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HANNO IL TERRORE DELLE ELEZIONI IN UMBRIA! PD, Conte e Cinquestelle organizzano un evento ma senza il loro candidato fantoccio

Andare in Umbria senza parlare d’Umbria. Tirare la volata a Vicenzo Bianconi, candidato presidente, senza farlo parlare. Mettere la faccia del governo sul voto della piccola regione del centro Italia senza farlo. “Un gesto importante per dare una prospettiva a questa alleanza” (cit. quartier generale di Nicola Zingaretti), “solo un modo per rilanciare l’azione di governo lì dove il clima politico è più caldo (cit. war room di Luigi Di Maio).

L’evento concepito dai giallorossi in un venerdì mattino a Narni, che vedrà per la prima volta sul palco tutti insieme Di Maio, Zingaretti, Speranza e Giuseppe Conte, rischia di essere troppo e troppo poco, troppo tardi e troppo presto. Troppo perché quella che passerà agli anna

li delle cronache politiche come la foto di Narni, ritrarrà un governo nella (quasi) interezza che vuole mettere la faccia sul risultato delle urne di domenica. Troppo poco perché dice di non volerlo fare. “Gli argomenti che tratteremo saranno quelli della manovra e del decreto sisma che abbiamo approvato nell’ultimo Consiglio dei ministri”. spiega un uomo molto vicino al capo politico M5s. Scusi, e l’Umbria? “No, l’Umbria non sarà argomento diretto dell’incontro”. Sembra paradossale, è tutto vero. Al punto che, al momento, è prevista la presenza di Bianconi, ma incredibilmente un suo intervento non è in agenda.

“Sono un po’ di giorni che ci stiamo lavorando”, spiegano dal Partito democratico. “È un’iniziativa nata dalla volontà e con il contributo di tutti”, aggiungono dai 5 stelle. “Ci saremo, ma non ne sapevamo nulla”, allargano le braccia da Leu. “Noi non veniamo”, dice Italia viva. Anzi. Proprio su queste colonne il capogruppo renziano al Senato, Davide Faraone, attacca a testa bassa: “Si sta facendo un grave errore. Ma la coalizione in Umbria non doveva essere civica?”. Un uomo vicino a Roberto Speranza è appena più delicato: “Stiamo facendo un errore a esporci così”. La situazione è grave ma non è seria.

Raccontano che Enrico Fermi, parlando con un collega un po’ approssimativo, gli disse: “Prima di venire qui ero confuso su questo argomento. Dopo aver ascoltato la sua conferenza sono ancora confuso, ma a un livello più alto”. Ecco perfettamente centrato il rischio al quale si espongono i partner dell’esecutivo. Perché la presenza del premier, insieme a quella dei leader di partito, non potrà non marcare con evidenza la natura dell’evento. Nonostante la linea dell’avvocato sia quella del “sarà una bella occasione per parlare del dl terremoto”. Punto.

L’Umbria non sarà forse l’Ohio all’amatriciana come tanti la stanno dipingendo, ma sicuramente è un crocevia da non sottovalutare sia per il M5s sia per il Pd. E più in generale per gli assetti presenti e futuri del governo. Perché una vittoria sarebbe volano per altre alleanze future e per la stabilità del governo. Una sconfitta, come presupponevano gli ultimi sondaggi pubblicati, potrebbe mettere a repentaglio la strana amalgama Mazinga, e terremotare le prossime corse regionali, a partire da Emilia Romagna e Calabria.

“Dobbiamo dare un segnale, dobbiamo giocare tutte le nostre carte”, il ragionamento fatto da Di Maio con chi lo ha sentito negli ultimi giorni. Un ultimo colpo di reni per provare a fare il colpaccio. Con modalità bizzarre (il comunicato che invita giornalisti e reporter all’Auditorium San Domenico parla addirittura di “conferenza stampa”), tempistiche dell’ultima ora e uno svolgimento previsto che presenta dosi robuste di surrealismo. “Non è un test nazionale”, ha detto il coordinatore umbro del Pd Walter Verini, ha ripetuto oggi Giuseppe Conte. Eppure per parlare di manovra e terremoto saranno tutti lì, nell’ultimo giorno utile di campagna elettorale.

Si matta nel mazzo anche il fatto che i due principali partiti di maggioranza hanno idee radicalmente differenti su quel che significherà quella foto una volta sviluppata. Le radici di un percorso comune, per i democratici, solo un evento a suggello del buongoverno per i pentastellati. Confusione. Ma a un livello più alto.

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