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Il buco al cuore che ha un italiano su quattro. Causa ictus e ischemia: il sintomo che lo segnala

Avete la pressione normale ma soffrite di mal di testa frequenti e ripetuti dei quali non riuscite a scoprire la causa? Fatevi una ecografia cardiaca perché potreste avere il cuore bucato.

É stato accertato infatti che un italiano su quattro presenta un difetto cardiaco chiamato “pervietà del forame ovale (FOP)”, ovvero è portatore di una incompleta chiusura del setto interatriale, la membrana che separa l’ atrio destro del cuore da quello sinistro, cosa che comporta alcuni disturbi che coinvolgono una moltitudine di persone, oltre dieci milioni di soggetti in Italia, completamente ignari di essere affetti da tale alterazione organica.

In condizioni normali le cavità destre e sinistre del cuore sono completamente separate da una struttura che si chiama “setto”, una parete sottile la quale impedisce il passaggio di sangue dal sistema cardiaco sinistro al destro e viceversa, quindi la commistione di sangue venoso, carico di anidride carbonica, con quello arterioso ossigenato, e tale “forame”, un buco regolarmente aperto nella vita fetale, è appunto un foro destinato a chiudersi alla nascita od entro il primo mese di vita del neonato, una volta sviluppato completamente il respiro spontaneo.

Il forame ovale che resta aperto quindi, è una anomalia congenita che nella maggior parte dei casi rimane asintomatica tutta la vita, o dá disturbi che non vengono quasi mai percepiti come sintomi, né attribuiti al cuore, e spesso tale anomalia viene riscontrata in maniera del tutto casuale durante l’ esecuzione di una ecografia cardiaca per altre patologie, o per accertare l’ idoneità a particolari pratiche sportive. Non è quindi classificata come una condizione patologica vera e propria, ma in alcuni casi può causare problemi di salute, quando, attraverso questa comunicazione anomala tra i due atri, si verifica il passaggio di micro-coaguli di sangue , formatisi nelle vene degli arti inferiori per tromboflebite od immobilità prolungata, dalla circolazione venosa a quella arteriosa. Questi coaguli, che quando si distaccano dalla sede dove si sono formati vengono definiti “emboli”, trasportati dal torrente ematico fino al cervello, possono provocare la chiusura dei capillari encefalici, provocando un ictus, il quale, a seconda della importanza della arteria interessata, delineerà la sintomatologia neurologica conseguente.

ATTACCO ISCHEMICO
Tuttavia, considerando che la pervietà del forame ovale è una sindrome molto comune, quando si verifica una ischemia cerebrale in pazienti portatori di tale condizione, si devono comunque eseguire tutti gli accertamenti necessari per escludere la presenza di altre cause che possano giustificare l’ attacco ischemico (ipertensione, arteriosclerosi, ipercolesterolemia ecc), e nel momento in cui viene accertato che il buco nel cuore è la condizione responsabile dell’ anossia encefalica, si deve necessariamente procedere alla sua chiusura per via endovascolare.

I piccoli trombi che si formano spesso nella circolazione venosa delle gambe o dell’ addome infatti, di norma finiscono nel circolo polmonare dove si dissolvono senza conseguenze, ma se è presente una comunicazione tra i due atri, soprattutto durante sforzi fisici, attività sportive agonistiche, od anche semplici colpi di tosse, piccole particelle trombotiche possono passare dalle cavità cardiache destre a quelle sinistre, e di conseguenza al cervello, ostruendo uno o più vasi arteriosi, con danni neurologici che possono essere più o meno gravi. È quanto accaduto per esempio pochi anni fa al calciatore Antonio Cassano, crollato in campo in diretta Tv in stato di anossia cerebrale durante una partita di serie A, a causa appunto di un embolo che aveva ostruito temporaneamente la circolazione, e quindi l’ ossigenazione, del cervello, provocando una ischemia, fortunatamente risolta in tempo, in un atleta al quale non era mai stato diagnosticato tale difetto cardiaco.

I sintomi più comuni della sindrome del foro ovale sono frequenti cefalee che stentano a risolversi con i comuni farmaci antalgici, oppure compaiono difficoltà od impossibilità temporanee nel movimento di una mano o di uno o più arti, fino all’ impaccio della fluenza verbale o a vari disturbi visivi o dell’ equilibrio, ma in molti casi i danni cerebrali sono così piccoli da non dare sintomi, oppure da apparire puntiformi alla Tac o alla Risonanza Magnetica encefalica.

RICERCA SPECIALISTICA
In realtà nella pratica clinica il paziente giunge all’ osservazione medica con una sintomatologia neurologica, e la diagnosi avviene per esclusione, dopo una accurata ricerca specialistica che arriva ad individuare, attraverso una sonda introdotta nel cavo orale e nell’ esofago, il foro cardiaco incriminato del danno cerebrale. La cura per tale difetto consiste nella terapia anticoagulante, che impedisce la formazione di trombi, e la chiusura del foro ovale attraverso la vena femorale di una gamba, avanzando lungo il vaso un dispositivo che arriva fino al cuore, e che posiziona un piccolo disco metallico a cavallo del setto cardiaco, così da chiudere il foro ed impedire il passaggio di pericolosi micro-emboli. In mani esperte l’ intervento non è complicato, il paziente può essere dimesso il giorno successivo al posizionamento del dispositivo di chiusura, la percentuale di successo di tale procedura è superiore al 99% ed i rischi sono minimi.

È necessario sottolineare che tale alterazione miocardica merita di essere riparata solo quando ritenuta responsabile di danni cerebrali, e per diagnosticarla correttamente é imperativo eseguire l’ ecocardiografia per via trans-esofagea, in modo da valutare meglio le caratteristiche anatomiche e l’ ampiezza reale del foro inter-atriale, per decidere l’ idoneità all’ intervento di angioplastica, ma se invece la pervietà del forame ovale viene riscontrata in una persona che non ha mai avuto sintomi neurologici, tranne frequenti mal di testa, non si procede alla chiusura, bensì si mettono in atto tutte le misure farmacologiche necessarie per impedire o ridurre la formazione di coaguli nel sangue, per esempio tramite la somministrazione di anti-aggreganti piastrinici come la Cardioaspirina, da assumere preventivamente per tutta la vita.

Nelle donne affette è indicata la sospensione della terapia estroprogestinica (pillola anticoncezionale o terapia sostitutiva della menopausa) poiché è noto che tali ormoni incrementano il rischio di eventi trombotici, come è imperativo normalizzare la pressione arteriosa nei soggetti ipertesi e con problematiche cardiovascolari. Inoltre sono sconsigliate le immersioni in profondità ai portatori di pervietà del forame ovale, per il rischio di embolia da decompressione cerebrale durante la risalita. Il forame ovale è la più frequente anomalia congenita del cuore, con la quale convive una moltitudine enorme di persone, che portano pacificamente questo piccolo spiraglio tra le due camere atriali, retaggio della vita intrauterina, senza esserne a conoscenza, ma è sempre meglio sapere di essere portatori di questa condizione nei casi in cui essa si concretizzasse come patologia, diventando responsabile di complicanze e di accidenti neurologici, oggi assolutamente prevedibili ed evitabili.

di Melania Rizzoli per Libero

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