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LA CAPITANA HA ARMATO I PM CONTRO SALVINI: quella richiesta folle di chiudere i Social chi l’ha suggerita?

Sea Watch, Carola arma i pm: “Sequestrate i social a Salvini”

La capitana denuncia Salvini per diffamazione e istigazione a delinquere: “Mi ha offesa 22 volte”. E ora pretende il sequestro di tutti suoi profili

Adesso Carola Rackete vuole il sequestro di tutti i profili social che sono riconducibili a Matteo Salvini.

Dopo aver forzato il divieto di ingresso in acque territoriali italiane, calpestato le leggi del nostro Stato, speronato una motovedetta della Guardia di Finanza e fatto sbarcare una cinquantina di immigrati clandetini, la comandante della Sea Watch 3 ha dato mandato al proprio legale, l’avvocato Alessandro Gamberini, di far di tutto per portare alla sbarra il ministro dell’Interno. Ma non le basta denunciarlo per “diffamazione aggravata e istigazione a delinquere”, vuole anche trovare un giudice che la aiuti a mettere il bavaglio al leader leghista cacciandolo da Facebook e Twitter.

La denuncia sarà depositata domani alla procura di Roma. L’avvocato Gamberini sta ancora aspettando la firma in originale della capitana, elemento necessario per depositare le quattordici pagini della querala in cui vengono elencate quelle che, a suo dire, sono le offese del ministro dell’Interno. Ne ha contate ventidue, andandole a pescare dai tweet, dalle dirette su Facebook e dalle interviste rilasciate alle televisioni. “Salvini – si legge nel documento che Repubblica ha pubblicato in esclusiva – mi ha definito pubblicamente e ripetutamente sbrufoncella, fuorilegge, complice dei trafficanti, potenziale assassina, delinquente, criminale, pirata, una che ha provato a uccidere dei finanzieri e ad ammazzare cinque militari italiani, che ha attentato alla vita di militari in servizio, che ha deliberatamente rischiato di uccidere cinque ragazzi e che occupa il suo tempo a infrangere le leggi italiane e fa politica sulla pelle dei disgraziati”. Non importa che, al di là degli epiteti che il leghista le ha affibbiato, tutte le accuse sono circostanziate dai fatti. Dalla decisione di infischiarsene del divieto di ingresso nelle acque terroriali italiane prima e nel porto di Lampedusa poi alla manovra spericolata che ha quasi schiacciato la motovedetta delle Fiamme Gialle, la condotta della Rackete è sotto gli occhi di tutti. Tanto che per tutto questo è attualmente indagata. Per la capitana, però, resta “evidente”, nelle parole pronunciate dal Salvini, “la gravità della lesione al mio onore”.

Nel presentare la denuncia in procura, la Rackete fa leva sulla decisione del gip di Agrigento, Alessandra Vella, che l’ha subito rilasciata. “La legittimità della mia condotta è stata riconosciuta allo stato dall’autorità giudiziaria che l’ha valutata come adempimento di un dovere”, scrive nell’atto in cui, oltre ad assolvere se stessa, prende (ovviamente) le parti dell’ong tedesca per cui timonava la barca. “(Salvini, ndr) dice che si tratta di un’organizzazione illegale e fuorilegge, sostenendo che i suoi rappresentanti sarebbero complici di scafisti e trafficanti”, continua la capitana sostenendo che queste affermazioni sono “lesive” per la sua persona e la sua incolumità “in quanto dipendente e rappresentate della Sea Watch” stessa. Anche in questo caso la denuncia omette (volutamente) tutte le forzature e le menzogne dell’ong per andare a recuperare i migranti sin davanti alle coste libiche e portarli in Italia.

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