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Champions la lezione dell’Ajax ai club milionari: non è vero che chi ha in squadra il Pallone d’oro e i giocatori più pagati vince di diritto

Non è vero che chi ha in squadra il Pallone d’oro e i giocatori più pagati vince di diritto. Il calcio è coraggio, intensità a mille, allegria offensiva, armonia di squadra, gioco condiviso

di Luigi Garlando per Gazzetta.it

Il 16 febbraio scorso chiudevo il mio articolo su Atalanta-Milan 1-3 con questa considerazione: “Mercoledì abbiamo visto uno splendido Ajax prendere a pallate il grande Real Madrid e poi arrendersi a Benzema e Asensio. Ieri l’Atalanta ha divertito per un tempo, poi si è arresa a solisti superiori e all’essenzialità del Diavolo. Contano più i giocatori o il gioco? Alla domanda, antica come quella dell’uovo e della gallina, nonostante le apparenze, noi continuiamo a rispondere che nel calcio i giocatori non saranno mai più importanti del gioco e vincere mai più importante dello spettacolo. Lunga vita all’anima di Ajax e Atalanta”. In quei giorni si sprecavano i sorrisini dei colleghi disincantati che sentenziavano: “Conta solo il risultato. Per divertirsi si va al cinema. Il calcio è questo: chi fa gol vince. A decidere sono sempre i campioni. Ad alzare la coppa è sempre Sergio Ramos che si è fatto pure ammonire per scontare la squalifica a qualificazione certa…”
RIFONDAZIONE — Noi che eravamo rimasti abbagliati dai ragazzini di Amsterdam e avevamo visto gli olandesi rifondare un’altra volta il calcio, ne parlavamo con l’entusiasmo di apostoli usciti dal cenacolo dopo un’epifania. In mezzo ai risolini dei non credenti. Chi ama il pallone come arte non poteva restare insensibile davanti a quello spettacolo. Avevamo ammirato, incantati, il pressing feroce educato da Ten Hag, più raffinato di quello dei padri, meno fisico, più tattico; l’intensità altissima, sostenuta nel tempo; e, soprattutto, la tecnica in velocità espressa da Tadic, Ziyech, Neres… Una meraviglia, anche se poi gli olandesi erano stati trafitti da due dolorose ripartenze. La netta vittoria dell’Atletico Madrid sulla Juve, con il 36% di possesso e la resistenza difensiva come idea dominante, sembrava l’apoteosi definitiva di un calcio sempre più machiavellico e sempre meno petrarchesco. Ma due settimane più tardi l’Atalanta ha dato spettacolo contro la Fiorentina e l’Ajax ha spolpato il Real campione in casa sua. Tadic, Zieyech, Neres hanno rifatto l’inferno, però questa volta hanno vinto.
LA LEZIONE DELL’AJAX — Nel trentesimo anniversario della prima Coppa dei Campioni del Milan di Berlusconi, il Madrid è stato demolito come allora dai rossoneri di Sacchi, alimentati dallo stesso furore e dallo stesso spirito. Al di là di tifo e campanile, il messaggio partito dal Bernabeu farà molto bene al futuro del gioco: non è vero che il calcio è dei furbi, tipo Sergio Ramos che ha sbagliato clamorosamente il calcolo dei suoi cartellini; non è vero che chi ha in squadra il Pallone d’oro e i giocatori più pagati vince di diritto. Le buone idee e il lavoro duro compensano sempre la differenza di valori. Petrarca ha sculacciato Machiavelli. Il calcio, nella sua intimità profonda, è questa cosa qui che il giovane Ajax ha spiegato molto bene: è coraggio, corsa in avanti, armonia di squadra, gioco condiviso, pressing continuo, intensità a mille, tecnica raffinata, allegria offensiva. E’ questo spirito che dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi. Massimo rispetto per la nostra tradizione difensiva e per la nostra sapienza tattica, ma non si torna più indietro. Non si può più vivere di sole ripartenze. L’Italia di Mancini e tecnici come Gasperini, Giampaolo e De Zerbi, che hanno imboccato la strada nuova, prenderanno coraggio e riferimenti dall’impresa dell’Ajax. I sorrisini ironici dei non credenti si sono diradati di colpo. Ma solo perché gli olandesi hanno vinto. In realtà non era così necessario. L’Ajax aveva già spiegato tutto ad Amsterdam, perdendo. Perché la differenza che conta non è tra vincere o perdere, ma tra fare calcio o subirlo.
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