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Il nigeriano infame adesso fa il furbo! Cosa si è inventato davanti al giudice

Andrea Galli e Cesare Giuzzi per il Corriere della Sera

Ore 18.20 di mercoledì 20 marzo. Ufficio al quinto piano della Procura di Milano. All’interno ci sono i pm Luca Poniz e Alberto Nobili, coordinatore del pool antiterrorismo, l’arrestato Ousseynou Sy e il suo avvocato Davide Lacchini. Sy, 46 anni, nato a Dakar in Senegal, cittadino italiano dal 2004, doppio passaporto, residente a Crema (Cremona), divorziato, due figli adolescenti, una fidanzata ucraina di 34 anni, è l’autista della società «Autoguidovie» che mercoledì alle 10.20 ha dirottato un bus con a bordo 51 ragazzini di seconda media della scuola Vailati di Crema. I carabinieri della Compagnia di San Donato Milanese hanno fermato Sy sulla strada provinciale Paullese, nel tratto del chilometro IV/2 della carreggiata in direzione di Milano. A sei chilometri dall’aeroporto di Linate. Liberati e illesi gli studenti e i loro tre accompagnatori, due professori e una collaboratrice scolastica. Il 46enne ha detto di aver agito per i migranti morti nel Mediterraneo. Sy, detenuto a San Vittore, è accusato di strage e sequestro di persona con l’aggravante del terrorismo, incendio e resistenza. Ecco gli stralci del suo interrogatorio con i magistrati.

Il genocidio

Pm: «Ma quando gli è venuto questo proposito?».

Sy: «Di dare una scossa, da quando ho visto l’ultimo naufragio, lì che tutti, tutti quanti stanno lì a crepare e tutti stanno zitti, tutti come fanno finta di niente, come sempre, come al solito, che muoiono centinaia, migliaia… Quello… quello che voglio, che non ci siano più sbarchi… Voglio che fate le leggi del cavolo, tutti africani andate via al diavolo, e noi facciamo lo stesso. L’Africa sta da solo, voi state da soli e staremo bene, vi assicuro che staremo bene, perché ci sta uccidendo… è un genocidio. Tutti con gli occhi chiusi. Io non so come fate a dormire la sera, tutti quanti. Ogni naufragio. Ma avete visto le barche piene di esseri umani? O per voi non sono esseri umani? Che cosa sono, animali? No, negri, sono africani. Ma chi se ne frega, che muoiano tutti. Più ne muoiono, meglio è. Nessuno muove un dito. Poi fanno le leggi. Chi salva una barca viene accusato. Li lasciano lì… Quando tocchiamo queste cose qua, io sento il dolore dei bambini che stanno lì… I bambini che stanno morendo, bambini squarciati dagli squali, madri e figli abbracciati che si inabissano. Uomini valorosi che si inabissano, a migliaia».

Pm: «Quando le è venuta questa idea?».

Sy: «Da quando è arrivata la barca lì… Dei 49… Ho detto, cavolo, qua ci risiamo, qua ci risiamo».

L’arrestato si riferisce alla Ong «Mare Jonio», approdata a Lampedusa martedì, il giorno prima dell’attacco.

Salvini e Di Maio

Pm: «Il suo piano quale era?».

Sy: «Allora, eh… di fare… di prendere, che siano bambini o altre cose, o altre… non so. Dimostrare al mondo di fare una cosa clamo… clamorosa, che tutti parlano, per mostrare… quello che stiamo vivendo, quello che sta vivendo l’Africa in questo momento… Ovviamente non fare del male alle persone, perché non voglio fare del male, perché non voglio fare del male alle persone. Se volevo fare del male alle persone stamattina lo avrei fatto. Ecco… Volevo dimostrare… che ne parlano tutti, tutto il mondo, che l’Africa poteva fare le cose, cacciare tutti gli stronzi che sono i nostri governanti, basta. Potevo chiedere un aereo e andarmene. Basta. Che ho aperto gli occhi alla popolazione… Così noi togliamo il disturbo, non ci sarà più bisogno di Salvini: “Non si scende!”, quell’imbecille. Lasciamoli morire là, in mezzo al mare. Quando li salvi, accusano di favoreggiamento all’immigrazione clandestina, e voi tutti state tutti zitti, tutto l’Occidente è complice. Di Maio: “Ah, sappiamo che la Francia… Eh, impedisce lo sviluppo dell’Africa”, eh, la scoperta dell’acqua calda».

