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UMBRIA, COMPRANO IL VOTO DEI DIPENDENTI CON I NOSTRI SOLDI: il vergognoso provvedimento a poche ore dalle elezioni

A poche ore dall’apertura dei seggi, la giunta regionale ha deliberato lo sblocco di alcuni milioni di euro e premi per i suoi impiegati. Per la Corte dei conti, però, gli stipendi dell’Umbria risultano tra i più alti d’Italia

All’apertura dei seggi, in Umbria, mancano circa 48 ore.

E a due giorni dal voto, insieme ai proclami elettorali arriva anche la notizia di un aumento di stipendio ai dipendenti della Regione. Che suona un po’ come un incentivo e una coincidenza piuttosto anomala. Secondo quanto riportato da La Verità, infatti, la giunta regionale, nella sua ultima riunione, quella del 21 ottobre, ha scelto di premiare i capi e gli impiegati dell’ente erogando tre milioni di euro e 11 indennità di posizione, nonostante ci sia stata un’indagine della Corte dei conti sugli stipendi della Regione, che risultano essere tra i più alti d’Italia.

Perché “la mancia”

Come raccontato dal quotidiano, la giunta che ha assunto la delibera n° 1.161 era a ranghi ridotti, ma l’atto è stato formalizzato in ogni caso e adesso i dipendenti regionali, che di fatto sono cittadini che votano, incasseranno un aumento proprio poco prima dell’apertura delle urne. Dalla giunta hanno fatto sapere che quella delibera era prevista, che si trattava di un atto dovuto e che la tempistica è stata indotta proprio dall’inchiesta della Corte dei conti sulla gestione del personale regionale.

Come funziona il contratto

Il contratto dei regionali prevede che vi siano adeguamenti periodici della retribuzione: su questi, la giunta ha deliberato adottando in via definitiva “i criteri per la destinazione del fondo per la posizione e il risultato per la dirigenza e per il personale”. La formula del premio, quindi, risulta retroattiva, perché vale dal 1° gennaio del 2018. Quindi, ai 52 quadriarriveranno 3 milioni e 140mila euro come indennità di posizione e un altro premio di 970mila euro, mentre ai dipendenti, che sono poco più di mille, vanno quasi 8 milioni di “posizione”, più il premio di oltre 2,1 milioni di euro. Tutto con l’ok dei sindacati, perché le cifre sono il risultato del contratto integrativo firmato il 10 ottobre scorso.

Le critiche (passate) del M5S

Soltanto un anno fa, Maria Grazia Carbonari, la consigliera del Movimento 5 Stelle che aveva denunciato il meccanismo di questa premialità, ma questa volta, probabilmente in virtù dell’alleanza giallo-rossa, non ha ribadito la sua vecchia posizione. In base a quanto riportato dal quotidiano, l’esponente pentastellata dichiarava: “Oltre agli importi dei premi percepiti da tutti questi direttori, dirigenti e mini-dirigenti, solleva le nostre perplessità il fatto che gli obiettivi da raggiungere per poterli ottenere vengono spesso stabiliti durante o, persino, alla fine dell’anno a cui si riferiscono, rendendo questo presunto meccanismo incentivante una barzelletta. È una prassi incredibile, da noi già denunciata e su cui la stessa Corte dei conti ha lamentato ‘il ritardo registrato nell’assegnazione degli obiettivi’ che ‘ne vanifica la funzione'”.

Le divisioni

E anche se gli esponenti dell’esecutivo giallo-rosso sostengono che il voto in Umbria non sia così determinante almeno sul piano nazionale (gli elettori sono circa 700mila), il dubbio che questa mossa sia arrivata al momento giusto resta. Così Partito democratico e Movimento 5 Stelle puntano tutto sul candidato comune, l’imprenditore Vincenzo Bianconi, nonostante le divisioni tra i due partiti, come quella sulla gestione del personale regionale. E fu proprio la 5S Carbonari a innescare lo scandalo sanità, che ha portato al terremoto politico in regione e all’arresto del segretario regionale del Pd, Gianpiero Bocci, dell’assessore alla Sanità Luca Barberini (Pd) e alle dimissioni forzate di Catiuscia Marini, dem e indagata.


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