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Pierfrancesco Favino: “Quando è morto mio padre ero sul set. Ma continuai a girare”

Pierfrancesco Favino è uno degli attori italiani più talentuosi e amati ed è anche il protagonista de “Il traditore”, in concorso in questi giorni a Cannes. Nel film di Marco Bellocchio interpreta Tommaso Buscetta, il pentito di mafia collaboratore di Falcone e Borsellino. Un ruolo, questo, per il quale Favino ha chiesto una seconda chance al regista.

“Sapevo che non era andato come volevo – ha spiegato l’attore a Vanity Fair – E il fatto che non mi telefonasse nessuno era tutto tranne che un buon segno. Ero consapevole che avrei potuto giocarmela meglio e sono ricorso a una mossa a cui non mi ero mai appellato nella vita. Non volevo dirmi ‘non hai fatto tutto quello che potevi per raggiungere il tuo obiettivo’. Quindi l’ho incontrato e gli ho detto ‘Marco, vorrei convincerti che posso interpretare questo ruolo’. Mi ha dato un’altra occasione”.

Nell’intervista rilasciata a Vanity Fair, Favino, romano classe 1969, ha raccontato anche il rapporto con suo padre, scomparso da tempo. Quando morì, lui era sul set: ″È il 2002. Sono nel deserto, nei panni del sergente Rizzo, sul set El Alamein – ha proseguito l’attore – Un assistente di produzione viene incontro e mi guarda in modo strano. ‘Chiama tua sorella’, dice, poi abbassa gli occhi. Rientro in roulotte e le telefono. ‘Papà non c’è più‘, sussurra lei. Riaggancio e ho un momento di totale scollamento dalla realtà. Mi osservo allo specchio. Nell’immagine riflessa c’è un tipo che mi somiglia, vestito in modo strano”. (Continua dopo la foto)

“Esco all’aria aperta – ha continuato Favino – Mi chiedono se me la sento di continuare. Mi hanno già permesso di andarlo a trovare in precedenza e so che non potrò ripartire. Decido di girare. Mentre aspetto il mio turno sulla sedia, il dolore mi attraversa a ondate. Mi ferisce e prima di tornare come una fitta, lascia spazio a un’assurda euforia. Mi sento una balla di fieno trasportata dal vento in un film western. Quando torno a casa, al posto di papà, c’era una pietra col suo nome”. (Continua dopo la foto)

Favino ha infine rivelato che il padre tentò di dissuaderlo dall’intraprendere la carriera di attore salvo poi ricredersi: “Gli dissi ‘Voglio fare l’attore’ e papà rispose ‘Solo un coglione può fare una scelta del genere’. Risposi a tono: ‘Da qualcuno deve aver preso’. Poi però con lui ho ritrovato un rapporto, mi sono sentito dire ‘Ho capito che hai fatto tutto da solo e sono orgoglioso di te’. Ho scoperto che collezionava i ritagli di giornale con il mio nome e un po’ mi sono commosso”, ha concluso.

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