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Juve, il tracollo con l’Ajax scatena la guerra tra i cuginetti infami: John non vuole pagare i 380 milioni di debiti della società bianconera

Carlo Tecce per il “Fatto quotidiano”

L’ ennesima Champions svanita non è soltanto una maledizione per la Juve – sette finali perse, la prima proprio con l’ Ajax di Johan Cruijff nel ’73 – ma è pure una sciagura che s’abbatte sui conti del club e sul rapporto mai idilliaco tra il presidente Andrea Agnelli e il cugino John Elkann, il capo di Exor, la cassaforte di famiglia che controlla la Fca e la Vecchia Signora.

John è il nipote dell’ avvocato Gianni Agnelli. Quello prediletto. Ma c’era Andrea, vent’anni, sbarbato, in giacca di jeans, accanto a zio Gianni, in tribuna d’onore all’ Olimpico di Roma. Era il 22 maggio ’96. Quel giorno la Juventus ha vinto ai rigori l’ultima Champions League contro l’ Ajax, la stessa squadra che martedì ha eliminato Cristiano Ronaldo e compagni dal torneo più prestigioso d’Europa.

Il sintomo di un declino, che non va troppo enfatizzato, è il titolo che sprofonda in Borsa a -17,6 per cento e viene sospeso per eccesso di ribasso. Qui il tema è più prosaico: parenti serpenti. Andrea ha in dote la Juve, un giocattolo che gonfia l’immagine e l’autostima, il più ombroso John ha il potere di revocare la dote.

John è un tifoso a distanza e distante, a volte commenta senza impegno, un paio di passerelle, qualche fotografia ufficiale, osserva e attende, silente, finché Andrea non combina pasticci, cioè non gli implora di sganciare del denaro per bullonare i bilanci. L’Ajax dei fuoriclasse ragazzini ha avvicinato inesorabilmente quel momento.

Oggi la Juve di Andrea, il figlio del dottore Umberto, è padrona del campionato italiano con otto scudetti consecutivi in una bacheca stracolma di tricolori. E però la Juve, che ha investito 339 milioni di euro per Cristiano Ronaldo tra cartellino pagato al Real Madrid e ingaggio per quattro anni, è anche una società con un debito in costante e pericolosa crescita (384 milioni al 31 dicembre 2018) e con i ricavi (402 milioni nel 2017/18) che non seguono il passo dei costi.

La relazione semestrale al 31 dicembre 2018 avverte gli azionisti con una postilla al documento: “L’esercizio 2018/2019, attualmente previsto in perdita, sarà come di consueto fortemente influenzato dall’andamento dei risultati sportivi e in particolare della Champions League”. Oggi l’influenza negativa sul bilancio è certificata: la semifinale smarrita vale circa 20 milioni di euro, la conquista del trofeo altri 20 per restare agli incassi da stadio e ai premi.

Il 2019 ha indotto già la Juve a intervenire sul bilancio con il ricorso al sistema delle plusvalenze – 36,8 milioni di euro in gennaio con la clamorosa cessione al Genoa dell’infortunato Stefano Sturaro per 18 milioni – e l’emissione di un prestito obbligazionario non convertibile di 175 milioni.

Il cosiddetto CR7 bond è altro debito usato anche per ridurre il debito: prima che la Champions diventasse un’ossessione collettiva, il 30 giugno 2017, era di 162 milioni, più che raddoppiato in un anno e mezzo. La Juve ha smentito sempre la necessità di un aumento di capitale, anche se il patrimonio netto in un esercizio s’è ristretto da 93 a 72 milioni, dunque ha smentito il bisogno di chiedere soccorso a Exor. Il cugino John aspettava Andrea sull’uscio, pare, e non per cingerlo con un caloroso abbraccio. Exor non ha intenzione di ripianare i buchi di Andrea, lucidare il giocattolo Juve e prolungare il divertimento.

O almeno, non gratis: la dinastia Agnelli è in tensione perenne per l’eredità. Quando Andrea è rimasto incastrato nell’inchiesta sportiva della Federcalcio sui biglietti ai finti ultrà legati alla malavita, John ha tentato di riprendersi la Juve con il sostegno logistico del direttore generale Beppe Marotta. Andrea ha resistito con estrema abilità; ora Marotta lavora all’Inter.

Con il bilancio non più splendido, l’estate scorsa, Andrea ha rilanciato con la gigantesca operazione CR7 con la garanzia di ottenere la benedizione mediatica, una sorta di immunità rispetto a John e l’illusione di un successo immediato. Dopo la batosta degli olandesi, Andrea s’è presentato ai microfoni col tono del politico che ha perso le elezioni principali e sciorina i trionfi in provincia e, soprattutto, ha promesso che la Juve ci riproverà la prossima stagione. Come spingere la notte più in là. E poi svegliarsi con John.

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