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E’ una prof di matematica la zecca rossa che sputa in faccia alla Polizia durante gli scontri con i centri sociali

Venerdì sera in prima linea negli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, ieri mattina dietro la cattedra dell’istituto superiore Alberti di Abano. La professoressa di matematica Maria Giachi ha salutato i suoi alunni come sempre, ma per lei quella di ieri non è stata certo una giornata come tutte le altre.

La trentenne di origine veronese, già nota alla questura padovana, risulta infatti indagata per resistenza a pubblico ufficiale. L’Ufficio scolastico provinciale ha fatto immediatamente scattare un’indagine interna e ieri la preside dell’Alberti ha voluto incontrarla faccia a faccia. Intanto dall’assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan arriva subito una ferma condanna per ciò che è successo: «Attendo l’esito dell’indagine interna. Se quel tipo di comportamento sarà confermato, credo che la docente vada allontanata dall’ambiente scolastico. Certi atteggiamenti sono incompatibili con il ruolo di insegnante.
 I PRECEDENTI
Maria Giachi, ex nazionale giovanile di nuoto, insegna ai ragazzi dello scientifico ma anche all’indirizzo “amministrazione, finanza e marketing”. Femminista convinta, aderente al movimento “Non una di meno”, partecipa alle iniziative della Marzolo Occupata, ex centro sociale Gramigna. Venerdì è scesa in piazza accanto agli attivisti del centro sociale Pedro per rispondere al corteo di Forza Nuova. Ha sbandierato fiera le sue battaglie «a favore dell’aborto e contro i neofascisti», ma è accusata di aver scalciato e sputato verso le forze dell’ordine, dopo aver tentato di forzare il cordone di blocco.
I poliziotti che se la sono trovata di fronte in via Oberdan la conoscevano bene: Maria Giachi era già stata indagata dopo un blitz messo a segno dagli agenti per liberare dall’occupazione uno stabile Ater nel quartiere Palestro. Era stata accusata assieme ad altre dieci persone di associazione a delinquere oltre che di occupazione abusiva, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. A febbraio 2016 era finita agli arresti domiciliari, tornando in libertà dopo poche settimane. In questo caso invece deve fare i conti con una denuncia a piede libero: per difendersi in tribunale è ancora presto, ma intanto ieri è stata ricevuta dalla dirigente scolastica Milena Cosimo. «È tutto risolto» assicura la giovane professoressa, anche se dall’istituto filtra molta irritazione per ciò che è successo.
«Continuerò a fare del mio meglio a scuola. Chi parla di cattivo esempio dovrebbe vedere le lezioni» mormora lei prima di chiudersi nel silenzio. «Non voglio dire niente altro, non è questo il momento di parlare. Darò la mia versione in altre sedi» dice la ragazza, preferendo non scaldare ulteriormente la situazione. Se lei sceglie il basso profilo, ci pensano i “compagni di battaglia” a prendere le sue difese. «È scesa in strada ribadendo che per i fascisti in questa città non ci può essere spazio. Punto e basta» è il commento più diffuso nell’ambiente dei centri sociali.
PALAZZO BALBI
Dal suo ufficio veneziano di Palazzo Balbi, invece, l’assessore regionale Elena Donazzan non sceglie affatto toni giustificativi. «Le verifiche di ciò che è successo sono in corso – evidenzia -. Spettano alle istituzioni scolastiche, non certo alla Regione. Se le accuse saranno confermate, la mia opinione è che dovrebbe essere allontanata da scuola. Quel comportamento è diseducativo, senza rispetto per il ruolo che interpreta. Rischia di ledere l’immagina dell’istituto dove lavora. Ho sempre difeso la libertà di espressione e di pensiero ma c’è un limite che non va superato: quello del rispetto. In questo caso, visto il suo ruolo, c’è stata una mancanza di rispetto per due istituzioni: la scuola e le forze dell’ordine».

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