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Ho portato il Senatore Razzi a puttane in un bordello svizzero e vi racconto cosa è riuscito a fare

Federico Novella per “la Verità”

È la voce più maleducata della radio italiana, e ne rivendica il merito. Giuseppe Cruciani da tredici anni conduce La Zanzara, la dissacrante trasmissione radiofonica in onda ogni sera su Radio24. Oggi in coppia con David Parenzo.

Iniziamo dalla Tav. Lega e Cinque Stelle mai così distanti. Stavolta il governo cade davvero?

«Sicuramente meglio cadere per la Tav che non per l’ Europa, le poltrone, o le inchieste giudiziarie. Se non altro sarebbe un motivo serio».

È un’ opera imprescindibile?

«Di certo non ha senso bloccarla per partito preso. Se inizi a scavare un buco per farci correre un treno, poi il progetto lo devi terminare».

Intanto è partito il reddito di cittadinanza.

«Un grande dispendio di soldi ed energie. Inps, carte bollate, navigator. Prevedo grandi casini burocratici. Tutto ciò che è organizzato dallo Stato per creare lavoro non porta mai niente di buono».

Se il governo Conte passa la mano, dopo che succede?

«I grillini esploderanno: alcuni a destra, altri a sinistra, dove il Pd, dopo il piccolo entusiasmo per Zingaretti, non potrà che cercare alleanze».

Berlusconi rilancia un governo con Salvini premier.

«Sì, ma Salvini deve passare attraverso le elezioni».

Per lui la ventilata vittoria alle Europee sarà un trampolino per le politiche?

«Non è detto. Renzi prese il 40% alle europee, e poi guarda cos’ è successo. La verità è che può accadere di tutto: a un certo punto la luna di miele tra Salvini e il Paese terminerà. E limitarsi a dire che “la pacchia è finita” non basterà più».

Chi voterai a maggio?

«Non lo so. In passato ho votato un po’ di tutto. Berlusconi, i radicali, i liberali, una volta il Pd. Nel 2013 Cinque stelle e nel 2018 Lega».

Ti sei mai pentito?

«No, pentirsi è ridicolo. C’è ancora gente convinta che il voto ti segna per la vita, o come direbbe Parenzo, «il voto allude al tuo mondo culturale di riferimento». Una puttanata pazzesca. Per me il voto inizia e finisce in cabina elettorale. Se per una volta scelgo la Lega non vuol dire che ho la ruspa in garage e voglio dar fuoco agli immigrati».

Il giornalista dovrebbe dichiarare il proprio voto?

«Io non ho problemi. Molti esibiscono l’astensione come totem di indipendenza. Ma in realtà dietro un voto ci sono mille motivazioni. Nel ’94 votai Berlusconi solo per far rodere il fegato a certi amici comunisti. Godevo come un pazzo».

Dopo la manifestazione di Milano, avverti anche tu un rischio razzismo?

«Ognuno è libero di manifestare. Però su questa storia del razzismo stiamo assistendo alla più grande operazione di propaganda mediatica degli ultimi vent’ anni».

Perché?

«Basta un singolo caso, anche non confermato, o una scritta sul muro fatta da non si sa chi, come è accaduto a Melegnano, e immediatamente risuona l’ allarme democratico. Se in Italia c’ è un rischio razzismo, allora in Francia dev’ esserci l’ esercito per le strade».

Si parla anche di fascismo strisciante.

«Intellettuali, filosofi: tutti a pronunciare quella parola. Andrea Camilleri ha dichiarato che Salvini gli ricorda un federale delle camicie nere. Io questa grande minaccia alle libertà democratiche non la vedo».

Intanto hai vinto una battaglia personale: la Camera ha approvato la legge che amplia i confini della legittima difesa.

«Ho verificato la sofferenza delle persone che hanno subito un furto, che hanno sparato e a volte ucciso. Vite stravolte: la loro principale preoccupazione non era più quella di riprendere a lavorare, ma difendersi in un processo».

E adesso cambierà tutto?

«Vedremo. Intanto con questa legge la legittima difesa sarà sempre presunta, ed è un principio sacrosanto. D’altronde certi dettagli non hanno senso: se ti entra un ladro in casa, come fai a capire se sta fuggendo, o cosa vuol fare di te e della tua famiglia?».

Non rischiamo il far west?

«Ma no. La gente mica inizia a sparare a caso perché c’è una nuova legge. Per me la libertà dell’ individuo è strettamente collegata al diritto all’autodifesa. Negli Stati Uniti se spari ai ladri ti danno una medaglia».

Ma negli Stati Uniti ogni tanto fanno strage di innocenti.

«Sì, ma quanti sono i morti che si riescono ad evitare grazie al possesso di armi? Pistole e fucili sono grandi eccellenze tecnologiche italiane. A una festa ho incontrato la moglie di uno dei più grandi produttori di armi: al collo aveva una collana d’oro con una pistola al posto del crocifisso».