Pm: «Guardi…».

Sy: «Però Di Maio fa gli affari con i francesi. Italia fa gli affari con i francesi, quindi siete tutti complici di questa faccenda qua… Tutti complici, tutti. Anche i nostri governanti, ovviamente, però loro, quando arrivano con le navi, hanno la corsia preferenziale quando portano i soldi… Io l’ho fatto per salvare vite, basta, per salvare vite, vite umane, per dare un taglio a questo massacro. Non possiamo chiudere gli occhi e guardare il massacro. In 25 anni che sono qua, 27 anni che sono qua, ne ho viste migliaia, centinaia di migliaia di morti. Non si contano neanche più. I pescatori pescano solo cadaveri di bambini maciullati dai pesci cani, e voi tutti: “Ma chi se ne frega, son negri, possono morire ammazzati, vengono qua a romperci i coglioni, basta”. I vostri affari…».

Il video

Sy: «Io ho fatto un video che ho mandato su YouTube, vedete».

Pm: «Il video di cosa?».

Sy: «Il video di dimostrare le cose, dimostrare come stiamo vivendo questa… L’Africa non sa niente».

Pm: «Quindi il video sugli sbarchi? Il video dell’azione di oggi o video precedenti?».

Sy: «L’azione di oggi? Ma secondo… secondo lei mi metto lì… mi metto a filmare? No, mi sono fatto un video a casa, così…».

Le voci dei bimbi morti

Sy: «Io non dormo quasi mai, perché ricorrono nella mia mente le voci dei bambini morti. Una volta sull’autobus mi si è presentato un bambino che mi ha chiesto di direzionare l’autobus a Linate. (Nota del gip Perna: L’indagato mostra una fotografia in cui è raffigurato il vicepremier Di Maio, che viene presentato dall’indagato come la foto di un bambino morto). I bambini che si presentano nella mia mente mi hanno chiesto di essere aiutati, ma di non fare male ai bambini presenti sull’autobus».

Linate

Pm: «Lei che cosa voleva fare con questi bambini?»

Sy: «Portarli a Milano, tenerli su, portarli a Milano, Milano, sulla pist… sulla pista, mandare via i… i miei video, così».

Pm: «Ma perché sulla pista? Perché, che senso aveva andare sulla pista?».

Sy: «Volevo chiedere un aereo e… e andarmene in Africa».

Pm: «Con i bambini?»

Sy: «No».

Pm: «Da solo?»

Sy: «Via da solo».

Pm: «Ma se così fosse, la benzina che senso aveva?»

Sy: «Era solo per far dire ai bambini: “Guardate che… dite ai carabinieri che se ci… che se ci sparano, benzina è qua”, quindi loro avranno paura di non spararmi».

Pm: «Di quanti litri era questa benzina? Questa tanica».

Sy: «Dieci».

Pm: «Dieci litri, eh. E dice che però il suo intento era quasi pacifico. Se non voleva fare del male a nessuno…».

Sy: «Era un tipo di dissuasione per loro, ecco. Abbiamo parlato al telefono con i carabinieri… Il professore ha chiamato i carabinieri: “Guardate che c’è benzina, c’è benzina per terra, così. Non sparate”. Basta. Io volevo andare tranquillamente».

La pistola

Pm: «Un secondo testimone dice: “Prima di riprendere la marcia, l’uomo si alzava dal sedile, si voltava con tutto il corpo verso di noi, si sollevava la maglietta, facendoci vedere una pistola infilata nei pantaloni ed impugnando un piccolo coltello con lama distorta. Proferiva le seguenti parole: adesso facciamo un bel viaggetto”».

Sy: «Io non l’ho vista».

Pm: «E non ce l’aveva la pistola?»

Sy: «Ma va’…».

