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L’UNICA CERTEZZA DI QUESTA CRISI? CHE DI MAIO E’ ALL’ANGOLO: ha capito che questa volta deve cercarsi un lavoro. ma di quelli veri

M5S sogna Conte candidato al governo Dibba subito in campo

Federico Capurso per “la Stampa”

La crisi ha gettato sul tavolo di Luigi Di Maio una serie di questioni urgenti, che toccano nel vivo il suo partito. In queste ore si sta definendo la strategia per portare in Aula la riforma con il taglio dei parlamentari prima che cada il governo, ma l’ ipotesi di nuove elezioni continua a stagliarsi sullo sfondo ed è per questo che si dovrà anche trovare una strada per aggirare l’ ostacolo del doppio mandato, che rischia di decimare la classe dirigente grillina. Un percorso, questo, durante il quale Di Maio dovrà necessariamente stabilire i futuri ruoli di Alessandro Di Battista e di Giuseppe Conte: il primo un’ arma da rispolverare, il secondo una risorsa da non disperdere.

Nella giornata di ieri Di Maio ha riunito intorno a sé le anime più rappresentative del Movimento – da Di Battista a Taverna, da Morra a Bonafede, fino a Casaleggio – offrendo un segnale di compattezza alla base. Un incontro durante il quale si è concordata la necessità di accelerare sulla riforma per il taglio dei parlamentari. Si vorrebbe convocare una seduta straordinaria della Camera, prima che in Senato arrivi la sfiducia al governo.

Per farlo, è sufficiente che ne facciano richiesta almeno un terzo degli eletti: servono 210 deputati e il Movimento, da solo, ne conta 216. Già da oggi potrebbe partire la raccolta firme. Si dovrebbero però convocare comunque i capigruppo dei vari schieramenti per votare un ordine del giorno in cui inserire la votazione finale della riforma. E l’ iniziativa potrebbe arenarsi lì, prima ancora di arrivare in Aula, lasciando però la possibilità di brandire in campagna elettorale il veto arrivato dagli altri partiti.

Lo spauracchio delle elezioni è in ogni discorso. E fa paura a tutti nel Movimento, perché la regola del doppio mandato ne decimerebbe la classe dirigente. È per questo che sottotraccia si lavora a una via d’ uscita. Riccardo Fraccaro, ai microfoni di SkyTg24, offre la versione ufficiale: «Ci sono solo due mandati. Questa è la regola». E d’ altronde non potrebbe certo essere Di Maio o uno dei suoi uomini a chiedere di derogare al limite imposto dieci anni fa. L’ unico in grado di condurre in porto l’ operazione senza troppi danni d’ immagine sarebbe Beppe Grillo, il padre fondatore e Garante, ma prima dovrà essere convinto, superando anche la contrarietà di Casaleggio.

Se questa strada non si rivelerà percorribile, il piano di riserva prevedrebbe di far entrare i big del partito nella segreteria politica nazionale, assegnandogli uno stipendio. Meno traumatico, certo, ma visibilità e potere di incidere dall’ interno delle istituzioni sarebbero minori. Di Battista e Conte, invece, problemi di mandati non ne hanno. Dovranno solo decidere insieme a Di Maio il loro destino. Per “Dibba” si profila una campagna elettorale in prima linea contro tutti. Matteo Salvini è il nemico numero uno, ma anche l’ idea di un’ alleanza di scopo con il Pd, con Di Battista in campo, si allontana.

Quando Salvini ha paventato l’ ipotesi che Renzi e Di Maio possano dare vita a un nuovo governo, infatti, la risposta del M5S è stata durissima: «Fake news di un giullare». Dibba sarà «il centravanti», al fianco di Di Maio, che «farà il regista», assicurano fonti M5S. Ma il candidato premier potrebbe non essere Di Maio, che ci sta pensando e ha più di un dubbio. Con ogni probabilità non sarà Di Battista perché, come ammette anche lui, «non è una mia aspirazione», anche se c’ è chi in questi giorni ha sondato le sue intenzioni. E poi, si vorrebbero comprendere le intenzioni dell’ attuale premier. Secondo le ultime rilevazioni dell’ Istituto Piepoli, Conte gode della fiducia del 50% degli italiani, superando Salvini che si ferma al 44% e Di Maio che è al 35%.

Dovrà decidere lui cosa fare. Nel Movimento lo aspettano. Magari, da candidato presidente del Consiglio.

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