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C’E’ LA DATA: A PROCESSO PER BANCAROTTA LA MAMMA DI RENZI! Peccato che nessuno te lo stia raccontando

IL 15 GENNAIO INIZIA IL PROCESSO A LAURA BOVOLI, MADRE DI MATTEO RENZI, ACCUSATA DI BANCAROTTA FRAUDOLENTA ED EMISSIONE DI FATTURE FALSE NELLA GESTIONE DELLA EVENTI 6, LA SOCIETÀ DI FAMIGLIA, QUELLA CHE PER UN PERIODO HA VISTO TRA I DIPENDENTI PROPRIO L’EX SINDACO DI FIRENZE (PUR SENZA AVERCI MAI LAVORATO) DOPO IL FALLIMENTO DELLA CHIL POST, CHE L’AVEVA ASSUNTO PER GARANTIRGLI I CONTRIBUTI VERSATI DALLO STATO

Fabio Amendolara per “la Verità

Alla prima udienza Laura Bovoli, mamma dell’ ex premier e ora scissionista del Pd Matteo Renzi, ha preferito non partecipare. D’ altra parte in quella fissata per ieri dai giudici del Tribunale di Cuneo, dopo il rinvio del 19 giugno, erano previste solo questioni tecnico giuridiche.

«Un’ udienza filtro», l’ hanno definita gli avvocati. Il processo per i rapporti che la società della famiglia Renzi Eventi 6 di Rignano sull’ Arno intratteneva con un’ impresa cuneese di volantinaggio, la Direkta di Mirko Provenzano, fallita nel 2014, infatti, entrerà nel vivo il 15 gennaio.

Mamma Lalla, difesa dall’ avvocato Federico Bagattini, è a giudizio per bancarotta fraudolenta ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Secondo la Procura di Cuneo, mamma Lalla e gli altri imputati (l’ imprenditore Paolo Buono e il commercialista Franco Peretta) avrebbero commesso irregolarità su fatture e note di credito con le quali, in modo apparente, sarebbero riusciti a far quadrare i conti e il bilancio.

L’ inchiesta, nata da alcuni accertamenti dell’ Inps, che è stata indicata nel procedimento come parte offesa, è stata condotta dalla Guardia di finanza di Cuneo. Agli atti ci sono le note di credito del valore di decine di migliaia di euro emesse dalla società cuneese che, prima di fallire, avrebbe operato come subappaltante della Eventi6, restituendo una percentuale al committente. Il processo dovrà stabilire se, come sostiene l’ accusa, si trattò di una bancarotta o se, cosa che invece sostengono le difese, fu un normale fallimento.

La vicenda è scaturita da una diatriba tra Provenzano e un suo fornitore, tal Giorgio Fossati (che si è costituito parte civile), con le cui coop avrebbe avuto un debito milionario. Provenzano, per non saldare il dovuto, avrebbe denunciato disservizi che non ci sarebbero mai stati, presentando come prove alcune lettere di contestazioni sulla qualità del servizio firmate da Bovoli e Buono che i magistrati hanno ritenuto concertate a tavolino, anche grazie al rinvenimento di alcune mail.

Dopo uno scambio di messaggi la Eventi 6 avrebbe cambiato la causale di cinque note di credito che ufficialmente erano state emesse nel corso del 2012 «per il pagamento di interessi passivi sulla dilazione degli anticipi fatture emesse da Eventi 6 nei confronti dei committenti, per spese legali o per errate fatturazioni, chiamato dalle parti cosiddetto “rischio d’ impresa”». Nel 2013 i pagamenti vennero riqualificati, grazie a documentazione d’ accompagnamento ritenuta fasulla, come saldo per i presunti disservizi: 300.000 euro per Buono, 78.680 per la Bovoli.

Insomma, la bancarotta viene contestata perché la mamma dell’ ex premier si sarebbe prestata a truccare delle carte, modificando retroattivamente le causali di accrediti ricevuti nel 2012 dalla Direkta, per consentire a Provenzano di contestare il credito fatto valere da un suo fornitore. Presunti magheggi finanziari che verranno affrontati durante l’ esame e il controesame dei testimoni indicati dall’ accusa e dalla difesa.

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