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GIORNALISTA OSA SCRIVERE LA PAROLA ‘CLANDESTINO’? Così l’Ordine lo punisce alla stregua di un delinquente

Il capogruppo regionale della Lega Vallée d’Aoste e giornalista pubblicista Andrea Manfrin è stato sospeso per tre mesi dall’esercizio della professione giornalistica da parte del Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei Giornalisti della Valle d’Aosta per avere utilizzato sul proprio profilo Facebook il termine ‘clandestino’ riferito a persone richiedenti protezione internazionale.

La violazione deontologica, ravvisata dall’organismo disciplinare, si riferisce, tra l’altro, alla Carta di Roma (sponsorizzata dalla Open Society di Soros, ndr), recepita dal Testo unico dei doveri del giornalista, secondo cui il giornalista “nei confronti delle persone straniere adotta termini giuridicamente appropriati” evitando “la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte riguardo a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti”. (ANSA)

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Un commento

  1. Solidarietà al giornalista sospeso. Quelli che arrivano nel nostro Paese sono clandestini fino a prova contraria, cioè fino a quando non siano in grado di dimostrare di avere diritto allo status di rifugiati politici o di profughi di guerra. Nei loro Paesi di provenienza (e in molti altri Paesi del mondo come USA e Australia) chi vi entra illegalmente viene immediatamente arrestato prima ancora di accertare se ha diritto d’ingresso o meno. Riguardo la libertà di espressione, cito testualmente l’articolo 21 della Costituzione: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.»

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