Home / NEWS / Milano, sapete dove era il coglionazzo radical-chic vestito da Zorro? in un posto che il 99% degli italiani non può neppure entrarci da quanto costa

Milano, sapete dove era il coglionazzo radical-chic vestito da Zorro? in un posto che il 99% degli italiani non può neppure entrarci da quanto costa

L’opposizione delle lenzuola dall’hotel a 7 stelle

È caduto il velo, pardon il lenzuolo: l’opposizione a Salvini non la fa più la sinistra, la fanno i balconi. Con striscioni annessi.

Un lenzuolo ben scritto fa più rumore del fantasma del Pd. Da giorni in qualunque città arrivi Salvini, fuori dalle finestre e dai terrazzi, compaiono centinaia di teli che lo spernacchiano. La stessa cosa è successa ieri a Milano, dove un’infinita distesa di striscioni ha decorato balconi e finestre. È il tormentone della campagna elettorale delle prossime elezioni europee del 26 maggio.

Una gara a chi la spara più grossa ed il risultato in alcuni casi è esilarante, in altri vagamente bilioso e in altri ancora di pessimo gusto. È l’ultimo tic di una sinistra in crisi di identità, che prova a dimostrare a se stessa di esistere ma soprattutto di resistere. Ovviamente al neofascismo di Matteo Salvini. Il lenzuolo è la più recente manifestazione di una gauche sempre più stanca e a corto di idee. Dopo i girotondi, i bavagli e l’ostensione dei post it ora siamo nell’era degli striscioni. Che, se ci pensate, sono comodissimi. Non serve nemmeno uscire di casa, puoi restare in vestaglia e pantofole, comodamente seduto nel salotto di casa tua, a pittare un lenzuolo e sentire di avere fatto un gesto rivoluzionario. Di avere assolto al proprio dovere civico di manifestare dissenso contro il barbaro leghista. A costo zero. Non serve nemmeno metterci la faccia, basta metterci la finestra. Il massimo del rischio è che la moglie del rivoluzionario s’incazzi perché si trova con un copriletto e due federe spaiate. L’eroismo dei Che Guevara da tinello.

Sia chiaro: scrivere «Salvini vattene», «Bacioni da sucate» o «Portatela lunga la scala perché sono al quinto piano» è legittimo e fa anche ridere. La moda di fare questi tazebao sui generis è un po’ patetica, ma quella di rimuoverli è ridicola. È un uso improprio delle forze dell’ordine, che hanno cose ben più serie delle quali occuparsi.

A patto che non ci siano minacce e offese. E una certa sinistra ci mette un attimo a precipitare nel vocabolario squadrista. «Salvini muori» o «Salvini amico dei mafiosi» (chi l’ha scritto ora è indagato) è da cretini. E fare rimuovere insulti e minacce non è censura fascista, ma rispetto delle regole elementari del dibattito democratico.

Intanto, nell’era dei social, dei post e delle campagne elettorali minuziosamente e sartorialmente tarate sugli algoritmi di Facebook, la scrittura su stoffa – roba da amanuensi – vive una nuova giovinezza. I più provocatori rimbalzano per giorni su social network e giornali. Nel vuoto pneumatico delle proposte del Partito democratico, la sinistra ha delegato l’opposizione alle iniziative dei lenzuolisti privati. Ed è un barometro, più efficace di qualsiasi sondaggio, sull’aria che tira da quelle parti.

Siamo alla retromarcia della protesta, alla massima contrazione del dissenso, che si chiude dietro le tapparelle di casa a lievitare odio nei confronti di un Paese e di una piazza che non riesce a comprendere. E, guarda un po’, spesso i manifesti di protesta vengono esposti da edifici sontuosi e alquanto borghesi. Non case popolari. Ieri la dimostrazione plastica: poco prima del comizio di Salvini, da un palazzo in piazza Duomo, viene calato uno striscione di almeno quattro metri con la seguente scritta: «Restiamo umani». Pochi minuti dopo lo striscione scompare e al suo posto si materializza un uomo travestito da Zorro. Difficile che un operaio abiti in piazza del Duomo. Difficile, se non impossibile, che qualcuno abbia la propria residenza in piazza del Duomo. Infatti Zorro è Riccardo Germani, sindacalista dell’Usb non nuovo a blitz di questo tipo, e il lenzuolo è stato esposto da una finestra del Townhouse Duomo, hotel di lusso che si affaccia sul cuore di Milano. E a farlo rimuovere è stata la direzione della stessa guesthouse. Ironia della sorte: non ha cinque stelle, ma sette. Di Maio può dormire sonni tranquilli. Un albergo da almeno 500 euro a notte, per intenderci. Ed è un po’ il simbolo di tutto questo lenzuolismo dilagante. La gente in piazza e la sinistra chiusa a doppia mandata in casa, o magari in una suite. Un cortocircuito che manda al manicomio il mondo radical chic.

loading...

Check Also

ERA FATTO DI COCAINA IL PADRE CHE HA AMMAZZATO IL FIGLIO GUIDANDO IN DIRETTA FACEBOOK: le incredibili scoperte dei sanitari durante il ricovero

Da www.lastampa.it Fabio Provenzano, 34 anni, che dieci giorni fa si è schiantato con l’auto lungo …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *