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CONTE, LO SCHIFO ALLA CAMERA! Attacca Salvini e Meloni, ma tace da vero codardo sul tradimento del MES

E venne il giorno in cui Giuseppe Conte si presentò in aula per riferire sul Mes. Siamo alla Camera, dove il premier – dopo il vertice infruttifero della notte in cui Pd e M5s non hanno raggiunto un’intesa – parla del fondo salva-Stati. Nel dettaglio si difende dalle accuse che piovono da parte di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Il presidente del Consiglio, all’ingresso in aula, viene accolto da un timido applauso dai banchi della maggioranza. Al suo fianco i ministri Federico D’Incà, titolare dei rapporti con il Parlamento, quello dell’Economia, Roberto Gualtieri e Luigi Di Maio, ministro degli Esteri. A presiedere una seduta che da poco dopo si rivelerà infuocata, ecco Roberto Fico.

“È doveroso essere in parlamento, il passaggio è particolare”, ha premesso il presunto avvocato del popolo, aggiungendo che “contro di me sono state rivolte accuse gravissime”. E ancora: “Non posso nascondere che questa mia informativa non può essere degradata a un ordinario momento della fisiologica interlocuzione tra governo e Parlamento ma è un passaggio che assume un rilievo particolare”. Ma subito dopo è iniziata più che la difesa l’attacco, a Salvini e la Meloni. Dunque, contro il leghista: “Se fosse vero che ho tradito e che sono uno spergiuro, dovrei rassegnare subito le dimissioni“.

E ancora: “Le accuse che mi sono state rivolte, tuttavia, trascendono ampiamente i più accesi toni e le più aspre contestazioni che caratterizzano l’odierna dialettica politica, già di per sé ben poco incline alla cura delle parole – e ogni riferimento non è puramente casuale -. Siamo al cospetto di un’accusa gravissima. Se si arriva ad accusare apertamente e ripetutamente, in tutte le trasmissioni televisive e in tutti i canali social, il Presidente del Consiglio di avere tradito il mandato di difendere l’interesse nazionale e di avere agito per tutelare non si sa quale interesse personale, allora il piano delle valutazioni che siamo sollecitati a compiere è completamente diverso – ha sbottato -. Se queste accuse avessero un fondamento, saremmo di fronte alla massima ferita, al più grave vulnus inferto alla credibilità dell’Autorità di Governo, con la conseguenza che chi vi parla non potrebbe esitare un attimo a trarne tutte le conseguenze: senza neppure attendere che mi venisse chiesto da chicchessia, sarei costretto a rassegnare all’istante le dimissioni da Presidente del Consiglio”.

Dunque, dopo averlo a più riprese evocato, Conte attacca direttamente il leghista: “Pur di attaccare la mia persona e il governo non ci si è fatto scrupolo, e non mi sorprende che il senatore Salvini, la cui resistenza a studiare i dossier mi è ben nota”. Parole che hanno scatenato la reazione dei banchi leghisti, al grido di “Piantala”, “Ora basta”, “Vergognati”. Immediato l’intervento di Fico. E ancora, Conte: “Sono state diffuse notizie false. Da Salvini non mi sorprende, da parte di Giorgia Meloni invece sì”. Nello specifico, ha affermato: “Mi sono sorpreso, se posso dirlo, non della condotta del senatore Salvini, la cui disinvoltura a restituire la verità e la cui resistenza a studiare i dossier mi sono ben note, quanto del comportamento della deputata Meloni di diffondere notizie allarmistiche, palesemente false, che hanno destato preoccupazione nei cittadini e, in particolare, nei risparmiatori”.

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