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Uomini e donne, Marlo Brando se li è fatti davvero tutti: da James Dean alla Monroe, tranne Sofia Loren. Diceva che le puzzava l’alito

Cesare Lanza per la Verità

Insaziabili appetiti sessuali, carattere pessimista, infanzia difficile, un figlio accusato e condannato per omicidio. Spinto dal suo esagerato appetito sessuale, Marlon Brando si portò a letto le più grandi star di Hollywood (uomini e donne), senza mai pentirsene.

L’ attore era il sex symbol d’ America, fra le sue lenzuola si alternarono Cary Grant e Rock Hudson, James Dean e Laurence Olivier, Marilyn Monroe e Marlene Dietrich, Grace Kelly e Jackie Kennedy e decine (centinaia?) di altri. Marlon però era anche selettivo, e rifiutò Liz Taylor «perché aveva un culo troppo piccolo» e Sophia Loren perché «il suo alito era peggio di un dinosauro». Nella sua biografia scrisse che l’ ossessione del sesso gli nacque a quattro anni, quando dormiva nudo con la sua domestica Ermi, spiandole i seni e sognando un giorno di sposarla.

Quando lei se ne andò, lui non riuscì a rimuovere quel senso di abbandono.

Listen to me, Marlon è il documentario realizzato dal regista britannico Stevan Riley dopo la scoperta di più di 200 ore di registrazioni inedite, effettuate dallo stesso Brando.

Oltre alle sessioni di autoipnosi, l’ attore registrava conversazioni private (piazzava microfoni in tutte le stanze di casa), prove per i film, nonché meditazioni e pensieri sui suoi colleghi. Nel documentario, Marlon Brando distrugge la sua immagine da star e definisce il suo talento niente più che «bugie per vivere»: «Non ho fatto nessun capolavoro.

Non ci sono artisti tra gli attori, siamo solo commercianti, non c’ è arte. È tutta merda.

Soldi, soldi, soldi. Se pensate che si tratti di qualcos’ altro vi sbagliate».

Brando parla anche della sua incredibile carica sessuale che lo portò ad avere 12 figli (più tre adottivi), tre matrimoni e innumerevoli amanti. E dice di essere stato una «bestia che faceva entrare le donne dalla porta e le faceva uscire dalla finestra… Dopo il successo di Un tram che si chiama Desiderio sempre più ragazze hanno iniziato ad avvicinarmi. Ero giovane e destinato a spandere il mio seme in lungo e in largo. Il mio pene iniziò ad avere la sua agenda personale, a prendere decisioni al posto del cervello».

James Dean, tra gli altri, ebbe una relazione intensa con Marlon Brando. Brando obbligava Dean a lunghi incontri di sesso violento e sodomizzazione, lo ustionava con le sigarette e lo costringeva a guardarlo mentre faceva sesso con estranei. La segreta relazione sadomaso è stata rivelata dal Daily Mail. Secondo vari testimoni, Marlon non ricambiò mai l’ amore di James, definito un «cucciolo di cane» che rimaneva ore e ore fuori dall’ appartamento di Brando, al freddo, sperando disperatamente di essere invitato a entrare. Si erano incontrati per la prima volta quando il giovane Dean andò a seguire una conferenza di Brando, già celebre, a New York. Era il 1949.

Brando raccontò che lo sguardo intenso di Dean gli fece «bruciare la pelle». Dean si presentò come un «grande fan». Disse che era confuso su molte cose, «ma non sulla mia ammirazione per te». E Brando lo baciò. In seguito, Dean confessò che Brando lo dominava: «Mi comandava sempre mentre facevamo l’ amore».

Diventarono inseparabili.

Dean iniziò a indossare solo camicie e jeans, imitava il suo idolo in tutto.

La vedova di Richard Pryor, Jennifer Lee, ha confermato le voci diffuse dal produttore Quincy Jones sulla bisessualità del comico: aveva svelato che Pryor e Marlon Brando, negli anni Settanta, erano amanti. Il produttore musicale disse: «Brando era l’ uomo più affascinante che chiunque potesse incontrare. Faceva sesso con ogni cosa. Avrebbe fatto sesso anche con una cassetta della posta».

Il successo esplose con Un tram che si chiama Desiderio, il film del 1951 diretto da Elia Kazan, protagonisti Vivien Leigh e Marlon. Scrissero: «Uno Stanley Kowalski (il personaggio principale, ndr) così insolente, che dopo non ce ne sono stati più. Perché, dopo Brando, tutti gli altri sono repliche fallite». E celebrazioni a raffica.

«Sei la bestia che grida e diverte, con la risata cruda del maschio polacco…»; «Hai tentato di eclissarti nei film, eri Marco Antonio, Sky Masterson, Zapata, Fletcher Christian, Napoleone! Eri Vito Corleone ed eri quel ciccione calvo e garrulo di Kurtz in Apocalypse Now quando mormora e balbetta nel buio, la pazzia americana piena di sé. Fino a Ultimo tango a Parigi, nel quale hai scoperchiato la tua anima malata in una brillante devastazione.

Stordito dal cadavere di quella moglie bellissima incorniciata da fiori grotteschi, riuscivi a malapena a parlare, fino a quando non hai parlato troppo. Eri istupidito dal dolore, non riuscivi a perdonare. E nonostante l’ ebbrezza hai ballato con grazia imprevista…

Eri così agile e luminoso in quella parodia alcolica del tango, un clown che sbeffeggia le emozioni esasperate e la tensione sessuale del ballo – perché come avevi detto da ragazzo volevi essere superficiale, volevi intrattenere. L’ attore non esiste se non è al centro dell’ attenzione, il cuore dell’ attore è un vuoto che nessuna adulazione può riempire.

