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CHIAMATELO GOVERNO MACRON: CINQUESTELLE A 90 GRADI CON PARIGI, A POCHI MESI DALLA FOTO ‘PAGLIACCIATA’ CON I GILET GIALLI

Emmanuel Macron torna a bacchettare l’Italia ed entra a gamba tesa anche sulla crisi di governo. In un’intervista di fronte alla stampa esperienziale, il leader francese ha voluto dare la sua lezione al nostro Paese non solo dicendo che l’italia merita “dirigenti all’altezza”, ma anche accusando Luigi Di Maio e il Movimento Cinque Stelle di essersi alleato con “l’estrema destra”. Un attacco, neanche troppo velato, a Matteo Salvini e alla Lega, visto che da Parigi spiega di “augurarsi” che l’attuale ministro dell’Interno stia fuori dal nuovo esecutivo. Ma soprattutto un monito che indica inevitabilmente cosa voglia Parigi da Roma: un governo finalmente amico e non più avversario alla strategia francese in Europa e nel Mediterraneo allargato.

Il capo dell’Eliseo non ha usato mezzi termini. Chiaro ed estremamente coinciso, Macron ha detto chiaramente di non volere per l’Italia un governo che abbia la Lega nella maggioranza. “Chi era in testa nelle ultime elezioni politiche? Il Movimento 5 Stelle, che poi ha deciso di governare con Salvini. E ora chi è il grande perdente dell’ultima fase? Di Maio… Pensare che allearsi con l’estrema destra sia un modo di reinventare la politica non funziona. Lo vediamo altrove, non funziona mai”. Questa la stoccata di Macron che sa non solo di condanna nei confronti del Carroccio e delle politiche sovraniste ma anche nei confronti dei Cinque Stelle, coinvolti in una crisi di governo che potrebbe portare al potere quella coalizione “Ursula”che tanto piace all’establishment di Bruxelles e , di conseguenza, allo stesso presidente francese, che dell’unione europea è uno dei leader e che di fatto vuole prendere le redini sfruttando la debolezza di Angela Merkel e degli esecutivi delle altre potenze europee: Italia e Francia in primis.

Ma il segnale di Macron è anche un altro: il riferimento nei confronti di Sergio Mattarella. La linea diretta tra i due capi dello Stato ha fatto capire sin da subito che il referente di Parigi per Roma non era Giuseppe Conte (con cui Macron ha però sempre mantenuto rapporti positivi rispetto ai due partner di governo) ma il presidente della Repubblica. Ammantato di motivi formali, in fondo sono loro i due presidente della Repubblica e quindi i due omologhi che dialogano, il confronto continuo tra Eliseo e Quirinale ha anche indicato da subito quale fosse il leader italiano di riferimento per la potenza francese. Non il capo di un governo avversario né i suoi rappresentanti politici, ma Mattarella e i ministri di “establishment”, in primis Enzo Moavero Milanesi che si è sempre districato nella complessa diplomazia italiana mostrandosi molto più pompiere che rappresentante politici del governo.

Con la caduta del governo giallo-verde, per Macron si apre una finestra di opportunità molto interessante. L’ingresso in campo del Partito democratico in un potenziale governo rosso-giallo rappresenterebbe la garanzia di un governo molto più allineato sulle posizioni dell’Eliseo e della Francia rispetto a quello composto da Lega e Movimento Cinque Stelle. Ma soprattutto confermerebbe il piano del capo dello Stato francese che ha un solo intento: quello di costruire un’Europa il più possibile in linea con la politica francese e dell’Unione europea. Non europeista, sia chiaro, ma come pedina rispetto a un gioco più ampio e che ha in Parigi (e in Berlino) le sue cabine di regia. La Francia vede nell’Unione europea non un sistema di alleanze con cui condividere le linee strategiche, ma un moltiplicatore di potenza. Avere un governo fortemente connesso alla linea “Ursula” significa avere un governo allineato con Parigi: e questo è ciò che Macron vuole più di qualsiasi altra cosa. La crisi diplomatica di questo ultimo anno, con Macron e Salvini allo scontro totale sulla politica migratoria e sulla libia e con la guerra su Fincantieri e su altri dossier bollenti era soprattutto indice della volontà del presidente francese di colpire duro su Palazzo Chigi per avere un governo allineato. Ora potrebbe avere un’opportunità storica.

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