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“ADESSO DI MAIO DEVE FARE L’AUTOCRITICA” Le pretese della feccia rossa: così pretendono di tenere per le palle i Cinquestelle

Carlo Bertini per “la Stampa”

Il tabellone segna 161 voti e Salvini battuto: questa la fotografia di giornata che conta, secondo Matteo Renzi. Ma quale maggioranza? Quel voto sul calendario non significa nulla, piuttosto Salvini «è stato abile ed ha messo in crisi i grillini», secondo Nicola Zingaretti.

Al quale sono arrivati attraverso canali diplomatici dei diktat pesanti dei grillini sulla formazione del nuovo governo: «Mettiamola così: non vogliono veti sui loro ministri, stanno mettendo sul tavolo nomi ingombranti, dallo stesso Di Maio, a Toninelli e altri, forse anche Conte stesso. Non possiamo discutere in questi termini», racconta uno di quelli che sta tenendo i contatti. «Ci devono essere passi avanti da parte loro. Ci deve essere un cambiamento radicale della classe dirigente», va dicendo Goffredo Bettini parlando a nome del lader.

Dalle regioni uno stop ai 5S Insomma la trattativa è in salita, anche se l’unità del Pd ora è assicurata: tutti sulla linea del «vediamo le carte». Perfino Paolo Gentiloni si starebbe convincendo, almeno a sentire chi ha parlato col presidente del partito. Quindi nella Direzione del 21 agosto possibile un voto unanime per un governo nuovo.

Ma i segnali che arrivano dai territori non sono un buon viatico. I segretari regionali riferiscono al leader che la base teme di prendere la fregatura, ovvero di perdere la faccia con i cinque stelle e poi di farsi massacrare alle urne da Salvini. «Dalle regioni ci dicono solo non litigate, ma nessuno vuol andare coi grillini. C’è molta paura di questa operazione».

Franceschini e Bettini in regia Comunque sia, Franceschini e Bettini hanno in qualche modo dettato ai renziani le condizioni per allineare il partito sul fronte del sì, ovvero proporre un governo politico di ampio respiro e far gestire tutto al segretario. Zingaretti non crede che la mossa di Salvini sul taglio degli eletti cambierà le cose, perché la crisi ormai è conclamata. Cosa che perfino dalle parti del leader del Carroccio ammettono: sarà impossibile un ritorno allo status ante crisi. Ovvero ad un prosieguo del governo Conte o addirittura a un Conte bis.

Proprio perché la confusione è alta sotto il sole romano e visto che le mosse e contromosse si sprecano, Zingaretti mette le mani avanti: «Noi siamo pronti ad andare al voto. Se e quando si aprirà la crisi, vedremo se c’è la possibilità di un governo di legislatura». E questa possibilità, per il segretario è remota: «I cinque stelle dovrebbero fare enormi passi avanti e un minimo di autocritica, ancora non vedo nulla di tutto ciò».

L’ex leader il riferimento per FI Renzi è ringalluzzito dall’ aver mandato in porto una sconfitta cruciale per il capo leghista e di aver portato tutto il Pd sulle sue posizioni. Ed è dunque pronto a far gestire questa fase a Zingaretti, ma butta lì in Senato una frase sibillina. «Io non darò alibi a nessuno per far saltare un accordo che il tabellone di Palazzo Madama dice che può essere possibile». E in camera caritatis precisa. «Voglio che lui sia responsabile di come va a finire». Anche Renzi sa quanto sia difficile, «le possibilità che si faccia il governo sono 50 e 50», ammette.

Però è convinto che il nome di Cantone sia spendibile come premier perché gradito ai pentastellati e a Leu. E tiene i contatti con Forza Italia, «che ha capito che si fa il governo di legislatura ma se c’è lei è un problema in più per i 5stelle». Alcuni azzurri sarebbero tentati dal governissimo e vedono in lui un punto di riferimento: dicono che siano 27 quelli disposti a discuterne. Numero che non trova conferme ma che ricorre nei capannelli del gruppo Pd. Dunque a quel 161 si aggiungerebbero altri voti, strada facendo: con innesti verso una nuova creatura renziana da costruire in Senato.

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