Dopo quel tango demenziale sei rimasto sdraiato, piegato nella spossatezza e nel silenzio del dolore, un cadavere fetale su un balcone nelle grigie luci di Parigi. All’ inferno, si balla il tango. Hai fatto del disprezzo di sé un vezzo artistico. Quel che c’ era di buono in te, la tua coscienza sociale, la tua propensione verso le cause progressiste, è stato ingoiato dal resto. Ti sei svenduto in una serie di film stupidi, come a sfidare il tuo talento e le nostre aspettative su questo talento», «Quando sei morto, abbiamo capito che eri morto da tempo. Non potevamo perdonare colui che aveva sperperato la grandezza».

Il padre di Brando, Marlon senior, era un operaio chimico, sua madre, Dorothy Julia, una casalinga. Ebbero un’ influenza negativa su di lui: il padre era molto violento, facendo crescere nel piccolo un senso fortissimo di insicurezza e un complesso di inferiorità che (nonostante il successo) lo accompagnò per tutta la vita. La madre, un’ alcolista.

Marlon confessò in varie interviste che la paura di essere abbandonato influì pesantemente sulla sua vita sentimentale, inducendolo a distruggere le relazioni, proprio per la paura di uscirne ferito o solo.

La sera del 16 maggio 1990, Dag Drollet, fidanzato polinesiano della figlia di Brando, Cheyenne, venne ucciso dal primogenito dell’ attore, Christian, nella villa di famiglia.

Christian, trentunenne, sostenne di essere stato ubriaco e che l’ omicidio fu accidentale. Dopo il procedimento cautelare, però, confessò di essere colpevole e di aver usato una pistola per uccidere Dag.

Al processo, Brando si rifiutò di giurare dichiarandosi ateo.

Chiamato però a testimoniare, parlò per un’ ora dicendo che lui e la moglie Anna Kashfi avevano fallito, con il loro figlio. E si rivolse ai membri della famiglia di Dag, dicendo: «Mi dispiace… Forse non mi crederete, ma io volevo bene a Dag. Sono pronto per le conseguenze».

Christian fu condannato a 10 anni, ma ne scontò solo 5 per buona condotta. Nell’ ottobre 1991 fu emesso un mandato di cattura anche nei confronti di Cheyenne, accusata di complicità nell’ omicidio, dopo che era sparita dalla clinica psichiatrica di Parigi, dove era ricoverata per aver tentato due volte il suicidio.

La vicenda si concluse tragicamente nel 1995, quando Cheyenne, ancora depressa per l’ omicidio del suo fidanzato, si suicidò, impiccandosi nella casa della madre a Tahiti. Christian morì di polmonite il 27 gennaio 2008.

Ecco alcune riflessioni e dichiarazioni fatte da chi lo ha conosciuto bene. Ford Coppola: «Con Marlon non è mai stato difficile lavorare. Il suo comportamento era un po’ eccentrico sul set. Come un cattivo ragazzo, faceva quello che voleva. Ma come attore non è mai stato difficile». Katharine Hepburn: «Credo che sia un attore molto dotato. Anche se temo che possa essere una persona limitata».John Huston: «Brando aveva qualcosa di diverso, qualcosa di esplosivo… un fuoco senza fiamma, pericoloso, in procinto di accendersi, a volte. Era come una porta del forno che si apre… il caldo veniva fuori dallo schermo. Non conosco un altro attore in grado di farlo».

Marilyn Monroe: «È molto dolce e tenero». Jack Nicholson: «Gli attori non vanno in giro discutendo su chi sia il migliore attore del mondo, perché è ovvio… è Marlon Brando. Non c’ è nessuno, né prima né dopo come Marlon Brando. Ero al liceo quando ho visto Il selvaggio. Ha cambiato la mia vita per sempre. Un artista monumentale, non c’ era modo di seguire le sue orme, troppo grande, ha veramente scosso il mondo». Al Pacino: «Ogni volta che mi imbatto in Marlon Brando sul set, il mio viso diventa rosso, hai idea di quello che è stato per me fare una scena con Brando? Mi sono seduto nei cinema quando ero un bambino guardandolo in Un tram chiamato Desiderio e Viva Zapata!. L’ ho amato.

Era sensibile. Ha visto le difficoltà che ho avuto sul set del Padrino e credo che abbia visto un po’ di sé stesso quando era giovane. Ero in soggezione». Shelley Winters: «Aveva una carica elettrica e un profumo animale che rendeva impossibile per il pubblico pensare o guardare gli altri interpreti. L’ unica volta che ho avuto una reazione simile, quando ho visto Elvis Presley suonare a Las Vegas». Infine, l’ unica voce fuori dal coro, Frank Sinatra: «È l’ attore più sopravvalutato del mondo».

Era nato a Omaha, nel Nebraska, il 3 aprile 1924, morì a Westwood, Los Angeles, il primo luglio 2004. Ha vinto cinque Golden globe, nominato otto volte all’ Oscar con due statuette: si rifiutò di ritirare la seconda per protesta contro le ingiustizie verso le minoranze etniche, arrivando a donare agli indiani alcuni terreni a Santa Monica, in California.

È stato un convinto attivista sostenendo molte cause, come quella del movimento afroamericano, partecipò alla marcia su Washington nel 1963.

Brando è stato uno dei soli tre attori, insieme con Charlie Chaplin e Marilyn Monroe, a essere nominato da Time, nel 1999, come uno dei cento personaggi più influenti del secolo. L’ American film institute lo ha inserito al quarto posto tra le più grandi star della storia del cinema.

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