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GABANELLI, LA FOLLE E INFAME TASSA SU CHI RISPARMIA: il consiglio allucinante al governo del Golpe

 Anche la sinistrissima Italia giallorossa, quella che dichiara lotta dura senza paura allo sporco denaro contante, ha la sua ala sinistra. La frangia iper-intransigente, che coltiva un’ idea della libertà fiscale, e della libertà in generale, che sarebbe senz’ altro piaciuta a Iosif Vissarionovi Dugavili, detto Stalin.

È una minoranza chiassosissima e nobilitata nei salotti editoriali e televisivi, l’ avanguardia dell’ Agenzia delle Entrate, più che del proletariato. Ha il volto, ad esempio, di Milena Gabanelli, che ospite riveritissima a Di Martedì ha rinunciato a ogni vago freno inibitorio, e ha espresso l’ essenza della filosofia di costoro: «Non bisogna tassare solo il contante che prelevi ma anche quello che depositi, altrimenti l’ operazione è monca». Sarebbe un lavoro mal fatto, rischierebbe di dimenticare intatta nelle mani del contribuente una pur infima parte di ciò che ha guadagnato e su cui ha già pagato le tasse, lascerebbe un refolo di ossigeno alle famiglie e alle imprese italiane, una cosa da rapinatori improvvisati, non da professonisti del saccheggio.


«Spremeteli» –Su non deludetemi, sembra dire Milena a quei pentastellati che nel 2013 la consacrarono vincitrice assoluta delle farlocche Quirinarie casaleggine, tassate a valle ma anche a monte, tassate sempre e comunque, spremeteli fino all’ osso questi maledetti che hanno il vizio di lavorare, per non dire dei più perversi di tutti, quelli che il lavoro lo creano mettendo su un’ impresa, un’ officina, un negozio, ispiratevi allo sceriffo di Nottingham o, se volete un rimando più vicino, al Guliano Amato che nottetempo si concesse un bel tour nei conti correnti degli italiani.
“Ma stiamo scherzando???”, ha twittato ieri Matteo Salvini riprendendo il video con la performance gabanelliana. No, l’ Erinni progressista è tremendamente seria, anche se la sua logica ha più buchi di un gruviera, i paradossi dell’ Esattore Compulsivo. Un cittadino avrebbe infatti diritto di disporre dei frutti della propria fatica nella forma che preferisce, di accumularli, di allocarli dove meglio crede.


Peraltro, tendenzialmente meglio nei conti bancari, dove tutto è tracciabile per definizione, mentre la genialata di Milena finirebbe per incoraggiare pratiche alternative ed elusive, e forse è quello a cui segretamente quelli come lei mirano, così possono costruire altre decine di format savonaroleschi e ben retribuiti contro “gli italiani evasori”. Intanto, il popolo lavorante e contribuente continua a depositare quattrini nei conti correnti, siamo arrivati a 1.404 miliardi secondo l’ ultima stima dell’ Abi (Associazione bancaria italiana) datata agosto, in crescita. Una domanda da economia avanzata, e non da villaggio infettato dal virus intellettual-giornalistico del socialismo reale, sarebbe: come sboccarli, come convincere individui, nuclei famigliari, società, a immetterli nel flusso dell’ economia reale?
Sappiamo che la risposta è dura da digerire per un Paese svezzato a pane e Report, ma il primo modo consisterebbe nell’ abbassare la pressione fiscale delirante, che affossa anzitutto le aziende.

La banca mondiale –  Secondo l’ ultimo studio della Banca Mondiale, la nostra graziosa penisola è al centodiciottesimo posto su 190 nella classifica globale del carico fiscale sull’ impresa: siamo al 53% dei redditi, contro la media mondiale del 40% e quella europea del 30%. Bizzarro, che gli imprenditori non siano particolarmente tentati dal reinvestire i capitali (ma sarebbe meglio dire spiccioli faticosamente sottratti alla bulimia del Socio Occulto).
Tendiamo a ipotizzare che anche godere della peggiore burocrazia d’ Europa, che sempre secondo la Banca Mondiale prevede 238 ore annuali per gli adempimenti, non costituisca un incentivo a smobilitare risorse per effettuare operazioni aziendali, immobiliari, investimenti a qualsiasi titolo.


Più di millequattrocento miliardi congelati nei conti correnti hanno una sola interpretazione: la fiducia nelle riforme modernizzatrici (annunciate sempre oggi, sempre per domani), nel sistema-Paese (un ossimoro, visto anche la disomogeneità economica tra Nord vessato e Sud assistito), nella classe politica (ormai così palesemente imbullonata alla poltrona da aver indispettito fin l’ osservatore più ingenuo) è sotto zero. Ma comunque superiore al tasso di collegamento con la realtà di certo giornalismo “impegnato” (a farsi ridere dietro).

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