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‘SPACCIA LA VEDOVA DI UN BOSS PER UN’AMABILE INFLUENCER’ Barbara D’Urso, finalmente qualcuno che svela l’ennesima spazzatura che ci propina in tv

Selvaggia Lucarelli per “il Fatto quotidiano”

Non sono i Ferragnez

Da mesi, nel salotto di Barbara D’Urso, va in onda un inquietante teatrino a puntate su vita e opere del cantante neo-melodico Tony Colombo e di sua moglie Tina Rispoli, vedova del boss Gaetano Marino ucciso sette anni fa in un agguato camorristico. Un teatrino- si suppone retribuito- con una narrazione trash che inserisce la coppietta in una simpatica cornice folcloristica. E dunque, di puntata in puntata, si assiste al matrimonio in diretta con carrozze, cavalli bianchi e giocolieri, alla proposta di Tony e Tina alla conduttrice di fare la madrina al loro futuro bambino, alla conduttrice che chiama la Rispoli “principessa con la coroncina” e così via.

Raccontati come fossero una sorta di Ferragnez in salsa partenopea, i due finiscono in un guaio per aver (pare) organizzato la festa del matrimonio in centro a Napoli senza i permessi necessari e lanciano strali al sindaco De Magistris reo di aver detto che “non sono la Napoli che voglio vedere”. Tony Colombo, col piglio dell’eroe senza macchia, dal salotto di Canale 5 sbraita: “Lui vende questa immagine da uomo del popolo, chieda scusa a mia moglie, l’ha violentata psicologicamente, ha offeso la sua famiglia, il suo nome!”. La conduttrice a quel punto specifica: “I giornali parlavano di matrimonio con la vedova del boss! (…) Ricordiamo che Tina non è indagata e non ha precedenti penali!”. Insomma, povera Tina Rispoli. Siamo lì a sollevare tutto questo polverone per una multa alla carrozza coi cavalli. Poi, una settimana fa, esce un’inchiesta di Fanpage . L’inchiesta racconta che Colombo ha cantato per anni a tutte le feste del boss, che nell’ultimo anno il suo management è stato affidato a personaggi loschi, uno addirittura figlio di un boss. Riguardo la figura di Tina, Fanpage restituisce un’immagine della signora che non somiglia esattamente a quella di una Lea Garofalo in salsa dursiana.

La vedova del boss si difende con tono lacrimevole: “Perchè devo portare questa croce, io non sapevo cosa faceva mio marito e che è camorrista lo dicono gli altri!”. Insomma, dopo un numero imprecisato di puntate grazie alle quali Tina Rispoli è diventata un nome noto con 260 000 follower su una pagina instagram in cui esibisce la sua bella vita, nel salotto di Canale 5 si è costretti ad affrontare il tema “camorra”.

Dico “costretti” perché chi fosse l’ex marito della Rispoli e cosa lei abbia sempre dichiarato dopo la sua morte, era noto. A inchiodare la coppia dalla D’Urso c’erano esperti magistrati dell’anti-mafia e giornalisti notoriamente sotto scorta quali Veronica Maya, Riccardo Signoretti, Simona Izzo. Un siparietto imbarazzante in cui ai due, vista la debolezza della controparte, si è concessa l’ennesima opportunità di candidarsi alla beatificazione.

E allora, attingendo dalla cronaca, dalla logica, dalle parole di Roberto Saviano e dall’inchiesta di Fanpage, forse è bene ricordare perché Tina Rispoli non è solo una “principessina con la corona” e perché quello di “vedova del boss” non sia un marchio infamante ma qualcosa da cui lei stessa non ha mai cercato di affrancarsi con la risolutezza che la questione richiederebbe. E perché sia pericoloso farla passare per una donna che porta la croce, inconsapevole di chi fosse il marito nonostante i 25 anni di matrimonio:

1) il marito, fabbricando una bomba, aveva perso entrambe le mani tanto che era soprannominato “Moncherino”. Improbabile che Tina avesse creduto a un incidente in moto o al bricolage

2) il marito era un boss a capo degli Scissionisti, non proprio uno spacciatore di hashish. Suo fratello era finito in carcere, al 41 bis. Suo suocero, altro boss, era stato ammazzato. Le faide in cui sono stati coinvolti i Marino hanno mietuto almeno 70 morti, di cui molti innocenti. La Rispoli era molto distratta.

3) La Rispoli ha chiamato suo figlio Crescenzo come l’ex suocero Crescenzo, il boss ammazzato dalla camorra. Difficile credere che omaggiasse San Crescenzo martire.

4) piccola parentesi: il figlio Crescenzo ha staccato il lobo dell’orecchio a un rivale in amore (50 punti di sutura) ed è finito prima in carcere e poi ai domiciliari, condannato a 4 anni. La Rispoli ha inizialmente affermato che la vittima era caduta e che il tutto era stata “una sciocchezza”, poi, quando il figlio è tornato a casa per scontare i domiciliari lo ha festeggiato con frasi amorevoli su instragram e una foto del tenero pargolo col disegnino di una corona accanto”.

5) Gaetano Marino girava con la scorta. La Rispoli credeva che il marito l’avesse per tenere a bada i fan?

6) Gaetano Marino, nel 2004, era già stato arrestato per droga. La Rispoli era già sua moglie, dunque una vaga idea del fatto che suo marito non lavorasse per una Onlus doveva averla.

7) la Rispoli, secondo Fanpage, ha 50 appartamenti intestati per un patrimonio di milioni di euro. Non ha mai spiegato con quali risorse li abbia acquistati.

8 ) In compenso, durante il processo che vede imputati i presunti killer del marito, ha affermato “Mio marito viveva con la pensione di invalidità”.

9) Come affermato dal capo della Squadra Mobile di Latina Carmine Mosca, Tina Rispoli non ha mai collaborato con la giustizia

10) Riguardo la sua deposizione in aula il sostituto procuratore ha chiesto la sua incriminazione per falsa testimonianza. Per chiudere, se tutto questo non bastasse, si potrebbe aggiungere che Tina Rispoli ha usato la tv non per chiedere giustizia per suo marito e per condannare la camorra, ma per raccontarci le sue nozze trash. E mescolare la polvere di stelle con la polvere da sparo è un rischio che la tv non dovrebbe mai correre.

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