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Libia, c’è Macron dietro alla guerra in corso: vuole nuovamente fotterci il controllo del petrolio

Scene di guerra in Libia:  Il ministro dell’Interno del Governo di accordo nazionale di Al Sarraj, Fathi Bashagha, ha annunciato il “controllo sulla totalità dell’aeroporto di Tripoli” da parte delle forze dell’esecutivo del premier. Venerdì l’Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar aveva annunciato la presa dello scalo chiuso dal 2014 e situato a 25 km in linea d’aria dal centro di Tripoli. Tra scontri a fuoco e raid aerei ordinati dal governo sulla colonna di carri armati di Haftar lungo la strada della capitale, si delinea dunque un nuovo scenario di caos alle porte dell’Italia, con conseguenze potenzialmente devastanti. La Libia è infatti il principale hub dell’immigrazione clandestina verso l’Europa e l’Italia in particolare, dalle sue coste partono decine di barconi e gommoni di migranti nonostante gli accordi intercorsi tra il governo italiano e quello ufficiale di Al Sarraj. Una guerra civile peggiorerà evidentemente il già labile controllo della Guardia costiera libica sulle attività degli scafisti.

Non solo, fonti vicine alla Lega alimentano il dubbio che dietro l’iniziativa militare di Haftar ci sia il presidente francese Emmanuel Macron, molto vicino al “premier-ombra” e che proprio come Nicholas Sarkozy nel 2011 in Libia ha un occhio di riguardo per gli interessi economici francesi tra petrolio, gas e infrastrutture (a discapito dei competitor italiani, Eni in testa che non ha caso ha ordinato l’evacuazione del personale italiano). “A qualcuno conviene l’escalation”, commenta sibillino il ministro degli Interni Matteo Salvini. Ogni riferimento non è casuale.


Si entra oramai nel terzo giorno di battaglia per la presa di Tripoli e la situazione sul campo appare sempre più confusa, tra rivendicazioni di avanzate o di colpi inferti al nemico da parte di entrambe le fazioni che si contendono la capitale libica: il Libyan National Army da un lato e le milizie fedeli al governo di Al Sarraj dall’altro. L’impressione, specialmente dopo l’arrivo delle truppe di Haftar presso l’aeroporto internazionale venerdì pomeriggio, è che si sia entrati in una fase cruciale. E la risposta inizialmente debole di chi appoggia Al Sarraj, adesso pare di un certo peso.

“Scontri molto duri a Qasr Bin Ghashir”

Gran parte dei media libici da diverse ore riportano di scontri molto duri nella zona sud di Tripoli. Del resto è proprio da sud che gli uomini di Haftar avanzano, venerdì l’Lna in questa zona riesce a conquistare località strategiche a 30 km dalla capitale. Ma qui ha sede soprattutto l’aeroporto internazionale, lo stesso distrutto dagli scontri del 2014. Lo scalo, pur non funzionante, è però un punto vitale per avanzare nella periferia meridionale di Tripoli. Venerdì sera alcune fonti assegnavano gran parte dell’aeroporto alle forze di Haftar, ma si sarebbe verificato in nottata un contrattacco delle milizie vicine ad Al Sarraj. E mentre su AddressLibya si mostrano veicoli dell’Lna al centro di Qasr Bin Ghashir accolti dalla popolazione, su altri media invece si riportano di scontri molto duri in questa cittadina posta proprio nelle vicinanze dell’aeroporto.

A confermarlo su SpecialeLibia.it è anche Vanessa Tomassini, la quale fa riferimento anche ad alcuni bombardamenti da parte dell’aviazione di Al Sarraj nella zona meridionale di Tripoli e, in particolare, in quella conosciuta dalla popolazione come la sede del locale mercato del giovedì. Raid intimidatori, che avrebbero in qualche modo complicato la vita alle forze di Haftar. Già da giorni comunque appare ben prevedibile che la fase più acuta degli scontri avrebbe riguardato proprio quella condotta tra Qasr Bin Ghashir e l’aeroporto internazionale. È qui la “barriera” principale delle milizie vicine ad Al Sarraj: difendere o conquistare questa zona, vuol dire difendere o conquistare l’intera Tripoli. Del resto è proprio qui che a settembre e gennaio avvengono i duri scontri tra la forza di protezione della capitale e la Settima Brigata, formazione che nei mesi scorsi prova a prendere il sud di Tripoli e ritenuta essere vicina ad Haftar.

Gli occhi dunque al momento sono puntati su questi quartieri: Tripoli trattiene il fiato, in attesa di sapere il proprio destino e capire l’intensità reale della battaglia in corso. Alla fine della mattinata di sabato, alcune fonti locali riportate da AgenziaNova rivelano che le avanguardie di Haftar sarebbero comunque in grado di raggiungere posizioni ad appena 11 km da Tripoli.

Fonti Farnesina: “Eni evacua il personale”

Intanto questo sabato mattina arriva anche una notizia che riguarda da vicino l’Italia. In particolare, l’Eni avrebbe dato il via all’evacuazione del proprio personale presente in Libia. Non appaiono al momenti comunicati ufficiali della Farnesina e della stessa società italiana, ma a riportare l’indiscrezione è l’AdnKronos: “Un’evacuazione del personale Eni è in corso – si legge sull’agenzia di stampa – in accordo con la Farnesina, così come rivelato da fonti sicure del ministero”.

Si tratterebbe, secondo le stesse fonti della Farnesina, di una decisione puramente precauzionale: la situazione sarebbe sotto controllo e gli scontri attuali non riguardano zone vicine agli stabilimenti ma, vista l’evoluzione di queste ore, si preferisce far provvisoriamente tornare a casa i dipendenti italiani.

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