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Il piano perfetto dei magistrati rossi per incastrare Salvini

Magistratura democratica è stata chiara nelle sue dichiarazioni di ieri: è guerra. Contro chi? C’ è bisogno di dirlo? Matteo Salvini, ovvio. Il 9 settembre aveva lanciato un ultimatum, denunciando «la portata eversiva» delle sue idee sovraniste. Ultimatum scaduto, si bombarda. La fresca relazione della segretaria di questa corrente di togati, la dottoressa Mariarosa Guglielmi, è stata un ribollire bellico di intenzioni da repulisti ideologico. Ha detto di lui, senza nominarlo, perché Voldemort non si nomina perché altrimenti si rafforza: «Ha innescato anche nel nostro Paese una deriva xenofoba e razzista, e sta rimettendo in discussione i principi e i valori fondanti della democrazia europea. Con la chiusura dei nostri porti e la messa al bando delle Ong si è consumata una violazione senza precedenti degli obblighi giuridici e morali di soccorso e di accoglienza, che derivano dal diritto interno ed internazionale. Con le vicende delle navi Aquarius e Diciotti abbiamo scritto una pagina nuova per il nostro Paese imboccando un percorso, sconosciuto ed inquietante, distante dalla traccia culturale e simbolica sino ad oggi mai abbandonata nella storia dell’ Italia repubblicana».

Questi sono i magistrati che dovrebbero serenamente applicare la legge. Invece qui l’ essenza della giustizia è stata identificata con la lotta politica contro il nemico populista. Nessuna sorpresa. Da quando è nata, nel 1964, Md non ha mai nascosto il progetto di un uso della giurisdizione per scopi politici.

Assecondò i movimenti della sinistra extra-parlamentare. In questi ultimi mesi, dopo che si è alleata con correnti dello stesso colore (rosso) definisce così la propria identità: «È il più grande progetto della magistratura progressista, nel quale Magistratura democratica ha investito risorse, persone, elaborazioni e cultura». Viene il sospetto che tutto questo sia assai poco costituzionale, altro che applicare la legge imparzialmente come gli ingenui credono ancora tocchi ai pm e ai giudici, si tratta di cambiare il mondo con le sentenze, e intanto prepararsi a individuare nei piani di battaglia le fortezze nemiche da abbattere.

Come Silvio (e Giulio) – In sintesi. Se ti chiami Matteo Salvini, così come una volta se avevi per nome Silvio Berlusconi o Giulio Andreotti, non serve commettere un reato per essere trattato da criminale dalla giustizia. Se ti chiami Matteo Salvini, basta essere Matteo Salvini. Gli anni appeso il bersaglio sul collo.

Md lo ha processato fuori dal processo per aver «consumato una violazione senza precedenti», non gli importa che obbedendo a Costituzione e legge il Senato abbia stabilito che non si processano una politica, loro lo fanno, e cercheranno in ogni modo di cambiare il cammino della storia d’ Italia, scelto democraticamente a suffragio universale, per bloccare «il percorso sconosciuto e inquietante» intrapreso su immigrazione e legittima difesa dal ministro dell’ Interno.

Per cui, ma crediamo lo sappia già, il leader della Lega si aspetti di tutto. Ha aiutato il compito dei nemici in toga, accettando di lasciar confezionare ai Cinquestelle la cosiddetta legge spazzacorrotti. Essa può essere utilizzata come una clava da magistrati animati da ideali immacolati, tanto poi le prove si trovano, «qualche garbuglio si troverà», come diceva don Basilio quando voleva incastrare l’ ingenuo Figaro. Dunque bada a te, Salvini: i magistrati rossi ti puntano, ti stanno intorno, ti accerchiano con le loro baleniere, pronti a fiocinarti, dopo quella bianca, tocca alla balena verde.

Hanno intorno come navigli di appoggio ideologico e propagandistico giornali di destra e di sinistra, televisioni d’ ogni genere. Gli intellettuali sguaino le loro freccette avvelenate appena intinte in un cocktail. Ti scagliano contro volumi di Sofocle e statue di Antigone. C’ è anche anche un vascello che funge da cappella, con vescovi e preti pronti a benedire l’ eventuale «malicidio» (giudiziario, s’ intende). Così san Bernardo di Chiaravalle chiamava l’ uccisione dei guerrieri saraceni e specialmente del Saladino, oggi sostituito come bersaglio perfetto, nelle prediche dei monaci più à la page, dall’ efferato Mat-al-Salvin.

Il nuovo saladino – Massì matatelo! Del resto fu Famiglia cristiana – con la copertina in funzione di bolla papale d’ anatema, con tanto di editoriale del cardinale di Agrigento – a dar forma al progetto “Vade retro Salvini!”, nuovo Satana, male assoluto personificato.

Non la chiamarono crociata e neanche processione, perché sono termini che ripugnano al sentire progressista, ma subito si formò, dietro il baldacchino, il corteo berciante. Organizzazioni umanitarie, tipo Emergency con Gino Strada, monasteri trasferiti a recitare il mattinale sulle pagine di Repubblica con fratel Enzo Bianchi e don Ciotti.

Agitando le torce per incenerire la Strega, anzi lo Stregone. Ora si aggiungono con le loro sinistre giaculatorie i magistrati chierici, vestiti di rosso, con le toghe a far da fodero alla spada fiammeggiante di San Michele Arcangelo, pronti a infilzare il Lucifero con la felpa.

Non solo, lui: puntano anche la sua masnada a trazione padana. E chi ne sostiene – come fa Libero su sicurezza e immigrazione – le politiche, con le accuse di xenofobia e razzismo. E stia attento Salvini agli amici del giaguaro che si ritrova per temporanei alleati. Stanno cercando di uccidere noi, eliminando le provvidenze per l’ editoria, togliendo aria alla nostra libertà. E dunque anche alla tua.

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