Pm: «Sicuro?»

Sy: «Assolutamente, niente pistola… se dicevo pistola, ciao, hai voglia».

Pm: «Beh, insomma, non che siano successe poche cose. Una signora è svenuta, i bambini gridavano. Insomma, non è che sia stato proprio un pic-nic, eh».

Sy: «Sì».

(Secondo l’accusa del gip Tommaso Perna, basata proprio sulle testimonianze degli insegnanti, Sy era in possesso di un’arma da fuoco. La pistola però non è stata trovata dai carabinieri tra i resti del bus andato distrutto)

Il coltello

Pm: «E il coltello?».

Sy: «Avevo solamente un coltello, basta, e un… e un tipo acce… accendino, lungo così, che non c’era neanche il gas».

Pm: «Quindi lei esclude di aver mai avuto una pistola, ma il coltello sì, lo aveva».

Pm: «Il coltello sì. Che coltello era?»

Sy: «Un coltello da cucina. Un coltello… Quello che usiamo per autodifesa, quello che metto nella borsa. Siccome io faccio l’autista lo… lo uso anche. Alcuni usano manganelli per difendersi dalle aggressioni».

Le fascette

Pm: «E le fascette? Le aveva portate lei?»

Sy: «Le fascette sì».

Pm: «Quante ne aveva prese?»

Sy: «Erano fascette piccole, nere, non… Una.. una sca… una… una… quanto sarà? Una ventina, non so».

Pm: «Ma per farci cosa? Per legare i ragazzi, sennò a che servivano?»

Sy: «Come dovessero… ma soprattutto per… per il professore, ecco, per quei tre là».

Pm: «Servivano per immobilizzare i professori?»

Sy: «Tenere i bambini fermi»

Pm: «Quindi la preoccupazione di… di… di queste fascette, servivano per occuparsi dei professori ed, eventualmente, anche dei ragazzi?»

Sy: «No, solo, solamente se uno di quei due professori lì… Che poi non erano neanche fascette, erano… erano vecchie, non tenevano».

La minaccia

Pm: «Allora, le fascette non tenevano, erano deboli, eccetera, però, intanto, lei ha ordinato agli accompagnatori di metterle».

Sy: «No, no, loro, di tenerli fermi, di… di tenerli legati, basta».

Pm: «Ma perché c’era bisogno di tenerli fermi se non gli sarebbe accaduto niente, se erano così tranquilli? Anzi, legandoli si sarebbero spaventati ancora di più, no?».

Sy:«Questo è vero anche».

Pm: «E quindi?».

Sy: «E quindi…».

Pm: «Ma lei ha convinto tutte queste persone a fare queste cose solo con la voce?».

Sy: «No, no, no. Con quel coltello… Ho detto: “Se non state fermi qualcuno si farà male”, e loro sono rimasti così. Basta. In effetti non volevo fare male a nessuno».

Pm: «Ma i bambini piangevano, gridavano?».

Sy: «Hanno cominciato a gridare quando hanno visto i carabinieri, poi i carabinieri mi hanno tagliato la strada, freno, continuavo a suonare, ehm. Dicevo ai carabinieri di togliersi».

Pm: «Lei avrebbe utilizzato il fatto di avere i bambini con sé e per chiedere di arrivare sulla pista?».

Sy: «Come scudo, come… bisogna dirlo chiaramente, come scudo. È la stessa cosa che ho fatto per farmi… per non farmi sparare dai carabinieri. Basta. Nonostante tutto… tutti gli sfruttamenti che ci fate, mi chiedete: “Ah, perché i negri qua vengono tutti da noi?”. Ma fatevi due conti. Ci mangiate l’anima di là, per forza veniamo da voi, dove cavolo andiamo? Ci lasciate stare? Tutti. Negri qua, negri là».

Pm: «Ma lei non si è mai posto il problema che più che clamore rischiava un guaio grosso? Oltre che quello di mettere in grave pericolo l’incolumità dei bambini, cosa che è avvenuta. Lei dice non era sua intenzione, ma è avvenuta, e che, mentre la possibilità di successo della sua impresa era praticamente prossima a nulla, la possibilità di fare grossi guai e di essere arrestato era altissima. Lei questo lo ha considerato, oppure no?».

