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ANTIBIOTICI, E’ ALLARME! Un eccesso di assunzione ha portato un danno che rischia di essere irreparabile! I batteri si sono evoluti, rendendoli inutili

Davide Michielin per “Salute – la Repubblica”

A lanciare l’ allarme ci aveva pensato l’ Organizzazione mondiale della sanità già nel 2013, includendo la crescente resistenza dei batteri agli antibiotici tra le emergenze globali: se ne usano troppi e spesso a sproposito, tanto nell’ uomo quanto negli animali. Il loro abuso accelera il processo di selezione naturale tra i microrganismi, eliminando i meno adatti per premiare i ceppi immuni, i cosiddetti “superbug” ai quali è difficile prendere le misure.

Uno scenario fosco, le cui conseguenze si spingono ben oltre i manuali di biologia. Tanto da rimettere in discussione l’ intera medicina moderna, abituatasi a considerare il flop dell’ arsenale antibiotico come una circostanza eccezionale. E da rendere necessaria l’ istituzione di una settimana mondiale sull’ uso consapevole degli antibiotici, che quest’ anno cade tra il 18 e il 24 novembre.

Nel nostro paese, i decessi causati dalle infezioni ospedaliere sono più che raddoppiati in appena 13 anni.

«Nel 2003 furono 18.668 mentre nel 2016 sono saliti a 49.301. Ovvero il 30 per cento di tutte le morti per sepsi avvenute nell’ Unione Europea», spiega Walter Ricciardi, presidente della Federazione mondiale delle società di sanità pubblica. Tra gli imputati, la scarsa cultura sanitaria degli italiani, tanto nella sfera privata quanto in quella ospedaliera.

Secondo il rapporto Health at a Glance 2019 stilato dall’ organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), gli antibiotici prescritti in Italia nelle cure primarie erano nel 2017 pari a 28 dosi giornaliere ogni mille abitanti: il secondo valore più alto dei Paesi che fanno parte dell’ organizzazione, oltre dieci punti oltre la media.

«Non c’ è consapevolezza del problema: le leggi e le linee guida per controllare la resistenza esistono da decenni ma rimangono sostanzialmente inapplicate. Le aziende sanitarie che si sono dotate di un comitato di controllo sono mosche bianche » aggiunge Ricciardi.

A livello mondiale, muoiono di sepsi 7 milioni di persone, la maggioranza delle quali nei Paesi più poveri dove la disponibilità di antibiotici rimane un miraggio.

Inoltre, si registrano almeno 700 mila decessi dovuti a microrganismi resistenti ai farmaci, 230 mila solo per tubercolosi. Se il presente non è roseo, il futuro appare decisamente nero.

Il più recente rapporto stilato dal gruppo di coordinamento di esperti delle principali organizzazioni non governative (Iacg) ribadisce che, se non si dovesse correre ai ripari subito, entro il 2050 le malattie resistenti ai farmaci potrebbero causare 10 milioni di decessi in più ogni anno. «A livello globale, Fantimicrobico resistenza rappresenta un problema di incidenza enorme sulla salute dell’ uomo», dice Carlo Federico Perno, professore di Microbiologia e microbiologia clinica all’ Università di Milano. Ad oggi, i più interessati dal fenomeno sono i Paesi sviluppati.

L’ esposizione a quasi un secolo di antibiotici ha dato tempo ai batteri di sviluppare ceppi resistenti a buona parte delle molecole, tanto che quelle un tempo di successo risultano oggi inutili. «Per nostra fortuna disponiamo ancora di un certo numero di alternative nel caso in cui il farmaco di prima linea dovesse fallire. Altrove non è così», riprende Perno, sottolineando quanto sia variegato lo scenario mondiale.

«Nelle nazioni povere si muore di infezioni per la mancanza di antibiotici, in quelle ricche si rischia di farlo per via dei ceppi resistenti mentre nei Paesi in via di sviluppo per entrambe, poiché i pochi antibiotici disponibili vengono usati massivamente. È nell’ ordine delle cose che i batteri si adattino». Per quanti progressi potrà fare la ricerca, presto o tardi i microrganismi troveranno il modo di risponderle.

Da troppi anni l’ industria ha smesso di investire nella ricerca di molecole perché poco redditizia. «Di nuovo c’ è qualche antivirale, alcuni antibiotici e poco altro. E il panorama di antimicotici e antiparassitari è ancora più desolante», prosegue Perno. In assenza di nuove armi si è finito per riesumare alcune delle più vecchie, abbandonate perché poco maneggiabili o perché divenute spuntate.

«Un esempio è la fosfomicina, scoperta più di 50 anni fa ma poco utilizzata finché veniva somministrata per via intramuscolare. Oggi vive una seconda giovinezza perché nel frattempo è come se i batteri l’ avessero dimenticata », chiarisce Perno. In soccorso potrebbero venire le cosiddette terapie innovative. Come quella genica, già sperimentata con successo contro i tumori.

«Consiste nell’ infettare i batteri con dei virus capaci di ucciderli. Ma siamo appena “all’ inizio” riprende Perno, ricordano un altro approccio molto promettente: «In alcuni casi, come le infezioni da Clostridium difficile nei soggetti immunocompromessi, si è osservato che il trapianto del microbiota fecale garantisce tassi di guarigione prossimi al 100 per cento». D’ altronde, chi meglio dei batteri può combattere altri batteri?

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