avverrebbe per il tramite di aziende che erogano a vario titolo servizi alle persone.

Innanzitutto potrebbe esserci un rincaro delle polizze assicurative per le auto, anche se gli effetti della misura non sono chiari.
Mentre l’ Ania (imprese assicuratrici) parla di «effetti distorsivi» legati all’ emendamento approvato dalla Commissione Finanze della Camera «a danno di tutti gli utenti», secondo uno studio del portale Facile.it «l’ introduzione a partire dal prossimo anno della RC auto familiare, potrebbe far risparmiare ad una famiglia fino al 53%». Risparmi che tuttavia, secondo gli assicuratori, verrebbero vanificati da nuovi aumenti che le compagnie sarebbero costrette ad introdurre per far tornare i conti.
Diverso il discorso sulla «Robin tax», un’ addizionale Ires di tre punti percentuali (e non di due come previsto inizialmente) per i concessionari pubblici, una sorta di Robin tax, che sarà applicata per i periodi di imposta 2019, 2020 e 2021.

Ires dal 24 al 27% – L’ aumento dell’ Ires dal 24 al 27% scatterà sugli utili derivanti da concessioni autostradali, concessioni di gestione aeroportuale e portuali, concessioni per lo sfruttamento di acque minerali e per la produzione o distribuzione di energia elettrica, concessioni ferroviarie; concessioni di frequenze radiofoniche, radiotelevisive e delle comunicazioni. Lo stabilisce l’ emendamento del governo depositato ieri, destinato a sostituire il comma 1 dell’ articolo 91 del Ddl bilancio che prevede un ammortamento finanziario pari all’ 1% dei beni gratuitamente devolvibili per le imprese concessionarie di costruzione e gestione di autostrade e trafori, misura da cui era atteso un gettito di 340,6 milioni nel 2020 e, rispettivamente, 170,3 milioni nel 2021, 2022 e 2023. Con l’ aliquota maggiorata dal 2 al 3% l’ introito dovrebbe avvicinarsi ai 647 milioni nel 2020 e 369,8 l’ anno successivo. Ma i conti sono tutti da verificare, aggiornandoli alla nuova aliquota. Le risorse così ottenute saranno ripartite fra il miglioramento della rete infrastrutturale e dei trasporti e il Fondo affitti.
Si tratta anche sulle minitasse che tanto hanno fatto discutere in queste settimane. Innanzitutto è prevista la riduzione del 70% dell’ impatto della «plastic tax» anche attraverso il dimezzamento del prelievo, che scende da un euro a 50 centesimi al chilo. Escono del tutto dal campo di applicazione della nuova imposta i materiali derivanti da processi di riciclo, i manufatti in plastica compostabili, i dispositivi medici e i manufatti per contenere e proteggere medicinali.

Auto aziendali – Strada spianata pure per l’ allentamento della stretta sulle auto aziendali, con la riduzione della base imponibile al 25% sulle auto aziendali con emissioni di anidride carbonica inferiori a 60 grammi per chilometro e al 30% su quelle entro i 160 grammi per chilometro. Per i veicoli sopra questa soglia ma con emissioni fino a i 190 g/km la percentuale sale al 40% nel 2020 per poi aumentare al 50% dal 2021 mentre per tutte le auto superiori a 190 grammi chilometro scatta il 50% il prossimo anno e il 60% dal 2021. Confermata l’ esenzione a tutti i contratti in essere.
Salta, invece, l’ articolo 52 bis, in materia di «detrazione delle spese per dispositivi di protezione individuale dei conducenti e dei passeggeri di ciclomotori e motocicli, giacché, pur recando un limite di spesa non prevede alcuna procedura che ne assicuri il rispetto», recita il parere espresso dalla Commissione Bilancio della Camera. Ma le vere sorprese sono quelle che riguardano le accise sui carburanti che scatteranno però a partire dal 2021, con un gettito aggiuntivo di 918 milioni di euro destinato a salire a 1.032 l’ anno successivo e addirittura 1,8 miliardi nel 2023.
Intanto, proprio nel tardo pomeriggio di ieri è arrivato un nuovo monito di Bruxelles. L’ Eurogruppo ha invitato l’ Italia, assieme ai Paesi che hanno progetti di bilancio che non rispettino le regole del Patto di stabilità a «considerare tempestivamente le misure addizionali necessarie per affrontare i rischi identificati dalla Commissione». I ministri delle Finanze di Eurolandia hanno espresso «preoccupazione per gli sforzi di bilancio limitati dei Paesi ad alto debito». Come il nostro.

di Adriano Bascapè per Libero

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