Sy: «Io penso che quello che mette in pericolo la vita dei bambini siete voi, che ci state strozzando. Non abbiamo neanche cure mediche. Pensate ai bambini».

Lo speronamento

Pm: «I carabinieri… Lei ha cercato in tutti i modi di schivarli, perché il suo obiettivo era di andare a Linate».

Sy: «Altro che. Sì, sì, basta, solo questo, ma far del male assolutamente no. Per fare anche propaganda, non per… anche per qua, perché ci sono le elezioni europee che stanno arrivando. Adesso va su l’estrema destra, più schifoso, e mandateci via tutti, e noi facciamo lo stesso, così ognuno sta a casa sua. Basta».

Pm: «Non ha mai speronato volontariamente l’autovettura dei carabinieri…».

Sy: «No, no, ma perché mi ha tagliato la strada».

Pm: «Invece l’autovettura che stava di fronte a lei, quella che è stata colpita, che poi si è bruciata nell’impatto…».

Sy: «E chi è?».

Pm: «Una piccola autovettura che… beh, quando lei è sceso dal pullman avrà visto che di fronte c’era una macchina che bruciava».

Sy: «Ah, è stato così veloce, tutto veloce… Io so che ho tamponato la macchina dei carabinieri, che mi ha tagliato la strada, e dopo ha preso scintilla, ha cominciato a fumare. Dopo sono uscito dall’altra parte e mi sono arreso».

2. IL GIUDICE SU SY

Giuseppe Guastella per il Corriere della Sera

Voleva «condizionare» le «politiche migratorie» del governo Ousseynou Sy, e per raggiungere il suo scopo è rimasto «indifferente» al rischio che 51 bambini, due insegnanti e un’ operatrice scolastica potessero morire arsi vivi nel bus di-rottato da Crema a Milano che ha incendiato prima che i Carabinieri lo bloc-cassero dopo un drammatico inseguimento. Per questo il gip milanese Tommaso Perna ieri ha convalidato l’ arresto dell’ autista avvenuto mercoledì sulla Paullese alle porte di San Donato Mila-nese. Sono le dichiarazio-ni dello stesso Sy nel primo interrogatorio al co-ordinatore del pool anti-terrorismo della Procura di Milano Alberto Nobili e al sostituto Luca Poniz dopo l’ arresto a convincere il giudice che il 46enne di origini senegalesi avesse in mente un’ azione terroristica che doveva far par-lare il mondo intero di lui e dei migranti che muoio-no nel Mediterraneo.

La lucida determinazione iniziale, di fronte al gip ha la-sciato spazio a un «maldestro tentativo» di passare per pazzo, forse per otte-nere in futuro uno sconto della pesante pena in caso di condanna per strage a fini di terrorismo e per la lunga lista di altri reati di cui è accusato. Ma è «improbabile» che non sia in grado di intendere e volere per Perna secondo il qua-le, invece, aveva una precisa strategia «politica» in testa.

«Volevo dare una scossa, da quando ho visto l’ ultimo naufragio, lì che tutti, tutti quanti stanno lì a crepare e tutti stanno zitti, tutti come fanno finta di niente, come sempre, come al solito, che muoio-no centinaia, migliaia», aveva dichiarato ai pm dopo essersela presa con i ministri Matteo Salvini e Luigi Di Maio e con la Francia per la sua politica in Africa. Ora farnetica che nella sua mente «ricorrono le voci dei bambini morti. Mi si è presentato un bambino che mi ha chiesto di direzionare l’ autobus a Linate» e assi-cura che non voleva fare male a nessuno e voleva solo usare gli studenti co-me scudo per arrivare sul-la pista dello scalo, salire su un aereo e tornare in Africa. È evidente che voleva compiere una strage e che non ci è riuscito «soltanto per una combinazione di fattori indipendenti dalla sua volontà», scrive il giudice.

Ousseynou Sy, che non si è pentito ed è pericoloso, per il gip deve restare in carcere.

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