E cos’hai pensato?

«”La voglio pure io”».

Come giudichi l’ intervista rilasciata da Emmanuel Macron a Fabio Fazio?

«Sicuramente un bel colpo giornalistico. Il problema è che non era un’ intervista: mancavano le domande».

Quali, per esempio?

«Che ne pensa di quello che è successo a Bardonecchia? Considera ancora il governo italiano vomitevole? Alla fine, di ciò che è andato in onda non mi resta nulla».

Perché alla Zanzara non ospiti più politici?

«Mi ero scocciato di scavare nella vita privata di questo o quel deputato. Ormai lo fanno tutti. E poi era diventato sempre più difficile tirar fuori qualcosa di interessante».

Non sarà che oggi il politico si diverte fin troppo a rendersi ridicolo?

«In parlamento c’è sempre stata una quota di clown. Oggi, tra tv e social, si avvalgono di un ampio campo di espressione per mettere in mostra, se vuoi, anche il proprio lato più umano».

Alle parolacce, invece, non rinunci mai.

«Mi sono documentato: il turpiloquio è stato utilizzato in passato da fior di filosofi. Dunque se porto il linguaggio del bar in una radio nazionale, non faccio niente di originale».

L’ editore non protesta?

«Ciclicamente l’ editore mi chiede spiegazioni. E io rispondo che nel mio programma l’ingresso è libero. C’è l’ intervista tradizionale e subito dopo arriva Sgarbi che parla di sesso orale».

In Italia le donne sono discriminate?

«Il problema della discriminazione per fortuna si è molto ridotto. Detto questo, le quote rosa sono una follia».

C’è chi lucra sul politicamente corretto?

«Penso alla ragazza che alla manifestazione antirazzista di Milano ha esposto lo striscione “Meglio puttana che salviniana”. Adesso si lamenta perché la bullizzano su internet. Ma se tu porti in giro uno striscione del genere per provocare, poi non puoi fare la vittima. E comunque se ti insultano per strada è un conto; se lo fanno su facebook, basta spegnere il computer».

A te capita spesso?

«Figurati, me ne dicono di tutti i colori. C’ è uno che mi perseguita dicendo qualsiasi cosa su mia figlia di tredici anni. Ma non mi preoccupo. Ogni tanto passo qualche cosa alla Digos e finisce lì».

Perché finisce lì?

«Non possiamo pensare di moralizzare internet, come vorrebbe fare qualche collega. È un luogo dove le persone si nascondono e si sfogano. Da questo punto di vista somiglia a La Zanzara».

Pare che Salvini ti stia seguendo anche su un’ altra battaglia: la riapertura delle case chiuse.

«Non sono un frequentatore di bordelli, ma ogni tanto vado in Svizzera, quasi per sperimentare. L’ ultima volta sono partito in auto da Milano col senatore Razzi, destinazione Lucerna. Io entrai, lui si addormentò fuori, in macchina».

Perché al microfono insisti costantemente su argomenti scabrosi?

«Perché il sesso è una delle materie su cui si fonda l’ universo. Scambismo, perversioni, omosessualità. Se trovo un omofobo non me lo lascio scappare. Do voce alle posizioni estreme. Gli americani lo chiamano «Shock Joke»: esigo stupore continuo».

Se il pubblico è assuefatto allo stupore, poi smetterà di indignarsi quando dovrebbe.

«Ma infatti il problema è che ormai la gente non si stupisce più di niente. Una volta che hai esplorato tutto, mica puoi suicidarti in diretta».

Per mantenere questi ritmi, sarai perennemente in ansia.

«È una mia ossessione, quella della novità quotidiana. Per questo, alla radio, se qualcuno mi annoia lo tronco subito. L’obiettivo della Zanzara è dare adrenalina al conduttore, perché poi la trasferisca a chi ascolta».

Quanto potrai andare avanti?

«Una volta lo chiesi a Renzo Arbore. Lui mi disse che avevo un grande vantaggio: la follia dell’ attualità. Uno show basato su questo in teoria ha potenzialità infinite».

Intanto, nella tua pluriennale guerra con i vegani, hai mangiato una nutria in diretta.

«Quella contro i vegani la considero una battaglia vinta. In difesa di chi vuol mangiare come gli pare, contro quelli che ti vogliono imporre cosa mettere nel piatto».

Altre radio ti hanno fatto ottime offerte, ma hai sempre rifiutato. Come mai?

«Non ci ho dormito la notte. Ma ho sempre pensato che fosse impossibile portare La Zanzara in un’altra emittente. Forse anche per la difficoltà di immaginare qualcosa di diverso».

Perché la radio funziona ancora?

«Perché è gratis. Perché è meno controllabile. Perché è tendenzialmente più libera. E poi perché, se mi viene un’ idea creativa, il giorno dopo può diventare realtà».

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